Intervista ai Denial, band capitolina dalla sonorità british

Intervista ai Denial

I Denial sono una band romana dalle sonorità tipicamente british. Nasce dal desiderio di  Paolo, Max e Sandro, di dominare il palco mettendo in mostra la propria personalità. I Denial sono un ottimo connubio tra passato e presente, tra il britpop anni ’90 e l’alternative rock che conosciamo.

Noi di Scé li abbiamo incontrati nel loro studio di registrazione per conoscerli meglio e scambiare quattro chiacchiere.

 

  • Ciao, Ragazzi! Raccontateci di voi. Chi siete e Come è nato questo progetto

Paolo(voce & songwriter) : Siamo i Denial. Siamo nati un anno e mezzo fa proprio in questo studio. Eravamo in tre (io, Max e Sandro). In “Different Ways”, il nostro album d’esordio, ci sono pezzi che io avevo iniziato a scrivere già nel 2009 e poi li abbiamo riarrangiati insieme. Per portare live il nostro progetto abbiamo avuto l’esigenza di mettere dentro due persone nuove: Daniele e Simone. Tutti e cinque stiamo lavorando al nuovo album e nel frattempo, da circa un anno, portiamo in giro “Different Ways”.

  • È stato difficile per i nuovi arrivati entrare in un progetto già avviato?

Daniele (bassista): In ambito professionale capitano spesso sostituzioni nelle band. È stato un giro di conoscenze causa lavoro, sostanzialmente. L’anno scorso, in questo modo, incontrai Sandro (il chitarrista), che mi fece ascoltare il disco, e subito mi innamorai del progetto, sperando di poterne far parte.

  • La scelta del nome Denial da dove deriva?

Max (batterista): Il nome è stato una mia idea. Per diverso tempo abbiamo cercato un nome che ci rappresentasse. Tra le varie proposte c’era appunto questo termine, per due motivi: il primo riguarda il suono stesso della parola, il secondo invece si riferisce al significato.”Denial” sta a significare una non accettazione, una negazione, un rifiuto, tenendo però sempre una valvola di uscita. Questo aspetto ha convinto tutti all’epoca ed è diventato il nostro nome.

Paolo: È una non accettazione, per cercare un’altra via, come anche “Different Ways”. Ci sono tante cose che non ci piacciono, come nello Showbiz musicale odierno, e l’unica via che ci è sembrata giusta per noi è stata mettere su una band vecchio stile.

  • Un’altra strada anche per la scelta di cantare in inglese, anziché in italiano. Per quale motivo?

Paolo: Non è stata una scelta a tavolino. I pezzi erano già stati pensati per una lingua che non fosse la nostra. Probabilmente perché gli ascolti, soprattutto per quanto mi riguarda, sono al 90% d’oltremanica. In italiano non è impossibile, ma è più difficile impostare questo tipo di sonorità.

Max: C’è una sorta di missione nel voler proporre un lavoro “italiano”, ma internazionale. Poi, diciamocela tutta, il nostro paese è retrogrado al riguardo. Nel resto del mondo vengono fuori tante band che cantano comunque in inglese. In Italia, invece, siamo vincolati. Va smantellato questo cliché, bisogna affrontarlo. C’è una barriera che va abbattuta.

  • Quali sono i vostri pezzi preferiti dell’album?

Max: A parte “Strong Love”, che abbiamo scelto come pezzo d’esordio, non me la sento di dare altri titoli. È un album molto omogeneo.

Paolo: Quando scrivi un pezzo, è un po’ come un figlio, è impossibile scegliere. Uno dei miei preferiti è “Lost Dreamer”, che più mi rappresenta per il testo, e “Sinking Proud”, che è il pezzo più psichedelico. Penso siano le due anime del disco.

Daniele: Do conferma a ciò che ha detto Max, è un lavoro molto professionale. Se proprio dovessi scegliere, opterei per “No More Lost”, perché ha un’ambientazione molto introspettiva e varia.

  • Una delle band che vi ha portato qui sono sicuramente gli Oasis. In questo periodo è uscito il primo album di Liam da solista, e tra meno di un mese il terzo dei Noel Gallagher‘s High Flying Birds. Che ne pensate? Liam o Noel?

Paolo: Per avere un giudizio completo bisogna aspettare il disco di Noel, forse. Mi piace da ascoltatore più Noel, ma l’album di Liam mi ha sorpreso moltissimo. È difficile scegliere, il cuore dice Liam, la testa  Noel.

Max: Sicuramente l’ultimo lavoro di Liam è interessante. Fino a qualche tempo fa l’ho sempre visto “sulla scia del lavoro fatto”, sulla base dei testi scritti da Noel. A Roma direbbero che a fare questo “so boni tutti”. Effettivamente questo lavoro ha qualcosa in più. A prescindere da ciò è difficile scegliere, Noel è un genio del songwriting e Liam è un personaggio da palcoscenico. Direi Noel, ma è solo un mio gusto.

  • Tutte le band hanno un posto dei sogni in cui suonare. Qual è la vostra Knebworth?

Max: Colle Oppio! (risata generale ndr)

Paolo: Partiamo dal concreto, tra una settimana, il 15 novembre, abbiamo una data all’Hard Rock di Firenze. Non avendo nessuno che ci spinga è una grande soddisfazione. Un sogno da realizzare sarebbe sicuramente l’Atlantico qui a Roma.

  • At least but not last, quali sono le prossime date dei Denial?

Max: il 24 novembre siamo al “Ciclone Café”, vicino Verona,il 25 al circolo Arci di Bolzano e poi ritorniamo in patria per una data al Contestaccio, il 7 dicembre. In più siamo in semifinale al Tour Music Fest. Parallelamente prepariamo il secondo album.

Noi staremo a vedere e vi auguriamo tutto il meglio!

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Assunta Urbano