Marilyn Manson – Heaven Upside Down (2017): il ritorno del Reverendo

Marilyn Manson

Heaven Upside Down(2017)

L’ultima volta che avevo sentito parlare di Marilyn Manson è stato in Estate. La solita e ormai trita e ritrita battaglia dei cavalieri della morale cattolica affinché un servo di Satana non si esibisse in quel di Villafranca (Verona) in data 26 Luglio. Com’era prevedibile, le petizioni per sabotare l’evento son divenute in poco tempo carta straccia ed il concerto si è tenuto regolarmente. I signorotti amici del buon Gesù saranno a conoscenza del fatto che esiste qualcosa di terribilmente più blasfemo di uno show di Marilyn Manson? Che ne so, ad esempio un concerto di un gruppo black metal?! Credo proprio di no, visto e considerato che una rivelazione del genere porterebbe ad un suicidi o di massa, a parere del sottoscritto.

Ok, mi piace divagare. Ma mi è impossibile non farlo nel momento in cui sono costretto a leggere dell’esistenza (purtroppo) di un’Inquisizione moderna e rivisitata. Torniamo all’argomento principe. Colui che vi scrive non è mai stato un grande fan del Reverendo; essendo old school dal profondo dell’anima, vedevo Marilyn Manson solo come un’imitazione poco riuscita ad Alice Cooper con tanto di suoni moderni e a tratti sperimentali, null’altro. La condizione esistenziale di aver raggiunto il successo mondiale nell’industria musicale grazie ad un cover (Sweet Dreams, che spero tutti voi conosciate) di certo non era d’aiuto.

Nonostante ciò, grazie all’effetto magico del tempo che cura ogni pregiudizio e lenisce ogni intransigenza, ho iniziato a dargli un orecchio, spassionatamente. Ho trovato cose che sapessero darmi un’emozione come Running To The Edge Of The World o delle tamarrate come piacciono a me in stile ArmaFuckingGeddon. Insomma, non era tutto da buttare, alla fine. Una linea di confine che ondeggiava perennemente, talvolta verso l’estetismo della rockstar maledetta, talvolta verso sonorità industrial metal di maggiore pesantezza ed impatto. Fino ad arrivare ad oggi, dove mi ritrovo a recensire la sua decima fatica discografica, Heaven Upside Down, uscito il 6 Ottobre per la Caroline, sotto-marchio della Universal, e contenente 10 tracce per un running time superiore ai ¾ d’ora.

Un parlato e un riff di sottofondo danno inizio alla musica: Revelation #12. Un pezzo sin troppo orecchiabile che tutto sommato svolge bene il suo ruolo di apripista. Il grido “You’re fucking welcome” sul finire della canzone dà il benvenuto al secondo brano, “Tattooed In Reverse”, un alternative rock pregno di elettronica. Si passa a “WHE KNOW WHERE YOU FUCKING LIVE” primo singolo dell’album ; suore colpevoli d’aver peccato di lussuria ci accompagnano in un dissacrante ritorno verso l’ industrial metal dei tempi d’oro (in seguito capirete perché “dissacrante”). Intanto, la voce soffusa di Marilyn Manson fa da intro a “SAY10”, in un violento crescendo in cui il gioco di parole tra “Say ten” e ”Satan” del ritornello è, ahimè, di una banalità unica. “KILL4ME” forse è anche peggio, un pezzo tendente al pop in cui se Manson si fosse impegnato per la composizione quanto per la produzione del video ufficiale  (che vede la partecipazione straordinaria di Johnny Depp) ne sarebbe uscito fuori un pezzo quantomeno decente. La successiva “Saturnalia”, di ben 8 minuti, grazie alla chitarra graffiante e distorta attrae decisamente la mia attenzione (finalmente, direi). “JE$U$ CRI$I$” rispetto alle canzoni precedenti presenta una maggiore tendenza alla violenza, consistente nelle urla reiterate di Manson a metà del pezzo. Sopraggiunge la ballad: “Blood Honey”; nulla di impressionante, forse un omaggio agli anni 80? Era ora d’altronde che le mie orecchie udissero un assolo. La semi-acustica e successiva title-track è uno dei punti più alti dell’album. “Threats Of Romance” , blueseggiante e romantica, è il tentativo finale di far recuperare punti ad un disco che al sottoscritto non ha convinto quasi per nulla.

Quindi, in conclusione, ritengo che il signor Brian Hugh Warner sia un gran paraculo. Ha imparato bene il mestiere della rockstar in declino: aggrapparsi alla nostalgia dei fan per non affondare, ma, al contempo, modernizzare il sound e renderlo maggiormente orecchiabile e “fruibile” a tutti. Heaven Upside Down è un volgare tentativo di rievocare le atmosfere dei primi lavori (pensavate che non avessi approfondito la trilogia”Antichrist Superstar/Mechanical Animals/Holy Wood”, vero? Ebbene, vi ho fregati!) e, grazie ad esse, di vendere il maggior numero di copie possibili. Non c’è spontaneità, è tutto artificiale: sembra quasi un album costruito a tavolino per sodomizzare chi voleva ad ogni costo un ritorno ai gloriosi tempi passati. Peccato che Marilyn Manson abbia commesso l’errore di risultare autoreferenziale allo sfinimento e di abbondare con l’auto-citazionismo (basta leggere i testi per accorgersene). Io nel tranello non ci sono caduto e non sono intento ad assegnare un voto che vada oltre la mediocrità – rappresentata da un 5 – per un disco del genere, e voi?

Intanto che riflettete sul dubbio amletico che vi ho posto, vi lascio con quest’interessante testimonianza sui cambiamenti di stile di (quello che era) l’Antichrist superstar. 

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Francesco Forgione

Marilyn Manson – Heaven Upside Down (2017): il ritorno del Reverendo ultima modifica: 2017-11-21T13:58:05+00:00 da Francesco Forgione