Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista ai Brücke

Brücke

 

Le fati(di)che di Scè sono dodici domande a bruciapelo poste ad artisti e gruppi emergenti del panorama indipendente italiano per metterne a nudo vizi e virtù.  

Questa è l’intervista realizzata ai livornesi Brücke

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Che piatto siete? 

Panzanella. È un piatto composto principalmente da pane secco, rinfrescato con pomodori, cipolle, verdure, olio d’oliva e acqua. La base dei nostri due EP può essere considerata pane secco, macerie di esperienze passate, rivisitate per comporre un piatto sempre fresco ed appetitoso.

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La vostra prima volta? 

La prima volta è stata nella nostra città, un concerto in una location molto suggestiva in apertura ai Jackie O’s Farm, band storica livornese. Ansia e stupore sono state parti fondanti di quella serata, anche se, alla fine, divertimento e gratitudine hanno preso il sopravvento.

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Fermo Immagine (descrivete il momento artistico che state vivendo, qui ed ora)

Siamo in furgone. Negli ultimi giorni abbiamo girato il sud Italia. Stiamo portando i nostri primi due lavori dal vivo riscoprendoci sul palco di data in data. Questo ci ha portati a trovare maggiore sintonia e complicità; elementi che sfrutteremo sicuramente nello sviluppo del nuovo disco.

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Mainstream o underground? 

Veniamo dall’underground. Cerchiamo sempre di essere noi stessi senza farci troppi problemi. Apprezziamo la musica quando è ben fatta.

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Se la vostra musica fosse una ost di quale film sarebbe? 

Ogni pezzo potrebbe caratterizzare scene diverse; troviamo sicuramente un contatto con registi quali (occhio sono nomi pesanti!): Kubrick, Lynch, Leone ma purtroppo siamo arrivati tardi. Sarebbe interessante collaborare con qualche regista emergente, soprattutto per mettersi alla prova vicendevolmente.

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Musicoterapia  (cosa rappresenta la musica per voi ed il valore che le attribuite)

Per noi la musica è suonare fra amici, scambiare idee e prendersi a cazzotti. Ognuno di noi attribuisce un valore personale alla musica per poi creare una visione comune.

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Talent o gavetta? 

“Metti la cera togli la cera”. Ci piacciono le dinamiche che gravitano intorno alla gavetta. Probabilmente prendendo una scorciatoia ti perdi gran parte del divertimento. Più Kahbum, meno X-Factor.

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Vinile o spotify: distribuzione e consumo 

Lo streaming è la nuova frontiera, il vinile è una costante. Senza Spotify in viaggio sarebbe stato un problema. A casa poltrona, bicchiere di vino e giradischi. Il vinile è un formato che dà più spazio all’artwork ed al concept di un disco; un tempo diverso, forse più consono ad un ascolto attento.

Ad ogni fiera facciamo razzia di vinili nuovi ed usati. Ad ora abbiamo una variegata collezione che spazia tra audiolibri e musica elettronica. Dischi notabili: Pink Floyd live San Tropez 1970, Brian Eno Ambient #3, Portishead Roseland NYC Live, Led Zeppelin IV 1973, Montreaux ’77 Oscar Peterson and the bassists Ray Brown, Niels Pedersen.

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Il vostro pubblico 

Il nostro pubblico è molto eterogeneo; dipende molto dalla venue. Ricordiamo con piacere la nostra seconda data, quando a fine concerto si avvicinò un tipo dicendoci che si era sentito “a casa ed oltre”. Ormai ci stiamo abituando al mai sobrio ed improbabile talento dei ballerini sotto cassa.

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Kamasutra  (come vi piace farlo: le situazioni in cui vi piace suonare ed il rapporto con il palco)

Ci piace suonare gomito a gomito tra noi e faccia a faccia con il pubblico. Sul palco cerchiamo di ricreare l’ambiente che più ci è familiare, la sala prove. I grandi palchi sono sempre apprezzabili ma necessitano di attenzioni in più da parte di tecnici esterni e per questo è più facile perdersi.

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Non è vero ma ci credo (rituali, abitudini e scaramanzie su e giù dal palco)

Vino rosso prima di montare sul palco e una candela da accendere poco prima di suonare la prima nota. 

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Senzi peli sulla lingua (dateci un motivo valido per cui ascoltarvi)

Troppi dischi sono impersonali. Fatevi un viaggio.

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Salvatore D’Ambrosio

Le dodici fati(di)che di Scè: Intervista ai Brücke ultima modifica: 2017-12-20T11:50:09+00:00 da Salvatore D Ambrosio
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