Giovanni Conelli – Di Viaggio, di Fiori e di altre Spine (recensione)

GIOVANNI CONELLI

Giovanni Conelli

Io a Napoli ci vado perché mi piace il caos organizzato ed il vociare scomposto dei posti in cui tutti sembrano conoscersi, mi piacciono i sentimenti positivi regalati e i sorrisi aperti di chi vive per strada in un luogo fatto di mare e di sole, colori e sapori.

A volte, però, con la coda dell’occhio mi sembra di notare delle ombre. Negli angoli delle chiese sconsacrate o dal balcone di un vicolo che sale sempre più su, fino ad essere inghiottito dalle mura di palazzi secolari,  in quel preciso istante, mi accorgo dell’esistenza di un’altra Napoli, quella fatta di misteri e drammi irrisolti, segreti e bugie. Dicendola alla “Stranger Things”, mi accorgo dell’esistenza di un “sottosopra”.

Elettronica, atmosfere ansiogene, una voce profonda che disegna storie con colori cupi, poesie post-atomiche. Giovanni Conelli è un cantautore napoletano che della città ha assorbito la parte più cupa e misteriosa, quella che corre veloce tra le ombre, multietnica, violenta e violentata, fatta di emozioni forti e definitive. Abile con le parole e nella costruzione di una canzone, riferimenti letterari e cinematografici, le sue canzoni potrebbero essere la colonna sonora perfetta per il nuovo film di Nicolas Winding Refn, con un Ryan Gosling monoespressivo ma efficace e potente.

Qualche dubbio lo scaturisce il cantato, statico, dove spesso Conelli tende a voler apparire forzatamente un Lindo Ferretti senza rabbia rivoluzionaria o un Waits senza sigarette, con l’utilizzo di una timbrica bassa che spesso risulta grottesca. Con “Istanbul” (guarda il video ufficiale) mi fa parzialmente cambiare idea, forse proprio perché osa leggermente, distaccandosi a tratti da quello che probabilmente ritiene una scelta di stile riuscita ma che, secondo il parere del sottoscritto, è da rivedere. “Di viaggio, di fiore e di altre spine” è un disco scritto del “sottosopra” ma in linea con i tempi, nel bene e nel male.

Quattro tracce, un EP che desta interesse e che è chiaramente la tappa di un percorso creativo e di crescita che ancora non ha raggiunto la sua meta ma che, viste le premesse, dovrà essere sicuramente un luogo ostico ma figo, perché si sa, non esiste rosa senza spine.

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Domenico Rega