Assassinio Sull’Orient Express: il ritorno della regina del giallo

Assassinio Sull’Orient Express

il ritorno della regina del giallo

 

Agatha Christie è forse una della maggiori, riconosciute e riconoscibili scrittrici di giallo. Puoi non aver letto nulla, ma non puoi non conoscerla. Meccanismi narrativi, twist, colpi di scena, tizi rinchiusi in un posto e che cadono come mosche, Poirot, Mrs. Marple, le sue opere se la son giocata spesso con quelle di Athur Conan Doyle, papà di Sherlock Holmes.

Il cinema ha affondato a piene mani nella libreria della signora Christie, pescando qua e là, citando, omaggiando o trasponendo le sue opere. Ma, diciamocelo, mancava da un po’ un film. Anzi, mancava da un po’ un Film tratto da un suo libro. Sì, abbiamo serie televisive, miniserie, qualche filmetto qui e lì, ma un Film, con un cast gigantesco, una produzione non indifferente, era da un po’ che mancava.

E qui, ha deciso di intervenire Kenneth Branagh, regista e protagonista di Assassinio sull’Orient Express, che mette in piedi una pellicola dal sapore e dalle atmosfere classiche.

Ma torniamo un attimo indietro: era il 1974 e Sidney Lumet dirige un cast notevole – Albert Finney, Sean Connery, Maggie Smith, Lauren Bacall, Ingrid Bergman (che si portò a casa un oscar) – per uno dei più famosi adattamenti del romanzo. Indubbiamente un film “imponente”, con la creme della creme della Hollywood di quegli anni, ma anche del passato.

Assassinio sull’orient express

Assassinio sull'orient express

L’immortalità degli intrighi e degli omicidi della Christie non poteva che rispettare le medesime volontà del cinema di quarantatré anni fa. Difatti, il “nuovo” cast unisce star hollywoodiane delle ultime quattro decadi Johnny Deep, Judy Dench, Michelle Pfeiffer, Penelope Cruz, Willem Dafoe, Daisy Ridley – e li rinchiude nell’ormai famosissimo treno per costruire un film, citazionista, dalla grande eleganza visiva che opera su una duplice volontà narrativo-produttiva.

Assassinio sull'orient express

Non preoccupatevi, nessuno spoiler, nessun «l’assassino è…». Ci limitiamo a dire che la costruzione narrativa è inaspettata, anche per i conoscitori del romanzo, e che viene restituita una visione discretamente inedita del racconto. Certo, gli elementi cardine rimangono stabili, ma non seguono una pedissequa e schematica riproposizione. Un esempio per tutti, basti pensare alla figura di Poirot: nell’immaginario filmico televisivo – il magnifico Peter Ustivon e David Suchet su tutti – il detective baffuto è immaginato sovrappeso, bonaccione, lezioso, mentre qui, Branagh – lasciando inalterata l’ossessività compulsiva e altre caratteristiche – lo descrive come un uomo tanto capace dell’azione che della quiete riflessione.

assassinio sull'orient express

Assassinio sull’Orient Express, dunque, da un lato tende a non snaturare il romanzo da cui trae ispirazione e, dall’altro, riesce nel difficile compito di restituirne una visione meno abusata. E non era un’operazione così semplice.

Il film è quella tipica pellicola invernale, da vedere al tepore di una sala, concentrandosi sul meccanismo segreto dell’intreccio cercando di ragionare e scoprire le relazioni tra i personaggi e l’omicida. Un film “classico” che nutre il desiderio di recuperare un orizzonte cinematografico, ormai perduto, di un cinema solido, in cui è lo spettatore il fulcro dell’azione, a lui destinata, nessuna distrazione e nessuna magnificazione visiva, solo la trama, con una buona dose di soddisfazione finale.

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Leonardo Cantone