L’altro volto della speranza, il nuovo film del maestro Aki Karusimaki

L’altro volto della speranza

 la fiaba dolorosa di Aki Kaurismaki

A sei anni di distanza dal bellissimo Miracolo a Le Havre, il maestro finlandese Aki Karusimaki torna sugli schermi – e recentemente in dvd – col suo nuovo film L’altro volto della speranza, premiato con l’Orso d’argento per la miglior regia all’ultima Berlinale, in una Germania alle prese con l’arrivo in massa dei profughi siriani, in fuga dal regime di al-Assad

L’altro volto della speranza

L’altro volto della speranza – Il film

La vicenda, come spesso accade nei suoi film, è esemplare: un commerciante di camicie, particolarmente infelice, lascia la moglie – senza dire niente, soltanto lasciandole la fede sul tavolo, che lei prontamente raccoglie e getta nel posacenere, restando assorta a fumare – e, in una funambolica partita di poker, vince una somma che gli permette di rilevare un vecchio ristorante in fallimento. “La gente beve sempre quando le cose vanno male: è un buon business”, gli viene suggerito. Un piccolo microcosmo malinconico, dove i clienti consumano sardine e birra, ascoltando vecchie canzoni al jukebox, e dove i camerieri cercano di sopravvivere come possono, dando anche rifugio a un cane abbandonato, accucciato in un angolo della cucina.

Qui avviene l’incontro con Khaled, siriano richiedente asilo (negato), in fuga dalla polizia e dal suo paese in guerra: sua sorella è ad Helsinki da qualche parte, e lui vorrebbe ritrovarla dopo averne perso le tracce nell’esilio.

L’altro volto della speranza

L’altro volto della speranza – Il commento

Con lo sguardo fiabesco e lieve che lo contraddistingue, Kaurismaki decide questa volta di raccontare una storia particolarmente legata all’urgenza dell’attualità. Normalmente, si muovono personaggi, nei suoi film, che sono come fantasmi leggeri, segni di un’umanità sempre più assopita, placida, che ritrova se stessa tra le pieghe di un mondo alienato. In questo caso, però, il personaggio principale, Khaled, è quasi un’eccezione: il suo racconto della guerra in Siria è preciso, dettagliato. Siamo lontani dallo spaesamento piccolo borghese dell’uomo occidentale: il suo dramma è quello di una nazione intera che cerca rifugio nella più ricca Europa – trovando però, dall’altra parte, soltanto un apparato burocratico di codici e formule vuote. In questa nuova ricognizione, Kaurismaki orienta la sua tipica melancolia degli sconfitti verso una desolazione più vasta, a volte più pesante e polverosa. Una concretezza quasi inedita: immagini dei telegiornali, della guerra; di un oriente in fiamme, che arriva a scaldare anche la lontana Finlandia.

L’altro volto della speranza

L’altro volto della speranza – Il commento

Non ritroviamo più – come nel precedente caso di Le Havre – un commissario che, alla fine, cede al suo dovere per solidarietà umana; stavolta sono i nazionalisti di destra a perseguitare il protagonista, l’ipocrisia dei cavilli della legge. Un meccanismo implacabile che punta alla conservazione dell’ordine, e che produce un’inevitabile sterilità esistenziale. La fiaba è un modello narrativo che, più dolorosamente del solito, tiene insieme contraddizioni e verità. Si ride, come spesso accade nei film di Kaurismaki, ma amaramente, e con un’avvilita stanchezza per un mondo incapace di ritrovare vitalità.

L’altro volto della speranza – Il commento

Lentamente, anche in questo piccolo mondo stilizzato – dove ritroviamo le atmosfere che caratterizzano da sempre il cinema di Kaurismaki (il mélange di epoche, una vecchia macchina da scrivere accanto al poster di Jimi Hendrix; ballate rock stravaganti e quasi fuori tempo; le stanze rosse, azzurre, blu; minimali e quasi spoglie; sguardi assorti e sospesi) – anche in questo mondo così leggero, in fondo, scopriamo che l’umanità non è qualcosa che si dà per scontato, certamente non una condizione naturale dell’uomo contemporaneo. È qualcosa, invece, che trova ostacoli, viene contraddetta, emerge in piccole sequenze, nei volti di uomini a una sola dimensione, in gesti di solidarietà gratuiti: prende il nome di speranza.

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Federico Francioni