Jim & Andy – The Great Beyond: l’attore a la destrutturazione dell’identità

Jim & Andy –  The Great Beyond

Jim & Andy

A caldo, caldissimo, Jim & Andy, documentario con Jim Carrey, uscito direttamente per la piattaforma Netflix il 17 novembre, ha dentro di sé un fluido di assoluta geniale follia umana.

Ma, come al solito, bisogna fare delle premesse.

La prima: il film è, in parte, un resoconto del dietro le quinte dell’intenso biopic del 1999 sul celebre comico statunitense Andy Kaufman, “Man On The Moon” con lo stesso Carrey, per la regia di Milos Forman.

La seconda: Andy Kaufman non amava definirsi comico, ma “a song and dance man” e già questo aiuterebbe a collocarlo, o meglio, a NON collocarlo in nessuna categoria preesistente di showman. “Per Andy Kaufman era più importante confondere il pubblico che farlo ridere.” La comicità di Kaufman è stata audace, sfrontata, pioneristica, sempre al limite. Ha cercato costantemente di sfondare la parete della realtà portando dentro di essa la finzione perenne delle sue messe in scene. Per capire un poco il personaggio: quando nel 1984 egli morì tutti i suoi fan pensarono che si trattasse di una delle sue inafferrabili burle.

La terza: Jim Carrey ha passato l’infanzia venerando letteralmente Kaufman, cosa che ha portato il proprio stile comico a risentirne visceralmente (tanto che, per intenderci, alcuni critici negli anni ’80 azzardarono l’ipotesi che Carrey fosse in realtà lo stesso Kaufman).

La quarta: per avere una lettura critica di Jim & Andy bisogna sapere che Carrey negli ultimi anni sta attraversando un periodo della propria esistenza che in filosofia potrebbe essere definito “esistenzialista”: da una delle sue ultime interviste: “Come attore, tu interpreti dei personaggi, e se approfondisci questi personaggi, ti rendi conto di quanto sia piccola la tua stessa personalità. Hai improvvisamente questa separazione e ti chiedi, ‘Chi è Jim Carrey? Oh, in verità non esiste’. Appare solamente una relativa manifestazione di coscienza, ma in verità non esiste. Nessuna di quelle cose, se le approfondisci, esiste davvero“.

Ecco, tutto questo per evidenziare come fossero già preesistenti tutti gli elementi affinchè Jim & Andy potesse essere un’interessantissima introspezione dell’uomo Carrey/Kaufman, ma anche un’analisi profonda sul mestiere e il destino dell’attore in senso più ampio.

Jim & Andy

Nel 1999, durante le riprese di Man on the moon, fu girata una serie di video di backstage che sono confluite in questo documentario e che, tramite anche una lunga intervista a Jim Carrey, mettono in mostra un metodo attoriale “stanislavskiano” portato alle estreme conseguenze in un tortuoso e pericoloso percorso, interpretativo e personale, che lo stesso Carrey affrontò per approcciarsi al ruolo di Kaufman.

Carrey, 18 anni fa, alla ricerca della migliore immedesimazione possibile, trascorse l’intero periodo delle riprese (24 ore su 24, 7 giorni su 7 per la durata di alcuni mesi) rimanendo costantemente nel personaggio che interpretava: decise che in quei mesi sarebbe stato Andy e come tale si comportò sempre.

Quando crei te stesso, per farcela, o lasci perdere la creazione, e corri il rischio di essere amato o odiato per ciò che sei veramente o devi uccidere chi sei veramente e finire nella tomba aggrappandoti a un personaggio che non sei mai stato!”

Furono mesi complessi durante i quali Jim/Andy, cercando quell’esasperazione dell’esperienza comica propria di Kaufman, rovistò dentro di sé il limite oltre il quale non sarebbe stato più Jim, oltre il quale la propria identità si sarebbe smaterializzata a favore del personaggio.

Sul set di Man on the moon Carrey, tramite continue provocazioni e pesanti ubriacature, fece di tutto per estrarre e riportare alla luce l’istrionica, surreale e strabordante comicità di Kaufman facendo così impazzire il regista e l’intera troupe. La cosa, oltre a causare notevoli quantità di stress sul set, convinse la Universal a seppellire quei video di backstage per evitare che il pubblico potesse mutare in antipatia l’amore che provava per la sua esuberanza.

Tutto il documentario parla di Carrey e di Kaufman e di tutti i suoi alter-ego, ma il fulcro centrale parte da un’analisi genuina e irrequieta sulla recitazione stessa, fino ad arrivare al concetto di persona come “accumulo di personalità”, come una lunga sfilza di maschere pirandelliane, di identità diverse di cui di volta in volta facciamo uso per nascondere il nostro vero Io.

Noi non siamo niente, non esistiamo, non siamo altro che concetti astratti. Siamo solo sovrastrutture di infinite serie di casualità che ci hanno portato a “essere” in un determinato modo, in un determinato spazio, in un determinato momento.

Jim & Andy

Non sapevo più chi fossi alla fine del film. […] Non ricordavo come fossi fatto. improvvisamente ero infelice e ho capito di essere di nuovo in balia dei miei problemi. Avevo di nuovo il cuore a pezzi. E improvvisamente mi sono detto: ‘Stavi così bene nei panni di Andy. Perché ti eri liberato da te stesso. Ti eri preso una vacanza da Jim Carrey. Hai varcato la porta senza sapere cosa ci fosse dall’altra parte, quando dall’altra parte c’era tutto’. Tutto.”

.

Vincenzo De Matteo