IT (2017): il ritorno di Pennywise. Siete pronti a galleggiare?

IT 

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Oggi vi parlerò di IT, ma chiariamo immediatamente due prerequisiti fondamentali per poter proseguire:

Il primo, corrisponde al fatto che poche cose mi hanno terrorizzato a morte durante l’infanzia: una di esse è quel fottuto clown protagonista della miniserie televisiva in due episodi “Stephen King’s: IT”, tratta dal romanzo omonimo del re dell’horror; uscita nel 1990 negli Stati Uniti e trasmessa su Canale 5 agli albori del 1993.

Il secondo è che non ho mai avuto piena fiducia nei remake, essendo quest’ultimi, nella maggior parte dei casi, prodotti di scarsa qualità additabili come mere operazioni commerciali, fatte con il solo scopo di lucrare sulla nostalgia per ottenere facili consensi e una vagonata di dollari. Vedasi il reboot di “Venerdì 13“ del 2009, o, ancora peggio, quello di “Nightmare” del 2010, per arrivare a toccare il fondo con la duologia “Halloween: The Beginning”(2007) e “Halloween II” (2009): vere e proprie cadute di stile da parte di un mostro sacro quale Rob Zombie.

Quindi era facilmente ipotizzabile come le mie aspettative su IT fossero circoscritte in un oblio di perplessità, in cui ero consapevole che la pellicola potesse rivelarsi tanto un capolavoro quanto un flop assurdo. Il macigno da sostenere era davvero pesante. Il regista, l’argentino Andres Muschietti, doveva rielaborare un cult degli anni 90 senza scadere nell’imitazione che, se eccessiva, si tramuta in manierismo. D’altro canto, il giovane svedese Bill Skarsgard doveva confrontarsi con l’interpretazione mastodontica che Tim Curry aveva dato del personaggio di Pennywise (un po’ come avvenne con il Joker di Nicholson e quello di Ledger, tanto per rimanere in tema clown).

Ebbene, signori e signori, IT , a parere del sottoscritto, è un prodotto ben riuscito che arriva a sfiorare la perfezione. Non credo di aver visto negli ultimi anni un horror che abbia saputo darmi quell’inquietudine derivante dalla suspense mozzafiato e quella sensazione di paura in petto che solo una scena terrificante ed inaspettata può garantirti.

IT – il confronto

Per poter analizzare meglio il tutto è necessario partire da un presupposto di confronto.

L’ambientazione e il periodo storico: entrambe le versioni di IT sono ambientate a Derry, una piccola cittadina immaginaria dello stato del Maine, USA. La differenza sostanziale risiede nel fatto che, nella miniserie, l’infanzia del “club dei perdenti”, ovvero i sette ragazzini antagonisti dell’entità demoniaca, sia vissuta nel 1960, mentre nel film il calendario segna estate 1989. L’ambientazione e il periodo storico di un’America sul finire del Maccartismo vengono spostati verso un’epoca non del tutto dissimile, quella Reaganiana. I riferimenti alla cultura degli anni ’50 presenti nella vecchia versione sono molteplici; Muschietti la omaggia inserendo miriade di riferimenti agli eighties.

Il personaggio di Pennywise: Chi di noi, una volta divenuto adulto, avrebbe paura di un tizio che, vestito da pagliaccio, importuna dei pargoli andandosene in giro brandendo palloncini ed asserendo di essere un “clown danzante” ? Siamo sinceri! Al massimo chiamerebbe il 113 per segnalare un eventuale pedofilo. Il personaggio di Pennywise è stato completamente rivisitato e reso inquietante anche per una persona che abbia raggiunto la maggiore età. Dall’aspetto, meno colorato e baldanzoso e con un look decisamente retrò e richiamante i costumi dell’Inghilterra Vittoriana, sino all’atteggiamento, con l’abbandono del tetro umorismo che caratterizzava il Pennywise di Curry , eliminando così il lato comico della situazione. Volendo brevemente riassumere: si è passati da un sadico serial killer di minori, agghindato per lavorare in un circo, ad uno spettro, un’entità demoniaca, un essere che non fa parte di questo mondo e rappresenta la malvagità pura.

La maturità delle due pellicole: il principale punto di distacco tra le due opere è proprio la maturità. I ragazzini del 1960 sembrano dei personaggi di Piccoli Brividi: sono bambini ingenui con una mentalità ancora infantile, racchiusi in un mondo il cui il sesso è un affare sconosciuto. Il club dei perdenti classe 1989 , invece, ha una maggiore fedeltà al romanzo: tutti i componenti, difatti, sono evidentemente attratti da Beverly, l’unica ragazza del gruppo, ma non a livello platonico; si susseguono battute a sfondo sessuale e scene con evidenti richiami alla sfera sessuale senza alcuna limitazione. Si perde quell’atmosfera di purezza fanciullesca che costituiva un marchio di fabbrica della versione precedente, non certo dello stile di King.

L’efferatezza e la violenza: i tempi cambiano e, con essi, anche la percezione di cosa possa essere traumatizzante e cosa no. Vi siete chiesti perché in Italia IT sia stato vietato ai minori di 14 anni e negli States addirittura ai minori di 17, se non accompagnati? Recatevi in un cinema e scoprirete il perché. Dimenticate tutti i momenti in cui si faceva intendere che IT avesse commesso un assassinio e preparatevi ad assistere ad un connubio di cruento e sadico. La parola censura non è affatto consentita.

Il giudizio dell’autore: ultimo nell’elenco ma non ultimo per importanza, bisogna ricordare sempre che King non abbia espresso parole di elogio nei confronti del primo adattamento al suo capolavoro, reo di aver peccato di scarsa lealtà alla sua opera. Giudizio totalmente opposto per quanto concerne il nuovo adattamento, da come si può evincere da questa brevissima ma significativa intervista 

Insomma, siete pronti a galleggiare?

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di Francesco Forgione