Bruno Menna : Il dono della libertà – Storia e storie di prigionieri

Il dono della libertà

Storia e storie di prigionieri

Bruno Menna

Aesse Grafica, 2017

Il dono della libertà di Bruno Menna è il racconto degli internati e dei reduci, del loro calvario, delle loro speranze, del loro tormentato tragitto verso la normalità. È la trama di vite in una fase terrificante della storia italiana, in un Dopoguerra per tanti e troppi versi divisivo e lacerante, in un Paese intento, tra macerie e miserie, a scontare prima l’Armistizio, poi la penitenza internazionale; infine, a coniugare ricostruzione materiale e morale. E in cui, in attesa del boom economico, che avrebbe pianificato desideri e bisogni, era fortissimo il rischio di lasciare indietro chi, dopo la segregazione e l’agognato ritorno nella Patria liberata, si ritrovava costretto a muoversi tra burocrazia e pietismo, difficoltà e affanni, diffidenze e ostracismi per “rientrare” a pieno titolo nei ranghi della vita civile e sociale, per ri-trovare lavoro e casa, per riguadagnare amicizie e affetti, per ritagliarsi aspettative e futuro, per essere risorsa e non gravame letargico della sconfitta bellica.

Il dono della libertà”, ambientato in gran parte a Benevento, citando fatti e personaggi realmente accaduti ed esistiti, si basa su testimonianze dirette o ricavate da testi di memorialistica, da cui sgorgano lettere, ricordi e scritti dalla tessitura accorata, palpitante, immersiva ma mai rassegnata. La bibliografia comprende, inoltre, giornali dell’epoca e provvedimenti governativi, in particolare dal 1943 al 1948, dall’8 settembre alle prime elezioni dell’Italia repubblicana.

Centrale è la relazione del ministro Facchinetti che, nella primavera del 1947, scoperchiò il vaso di Pandora, ruppe la congiura del silenzio e disvelò l’impressionante numero di un milione e trecentocinquantamila prigionieri (all’epoca, in grandissima parte rientrati in Italia), senza tener conto di chi non aveva più dato notizie di sé, di coloro che erano stati falcidiati da malattie e brutalità e di quanti si erano avventurati da soli per l’Europa ridotta in rovine.

Bruno Menna si sofferma anche sul ruolo dell’associazionismo combattentistico e del volontariato laico e cattolico per l’attività di primo sostegno (dalla ricerca dei dispersi ai treni speciali; dall’assistenza a vedove e orfani al “soccorso giornaliero” alle famiglie; dall’allestimento dei centri di assistenza nei porti e nelle stazioni al ricovero nei convalescenziari; dai pacchi-viveri al vestiario per gli indigenti; dal riconoscimento delle patologie contratte all’assegnazione degli indennizzi) e, in seguito, per la sacrosanta riaffermazione e il pieno rispetto dei diritti dei provenienti dai campi di prigionia.

Il lessico scelto è moderno, attuale, “social”, al fine di avvicinare i millennial alla conoscenza di un vissuto che, pur studiato in uno con le tragedie bibliche del Novecento, risulta troppo spesso oscurato e rimanda, per certi versi, alla “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo e al dissacrante “Tutti a casa” di Luigi Comencini, con Alberto Sordi. 

Leggendo il libro di Bruno Menna non si può non pensare alla terribile realtà dei nostri giorni, quella dei rifugiati, dei richiedenti asilo, di uomini, donne e bambine in fuga da conflitti, bombardamenti e povertà, in cerca del dono della libertà. Il dono che bramavano i soldati dopo la deportazione, la fine della ostilità e la pur tumultuosa certezza di poter riabbracciare confini e sponde d’Italia.

Un caffè con l’autore Bruno Menna

Com’è nata l’idea del libro?

Dalla” necessità” di recuperare e far emergere una storia familiare che, tuttavia, ha interessato un milione e mezzo di soldati italiani. E di cui i libri di testo non parlano quasi mai.

Il pubblico di Scè è in prevalenza formato da giovani che amano interessarsi di concerti, spettacoli ed eventi culturali. Perché credi debbano leggere il tuo libro?

Perché ritroverebbero le vicende del loro paese e dei loro nonni. E arricchirebbero, ancor di più la conoscenza del novecento. Insegnare (inseguire) la Storia significa insegnare (inseguire) la libertà.

Hai in serbo novità editoriali per l’anno che verrà?

Ho qualche idea. Ci sto lavorando. Probabilmente tornerò alle novelle, alla lettura spensierata.

Nella stesura di un libro quanto conta l’ immaginazione?

Ti rispondo con una riflessione di Gilbert Sinoué: Esiste una forza più grande dell’ immaginazione?Essa provoca le rivoluzioni, feconda l’ amore, apre le porte che si credevano sigillate.

Descriviti con tre aggettivi

Meticoloso, testardo, sognatore.

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Milena Del Prete

Bruno Menna : Il dono della libertà – Storia e storie di prigionieri ultima modifica: 2017-11-20T13:36:33+00:00 da Milena Del Prete