Stranger Things 2: Affezionarsi alla Nostalgia (stagione completa)

STRANGER THINGS 2

AFFEZIONARSI ALLA NOSTALGIA

Gli amici non mentono: è questa la regola più importante intorno a cui si svolge tutta l’avventura dei ragazzi di Hawkins, e sembra essere anche la regola che si sono dati i fratelli Duffer durante la realizzazione della prima stagione di Stranger Things. Regola che non viene rispettata nella seconda stagione, cosicché  si creano liti tra due dei “personaggi inseparabili”.

Stranger Things è diventata una serie tv cult, inserita in quel filone di grande citazione degli anni ’80. Non essendo originaria di quell’epoca, ovviamente, si rifà a tutto il panorama di sit-com, thriller e fantascienza di quegli anni. Viene infatti tutto buttato in un grande calderone che ne costruiscono i numerosi intenti e filoni narrativi. La seconda stagione, però, allineandosi con la prima non riesce del tutto a portare il risultato “a casa”.

Stranger Things è una serie che non ingrana, se non dalla quinta puntata, dove il livello di ansia si mantiene costantemente sotto la soglia minima. Complici anche tutte le sottotrame  che la compongono – dalla love story, al fantasy, allo sci-fi -, non sempre ben amalgamate, l’interesse nei confronti dei personaggi stenta a decollare e ciò rallenta il ritmo di una serie tv già tendenzialmente lenta.

Stranger Things : La trama

Un anno è trascorso a Hawkins: la vicenda si svolge nella settimana di Halloween, come nella realtà di chi guarda  la serie contestualmente su Netflix.Tutto è sereno, forse anche troppo, la vita scorre normalmente. Si cercano di eliminare le ultime tracce dei traumi causati dal Sottosopra, anche se, questo, risulta difficile.

Soprattutto a Will che, a causa della sua permanenza prolungata dall’altra parte, è stato contaminato ed ha delle visioni via via più frequenti. Queste sembrano “giustificate” dal terapeuta tenendo conto dell’anniversario degli accadimenti, analogamente a ciò che si verifica ad un soldato di ritorno dalla guerra.

Nancy, che è ancora turbata dalla morte di Barb, non ha perso il desiderio di far punire i responsabili. Quella che sembra aver trovato  maggior serenità e gioca alla “famiglia felice” è Joyce, che ha visto in Bob Newby un nuovo compagno.

Chi invece manca a tutti, ed in particolar modo a Mike, è Undici, scomparsa dopo essersi sacrificata per porre fine alla cattiveria del Domogorgone. Oltre al simpatico Bob, si vedono altre facce nuove a Hawkins. Una nuova studentessa maschiaccio porterà scompiglio nel quartetto dei protagonisti, ed un bullo dal look improponibile agiterà gli equilibri già precari a scuola.

I problemi amorosi, i bulli e i record ai videogame sono però il male minore. Un’entità mostruosa sta infettando il mondo come lo conosciamo e a causa del legame con Will si sta dirigendo proprio verso di lui. Riusciranno i nostri eroi a salvarsi anche questa volta?

Stranger Things – Il commento

Stranger Things, dunque, non è tutto rose e fiori, specie nello svolgimento. Indubbiamente, un plauso va fatto a tutto il cast: sia i volti noti che i nuovi risultano convincenti nel proprio ruolo.  Sommando questo fattore ad una fotografia eccezionale, a colonne sonore magistrali unite ad effetti speciali ben realizzati,  possiamo salvare in extremis una stagione che altrimenti sarebbe risultata insipida.

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. E nelle ultime puntate, ricordandoci perchè Stranger Things ci era piaciuta tanto, entriamo in modalità “che succede dopo?”. Nel finale, dopo il cessato pericolo, l’amarcord del tempo delle mele serve da trampolino per quello che poi sarà il collegamento con l’eventuale terza stagione.

Stranger Things – Cose da nerd

Intuizioni per i palati più “nerd” sono disseminati lungo la serie: ad esempio, per sconfiggere il cattivo, i piccoli eroi prendono spunto da un manuale di Dungeons & Dragons, gioco che accompagna i protagonisti fin dalle prime puntate della scorsa stagione. Inoltre, menzione speciale a tre personaggi:

  • Il nuovo arrivato Bob, che saprà entrare nei nostri cuori come solo Sean Astin (I Goonies, Il Signore degli anelli) sa fare.
  • Il Capo Hopper che ha un evoluzione emotiva notevole, riscopre e trasmette una miriade di emozioni in modo molto intenso, mostrandosi capace di una tenerezza e di uno struggimento interiore di cui quasi non lo si riteneva capace.
  • La piccola Undici, che ritorna con un nuovo look più “cool”, è enormemente incisiva: con poche apparizioni all’inizio, per maggiore presenza sullo schermo dopo, il personaggio riesce nel difficile compito di fare da legante nella maggior parte delle trame, che altrimenti risulterebbero frammentate.

Il mondo di Stranger Things è quasi maniacale nei dettagli ed io sto scrivendo dopo aver visto la seconda stagione in meno di 24 ore, facendo solo una pausa per qualche ora di sonno. Un turbinio di idee, domande e voglia di approfondire. Saziata in parte la sete di sapere, scorrono nella mente diverse domande: “perché fareè necessario?“, “ho idee innovative?”, “qualcosa da raccontare?“, “ho lasciato qualcosa in sospeso?“, “vado a migliorare quanto già fatto o potrei danneggiarlo?“. Ma l’ultima, grande domanda è stata: “come faccio a realizzare bene l’idea che ho?“.

Dopo la prima stagione, le domande erano altre: “finirà mai il sottosopra?“, “riusciranno a vivere in pace?“. Da fan e da spettatore, però, non sentivo la necessità che mi venisse tutto raccontato. E le nuove domande, probabilmente, non se le son poste i creatori della serie.

L’errore principale della seconda stagione di Stranger Things è che, probabilmente, risulta a tratti banale, superflua e anche poco fedele alle promesse che l’hanno preceduta. Non si avvicina ai livelli di pathos della prima e corre il rischio, addirittura, di sminuire quest’ultima. Forse, complice è stato un calcolo errato dei tempi: una serie tv, con un numero così esiguo di puntate, non può e non deve avere tempi morti.

Il vantaggio dei fratelli Duffer era quello di aver creato un prodotto al di sopra di ogni aspettativa. Non lo si aspettava, ed è arrivato come un fulmine a ciel sereno, con una grande conquista: erano liberi di fare quello che volevano, anche di non fare nulla.

La visione comunque risulta godibile e ad ogni modo siamo enormemente affezionati ai personaggi. Per quanto siamo semplicemente sul divano o sul letto con gli occhi incollati allo schermo, ci sembra, comunque, di fare un viaggio per ritornare dai nostri amici di cui sentiamo la mancanza.

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Giuseppe Caturano