La Scoperta (The Discovery): le prove di una vita dopo la morte

La scoperta: le prove di una vita dopo la morte

La Scoperta è un film uscito direttamente per la piattaforma Netflix nel 2017 che può essere inserito nel filone fantascientifico, nonostante non disdegni una buona dose di sentimentalismo. Il film, diretto da Charlie McDowell, con Robert Redford, Jason Segel e Rooney Mara, sfrutta la tendenza cinematografica a utilizzare la fantascienza come riflessione, tramite ipotetiche e possibili scoperte scientifiche, sulla condizione esistenziale dell’essere umano. La scoperta utilizza apparecchiature e tende a riflessioni futuristiche che, però, riescono a virare il discorso verso uno concretamente esistenzialista.

La premessa narrativa è tanto semplice quanto dalle potenzialità pressoché infinite: un celebre scienziato (Robert Redford) riesce a trovare le prove scientifiche per l’esistenza di una vita dopo la morte, di un aldilà in cui non si scompare nel nulla, ma dove continua a esistere la nostra essenza in un modo o nell’altro.

Le prove sono schiaccianti.” “Le prove non dovrebbero essere schiaccianti, ma definitive.”

Quella che sembra essere una scoperta (da cui il titolo) rivoluzionaria per una migliore percezione della vita sembra portare a un’unica logica conseguenza: il suicidio.

La scoperta

La scoperta di un aldilà comprovato conduce tutte quelle persone (e sono milioni), che per un motivo o per un altro sono insoddisfatte della propria esistenza, a credere di avere finalmente una seconda e plausibile possibilità.

La morte era qualcosa che dovevamo accettare mentre ora è un modo conveniente per sfuggire al dolore.

L’orizzonte narrativo dalle complesse tematiche “religiose” prosegue poi verso un binario che conduce essenzialmente verso dinamiche personali e sentimentali di un anonimo protagonista (Jason Segel), scettico nei confronti della scoperta – non tanto sulla sua effettiva validità, quanto sulle ripercussioni che tutti credono abbia.

Siamo un mucchio di gente che corre in tondo a fare gli stessi errori in continuazione e non so perché pensiamo che sarà diverso da qualche altra parte, a meno che non impariamo la nostra lezione qui.

Il rapporto tra il protagonista e la bella ragazza di turno (Rooney Mara) assume contorni ovattati e riflessivi e, come poi si vedrà verso la fine, connotazioni che lo accostano molto a film come Eternal sunshine of the spotless mind, senza avere però un’analisi altrettanto approfondita e chiarificatrice.

La narrazione, dopo una sorta di “indagine investigativa” sull’evoluzione de La Scoperta, va a finire in un confusionario finale che mischia dramma psicologico con l’esistenza di universi paralleli, e risulta essere di difficile comprensione per lo spettatore che si ritrova smarrito quando tutta la storia viene, in qualche modo, ribaltata dalla complessità dell’intreccio.

È un po’ come se tutto il discorso di una vita dopo la morte, di una seconda possibilità fosse stata solo un pretesto per raccontare una storia d’amore: Eros e Thanatos, perché in fondo la pulsione alla vita e la pulsione alla morte, per quanto ci convinciamo del contrario, sono parte di un unico, atavico e indistricabile discorso.

.

.

Vincenzo De Matteo