Colapesce: la recensione del nuovo album “Infedele”

Colapesce
Infedele

Un atteso ritorno, quello di Colapesce – al secolo Lorenzo Urciullo – anticipato in modo quasi inaspettato, lo scorso settembre, da due brani: Ti attraverso, uscito in occasione del compleanno del cantautore, e Totale.

Il nuovo album, dal titolo “Infedele”, è stato prodotto dall’autore in collaborazione con Jacopo Incani – noto anche come IOSONOUNCANE – e Mario Conte, una vecchia conoscenza dei tempi di “Egomostro”.

È un disco onesto, nei testi e nelle melodie, un po’ pop, un viaggio nella musica amata da Colapesce, senza alcun vincolo di genere e scarsi legami con il passato – ritroviamo quindi la passione per il jazz, il fado portoghese e il tropicalismo brasiliano, fasi di elettronica si alternano a ballate: ogni traccia è, di conseguenza, una sorpresa che trasporta l’ascoltatore lontano da quella precedente.

Le canzoni nascono da tentativi, dalla determinazione di mettersi in gioco ed esplorare nuovi orizzonti, suonando pianoforte e computer, rinunciando all’immagine dell’artista “voce e chitarra” che ben conosciamo; l’autore cede volontariamente al fascino della novità, che poi “è quello che spinge l’infedele all’infedeltà”.

Si tratta, insomma, di un album nuovo in ogni senso possibile, che proietta i fan oltre i confini del certo, del consolidato: bisogna tenere il passo.

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Eppure, è difficile giudicare questo disco al di fuori del contesto a cui appartiene; per questo i vertici del lavoro risultano ancora le ballad Ti attraverso e Totale. Oltre ad essere i pezzi con cui Colapesce ha voluto presentare il suo nuovo figlio, sono sicuramente i più magnetici della tracklist. Alla breve lista si aggiungono anche Decadenza e panna e soprattutto Sospesi, che ha un chiaro debito con la canzone italiana d’autore dello scorso secolo, oltre che con la vena poetica e realistica che abbiamo tanto amato in Restiamo in casa.

Invece, la canzone che apre il disco, Pantalica, resta in bilico tra il linguaggio antico e l’invadenza dell’elettronica: a farne le spese è purtroppo l’orecchiabilità.

Una potenziale hit è Maometto a Milano, con un testo straniante ma che resta impresso in mente ed un’atmosfera esotica; mentre Compleanno e Vasco De Gama convincono meno: al termine dell’ascolto resta qualcosa di irrisolto, una domanda a cui non si sa rispondere.

La direzione non è chiara, e per questo il messaggio non sempre arriva dove deve: però, quando ci riesce, lo fa benissimo. “Infedele” è, insomma, una scommessa, a tratti vinta e a tratti persa.

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Francesca Tummolillo