“Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio

Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio, edito da Chiarelettere, è una raccolta di poesie (la prima realizzata dal poeta) scelte tra le tante della sua produzione. Il titolo è provocatorio: in un’epoca in cui il rapporto millenario dell’ uomo con la natura è seriamente compromesso, Arminio, per contro, sembra suggerirci che solo riannodando i fili ancestrali che ancora ci legano ad essa possiamo ritrovare la nostra più intima essenza. “Concedetevi una vacanza intorno ad un filo d’erba, concedetevi al silenzio, alla luce, alla muta lussuria di una rosa“.

La prima sezione ha come titolo “L’entroterra degli occhi” e rimanda a ciò che non vediamo più perché presi dalla fretta e dalle mille cose da fare: “Guarda. Il centro del mondo è nelle vie secondarie e ti aspetta dove non ti aspetti niente“. Impariamo a guardare la bellezza delle cose mute, a rallentare per raccogliere la nostra anima restituendole lo stupore di un tempo perduto; diamo valore “al silenzio, alla luce, alla bellezza e alla fragilità“.

La seconda sezione è dedicata alle poesie amorose che sono animate da una tale vibrazione sensuale da coinvolgere anche il lettore più distratto: “La punta della lingua è il primo luogo che si incontra venendo da fuori. La punta della tua lingua come la punta del giradischi sulla mia carne“. Passioni intime, ma anche passioni civili che si avvicendano, in egual misura, in tutte le liriche. Il poeta rende omaggio ai paesi spopolati dell’Irpinia del dopo terremoto, e al paesaggio che lo ha visto bambino mettendo in relazione identità, storia e memoria del territorio: “25 anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco, dei vivi ancora meno“.

I paesi sono il riflesso delle storie delle persone che li abitano: sospesi tra vecchio e nuovo che avanza, sembrano franare “come perle di argilla di una vecchia collana“. Il luogo diviene memoria da custodire, anche se si è tentati di andare via perché ostile ed inospitale. A ben vedere, questa mancanza di seduzione del paesaggio cattura non poco il poeta perché “i paesi sono al mio stesso punto, creature in bilico con il buco in mezzo“.

La parte finale del libro è dedicata agli affetti familiari ed al ruolo della poesia al tempo della rete. “La poesia è un pugno di neve in un mondo con il sale in mano“. Ma il lettore attento sa che è difficile sciogliere queste liriche nel sale della dimenticanza: dopo essersi insinuate tra i meandri della memoria, vanno ad incastonarsi, come gemme, proprio lì, in fondo al cuore.

Cedi la strada agli alberi“, come una cartina al tornasole, mette in risalto ciò che tendiamo a tenere nascosto per timore di svelare la nostra intima fragilità di essere umani. Ogni verso di una poesia è rimaneggiato con estrema cura e ne consegue uno stile essenziale, privo di virtuosismi stilistici. Ogni verso contiene molto di più della musica, dei suoni, del ritmo: è fatto di sangue, di ossa, di terra e di vento.

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Milena Del Prete