Sziget festival, un’esperienza da provare (almeno una volta nella vita)

Una volta nella vita

Sono sempre stato una di quelle persone che tra una serata al cinema ed un concerto sceglie sempre la seconda; sette anni fa, per convincermi a partire per una vacanza tra Bruxelles ed Amsterdam, si dovette tirare in ballo il Pukkelpop, un festival musicale pazzesco: partii con persone che conoscevo giusto di vista e poi negli anni sarebbero diventate quelle più strette, gli amici di una vita. Quell’esperienza, da neomaggiorenne, fu la scoperta che vi erano eventi musicali immensi rispetto a qualsiasi altro festival in Italia. Tornato a casa scattarono ricerche su ricerche per scoprire cosa il Mondo offrisse, oltre quel festival belga a cui ci andai un po’ per caso, e ci volle poco per venire a conoscenza del Sziget, ancora meno per decidere che una volta nella vita dovevo parteciparvi.

La vacanza

Queste sono state le mie prime ferie, quelle lunghe, quelle del distacco totale dal lavoro, la città, il tran tran quotidiano, e il Sziget era praticamente la scelta ovvia. Siamo partiti in due, il sottoscritto ed uno dei miei più cari amici, un ragazzo col quale credo di aver condiviso alcuni dei concerti più belli delle nostre vite e quindi: perché non armarci di tende e partire? Abbiamo comprato i biglietti a Settembre, nel Prime Day del Sziget, un’offerta di 24 ore che dà un abbonamento di una settimana incluso di campeggio libero ad un prezzo stracciato. Nel giro di 11 mesi abbiamo organizzato ogni singolo dettaglio, all’avventura sì ma con una pignoleria finalizzata a godere davvero di questa vacanza e quindi: upgrade del camping, viaggio in treno per portare l’attrezzatura, abbonamento ai mezzi, una guida di Budapest self made (che dimenticherai in tenda puntualmente) e via dicendo.

Il Sziget

Il Sziget Festival si svolge su di un’isola sul Danubio a Budapest, in Ungheria, un’area di più di due chilometri di lunghezza, una grandezza che solo dopo i primi giorni realizzi  quanto tale, quando i polpacci fanno male ma non puoi (e non vuoi) fermarti, continui a camminare ed esplorare la città Sziget. L’isola definita “delle libertà” offre, da 25 anni, alle centinaia di migliaia di spettatori, un evento che spazia dalla musica dal vivo al teatro, passando per il circo, gli artisti di strada, le mostre, le installazioni artistiche, i workshop, i corsi, le conferenze. Un programma vastissimo adatto a qualsiasi età e qualsiasi inclinazione artistica; senza dimenticare i tanti stand gastronomici che spaziano dal greco all’asiatico passando per la cucina ungherese; e se tutto ciò non bastasse? 20 , massimo 30 minuti di mezzi per essere al centro di Budapest, sul Ponte delle Catene, tra il Parlamento Ungherese ed il Palazzo Reale.

Il programma

Quest’anno era la 25° Edizione ed in quanto tale ci si aspettava una pletora di artisti di calibro immenso, invece, dal mio punto di vista, ha offerto qualcosa di interessante ma nulla di fantasmagorico. Eppure, una volta arrivato sull’isola, di quel cartellone quasi te ne dimentichi e, per assurdo, sei felice di non dover correre sempre e comunque da un palco all’altro, perché così si è finiti per apprezzare qualche gioco di fuochi in più, lo spettacolo pomeridiano delle marionette, quello spettacolo teatrale che scatta all’improvviso dal nulla mentre semplicemente vaghi.

L’ esperienza

Ogni parola sul Sziget non sarà mai come esserci, l’ho detto mentre ero lì, l’ho esclamato uscendovi con la voglia di tornarvi, lo scrivo qui; ci sono troppi istanti, momenti, ricordi, fotogrammi che restano impressi e vanno via difficilmente. Il primo che mi viene in mente è l’atmosfera, circa 200.000 persone al giorno in un clima di totale armonia, felicità, una cosa del tipo “pace e amore”; in 7 giorni, il massimo della violenza che ho visto è stato due gladiatori romani scontrarsi sotto il palco di una band folk cinese. Eh sì, l’isola delle libertà è invasa di persone che si vestono come se fosse Carnevale, non un cosplay ma divertimento da festa di paese, gruppi di amici più o meno adulti che diventano tartarughe ninja, pirati ubriaconi, power rangers, indiani, cowboy, Borat. Il clima del campeggio di 7 giorni ininterrotti consente, restando per assurdo fermi nelle tende limitrofe, di conoscere persone di ogni luogo ed ogni dove: californiani venuti appositamente per il Sziget, brasiliani, israeliane, ragazzi pugliesi trasferitisi a Bologna, un diciassettenne olandese che, se non fosse stato per i lineamenti ancora in evoluzione, gli davi almeno dieci anni in più, due ragazze campane con amici in comune.

Una volta nella vita, forse

Ciò che ho capito è che il Sziget è un’esperienza che auguro a tutti, almeno una volta nella vita. Il clima che si respira ed il programma offerto sono di una portata tale che possono travolgere e sconvolgere, non cambierà a tutti la vita ma sicuramente fa tornare presso le proprie dimore con una maggiore consapevolezza: ogni secondo delle ventiquattro ore quotidiane può essere sfruttato. E per quanto sia “banale”, i ritmi della vita sull’isola davvero ti fanno vedere ogni giorno, dell’ora e della notte, in un contesto dinamico, sempre in fermento, come quei sogni da cui non vuoi svegliarti, perdendosi nell’isola delle libertà ove i muri che in più parti si vogliono continuare ad alzare sono nella fiera della scontatezza, una stupida barriera mentale.

Da quest’Estate sono un Szitizen, cittadino dell’Isola Sziget con tanto di passaporto, ora so che per una settimana l’anno, una seconda “patria” potrà ospitarmi per entrare in un sogno. Prossima edizione: 8-15 Agosto 2018. Ci vediamo a Budapest!

di Fabio Viggiano