VIII edizione Home Festival di Treviso: tante certezze ed alcune criticità

L’Home Festival è tra le rassegne musicali più variegate e vaste che si possano trovare in Italia; da anni, in quel di Treviso, un cartellone di oltre 100 artisti riempie per 5 giornate i palchi presenti nell’ area Ex-Dogana.

Anno dopo anno, l’evento trevigiano ha raccolto sempre più proseliti, aumentando il numero degli spettatori, sponsor coinvolti e nomi di spicco nella line up; a ciò si sommi come l’organizzazione migliora puntualmente i diversi aspetti di una macchina complessa che coinvolge centinaia di lavoratori e l’intera città.

Da due edizioni è presente un’area campeggio ove alloggiare dormendo a qualche centinaio di metri dai cancelli del festival, una zona che diventa il prolungamento naturale della “casa” ove conoscere persone da tutta Italia e reincontrare amici conosciuti le edizioni precedente.

Un’area camping immersa in un clima di festa, rispetto e amicizia diffuse nell’aria e percepibili anche con lo staff presente che, tra un caffè ed un piatto di pasta, ti chiede come va o se c’è qualcosa che può essere migliorato, perché con l’edizione in corso si sta già ragionando per l’anno successivo.

L’ottava edizione ha spaziato artisticamente dai nomi internazionali alla scena musicale italiana, partiti dai Duran Duran, passando per Levante, Mannarino o Le Luci della Centrale Elettrica. Tra le tante esibizioni a cui abbiamo assistito, possiamo dire che i Duran Duran sono in formissima, abbracciano un target chiaramente maturo ma divertito ed emozionato; che dire poi dei London Grammar? Non avevo la minima idea di chi fossero, ma il trio britannico sale sul palco e suona un trip hop ambientale; quando la vocalist Hannah Reid inizia a cantare, credo che persino chi passasse fuori il main stage per caso sia rimasto stupito da una voce che lascia incantati, uno scrosciare costante d’applausi e la certezza di aver conquistato ulteriore pubblico.

Sicuramente le migliori performance sono state nella prima giornata con la combo Soulwax/Moderat, un viaggio nell’elettronica strumentale che ha smosso e fatto ballare un intero tendone; la prima band in particolare, con 3 batterie e quattro sintetizzatori analogici, è stata uno spettacolo visivo senza la necessità di ricorrere a visual od effetti. La sola presenza di una combinazione di strumenti così particolare ha reso il live un’esperienza pazzesca.

La critica maggiore che si sente nei confronti di questa rassegna è la formula “insalata mista”. D’altronde si esibisce chiunque, dai prodotti di un talent agli artisti del momento. Resto dell’idea che ognuno possa scegliere cosa ascoltare, e se ti trovi davanti lo spettacolo di J-Ax e Fedez al limite si possono rimpiangere i bei tempi degli Articolo 31, o sfidare le proprie capacità psichiche davanti al duo Marracash – Gue Pequeno, fregiandosi del minuto e mezzo di sopportazione nei confronti dei due pseudo rapper. Eppure, tutto si supera cambiando semplicemente palco o perdendosi in una delle tante aree relax messe a disposizione.

Avrei voluto raccontare dell’esibizione di Liam Gallagher, dei Justice o  dei The Wailers, ma purtroppo la seconda giornata è stata annullata a causa del violento nubifragio scatenatosi nella notte precedente; una scelta dolorosa ma necessaria per rimettere in sesto le strutture danneggiate e garantire la sicurezza del pubblico e dei lavoratori.


Tutto molto bello, davvero ben organizzato ma di certo restano alcuni punti critici. Questa edizione ha previsto l’arrivo dell’ acqua gratuita, vero, ma innanzitutto bisognava saperlo e trovare la fontana, perché al bar l’acqua restava a pagamento e se hai sete hai sete. Ma non è certo l’acqua la nota dolente. Resta un festival caro, dove una birra alla spina o in bottiglia di plastica costa comunque 6 euro, senza parlare del cibo, a prezzi ragionevoli sì ma di certo non low cost, poi certo, ingegnandosi si può risparmiare, ma puntualmente a testa almeno 20 euro vengono spesi tra bere e mangiare in una giornata di Home.

A chiudere questa edizione ci hanno pensato gli Afterhours. Sotto uno dei tendoni principali, la band sale con la scaletta del trentennale, purtroppo ridotta dato che è un festival dove tutti suonano al massimo un’ora e un quarto, ma, nonostante un po’ di disappunto espresso anche da Manuel Agnelli sul palco, non si lasciano intimidire e propongono un “Best of” che fa cantare due generazioni. Trent’anni di storia ed uno spettacolo di alto livello, sempre, brividi, qualche lacrima ed il desiderio di rivedere loro ancora su di un palco e tornare all’ Home Festival per la sua nona edizione, dal 29 Agosto al 2 Settembre 2018.

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Fabio Viggiano