Thor: Ragnarok , il Dio del tuono questa volta non spacca

THOR: RAGNAROK

Correva l’anno 1962 quando, tra le pagine dell’antologia Journey into a mystery, Stan Lee e Jack Kirby pubblicavano la prima storia del Dio del Tuono Thor. La fortuna del personaggio Marvel non si è arrestata da allora, e torna sui grandi schermi con il terzo capitolo della saga: Thor: Ragnarok. Dopo Thor del 2011, diretto da Kenneth Branagh, e Thor: The Dark World, diretto da Alan Taylor, anche il Dio del Tuono, come Iron Man e Capitan America, completa la sua personale trilogia con al timone il regista Taika Waititi, al suo esordio nell’universo cinematografico dedicato agli eroi della Marvel.

Thor: Ragnarock 

In Thor: Ragnarock ripartiamo precisamente dal punto in cui ci eravamo lasciati con Thor: The Dark World ed Avengers: Age of Ultron. Il nostro eroe, interpretato da Chris Hemsworth, ha abbandonato la terra e sta esplorando l’universo con l’obiettivo di fermare il Ragnarok che minaccia di distruggere Asgard. Durante la sua ricerca, Thor si convince che il nemico da sconfiggere sia il demone Surtur; tuttavia, tornato ad Asgard, scopre che il regno è governato dal fratello Loki travestito da Odino. Thor smaschera l’impostore e partiranno insieme alla ricerca del padre in esilio. Ma la reale minaccia che incombe su Asgard e sull’intero universo è la Dea della Morte, Hela. Queste le premesse di un viaggio intergalattico e intramondo di Thor che, dopo una serie di avventure e fortunati incontri con vecchi amici, come Hulk e una Valchiria, ha il solo scopo di fermare il Ragnarok.

Uno svolgimento narrativo lineare e semplice che fatica davvero moltissimo ad assumere una propria peculiare identità, mettendo in scena nello svolgimento (forse soffrendo) una doppia dinamica: da un lato si stacca in maniera netta dall’immaginario epico e mitico proprio del Dio del Tuono, molto importante nel primo capitolo della saga; dall’altro cerca, con discutibile efficacia, di attingere dall’universo grafico e narrativo dei Guardiani della Galassia.

Il lavoro di James Gunn è il modello del quale si prova a replicare la formula, scadendo però in battute stucchevoli, ripetitive e in momenti comici che inquinano il flusso narrativo. La confluenza di diversi fattori non fanno sicuramente di questo film una novità: le tematiche (rischio apocalisse imminente e famiglie disfunzionali), gli intrecci narrativi  (gruppo disomogeneo di eroi che, unendo le proprie forze, sconfigge il nemico), lo stesso abbandono dell’epicità e della drammaticità, a favore di una vaga spensieratezza e di un dubbio divertimento, attribuiscono al film un certo sapore di già visto.

Ragnarok

Novità degna di nota è la scoperta della parola da parte di Hulk su pellicola: mai fino ad adesso il Golia Verde aveva mostrato le sue capacità verbali in un film; come è mostrato nei fumetti, l’eroe ci concede alcune battute, nonostante abbia una sintassi da primitivo.

Un ruolo di grande impatto visivo è affidato al premio oscar Cate Blanchett nelle vesti di Hela, Dea della Morte. Una responsabilità non da poco per l’attrice australiana che, infatti, impersona la prima villain donna dell’universo cinematografico Marvel, il primo personaggio femminile nemico dell’eroe.

Il regista Waititi, autore di due interessanti opere di comicità come What we do in the shadows e Flight of the Conchords, firma un buon film di intrattenimento per giovanissimi che, tuttavia, essendo una parte importante dell’universo Marvel, può riuscire a convincere anche spettatori più adulti e affamati di sviluppi narrativi. Certamente, con l’impiego di una tale macchina produttiva e quel budget di riferimento, era davvero difficile realizzare un film totalmente pessimo. Da bocciare però la volontà di rendere una storia dai risvolti epici e divini in una gag continua tra sedicenni.

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Stefano Porrazzo