Senzanima : Dragonero di Vietti ed Enoch si fa brutale

Senzanima

Dragonero si fa brutale

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Non è facile fare Fantasy o, almeno, non è facile farlo da un po’ di anni a questa parte. Tanto è stato detto, tanto è stato fatto, tanto ancora è stato rifatto, riadattato, rimodellato e, sì, scopiazzato. Ma ciò che Stefano Vietti e Luca Enoch hanno saputo fare con Dragonero è ben diverso.

Dragonero nasce come “romanzo a fumetti” della Bonelli nell’ormai lontano 2007. Anni di silenziosa attesa ed ecco che nel (più vicino) 2013, il volume Il sangue del drago dà l’avvio ad una serie a fumetti capace, in soli quattro anni, di conquistare un posto di rilievo non solo nel cuore dei lettori abituali di fumetti, ma dell’intero fanworld del fantasy. Una serie regolare che, inarrestabile, continua il suo cammino: due romanzi, la serie “young” di Dragonero Adventures, capace di adattare la materia primigenia ad un target molto giovane, e la serie “adult” di Senzanima, compongono il vasto mondo dell’Erondàr.

Ma una piccola premessa è d’obbligo: perché tanto successo per Dragonero? Alla fine ci sono orchi, maghi, negromanti, mostri, terre immaginarie, tutta roba che abbiamo già visto. Quindi? Il successo è dovuto ad una grande, piccola ed intelligente scelta narrativa. Il duo Vietti/Enoch ha preso tutti i canoni del fantasy “classico”, ben depositato nel nostro immaginario, e lo ha mostrato attraverso una lente d’ingrandimento moderna.

Dragonero non ripropone il fantasy per come lo conosciamo, lo rende contemporaneo, lo rende un crocevia delle innumerevoli declinazioni e diramazioni che la nostra cultura multimediale, crossmediale e multinarrativa offre ai fruitori del genere (e non).

Ma veniamo a noi

Senzanima

 Senzanima 

Ian Aranill, protagonista di Dragonero è uno scout dell’Impero Erondariano ed erede della casata dei Varliedàrto (i “Cacciatori di Draghi”): durante una missione beve accidentalmente del sangue di drago e intinge la propria spada nello stesso. Questo lo cambierà profondamente (e non solo emotivamente) e determinerà numerosi eventi successivi che lo vedranno protagonista.

Senzanima, però, si svolge in un periodo ben preciso (tra Dragonero Adventures e la serie regolare, per intenderci). Prima di diventare uno scout imperiale, Ian è scappato di casa ancora molto giovane, e si è unito ad un gruppo di sanguinari mercenari, i Senzanima appunto. Il primo volume, dunque, racconta l’inizio delle avventure di Ian con questo gruppo.

L’etichetta “adult” si adatta perfettamente al volume. I lettori di Dragonero non sono digiuni di scontri, morti e violenza, ma queste componenti, in Senzanima, sono identificative e strutturali al racconto. Non è, ovviamente, il mero desiderio di grand guinol esibito, quanto la volontà di mostrare senza filtri una delle colonne portanti del fantasy: la brutalità.

Senzanima

Senzanima

Il mondo di Dragonero è un mondo brutale, fatto di battaglie, scorribande, attacchi che, nella serie regolare, non vengono mostrate nella loro efferatezza. Non dimentichiamo che Ian è un guerriero. Un guerriero che si è formato nel sangue e nel fango delle battaglie. Non è stato il solo allenamento con il nonno o l’addestramento con l’esercito a renderlo ciò che è: il rapporto con i membri e, soprattutto, con le azioni dei Senzanima, ha mostrato ad Ian che l’Erondàr non è solo avventure lungo lande boscose e montagne tenebrose, quanto vite che si spezzano e crudeltà gratuite, il clangore delle armi quando spaccano l’armatura del nemico e che non sempre le buone azioni pagano in oro o gloria.

Ai testi troviamo Luca Enoch, che ha il merito di esprimere la brutalità del mondo di Dragonero senza fronzoli, attraverso un linguaggio secco e, appunto, brutale e mai retorico o banalmente “cattivo”. Si allinea, con il medesimo intento, il disegno di Mario Alberti: sporco, nervoso e ricco di dettagli, le tavole si caricano di grande espressività grazie a un layout ricercato e dinamico che permette l’apertura a vignette dalla potente composizione.

Questo Dragonero adulto riesce nell’intento di voler caratterizzare maggiormente il personaggio di Ian, svelando agli occhi del lettore quelle ombre che lo rendono un eroe complesso ed articolato. L’universo creato da Vietti ed Enoch si espande verso frontiere per ora inesplorate dalla serie e lo fa con la giusta misura di drammaticità, arricchendo, così, le potenzialità narrative e le declinazioni mediali di uno dei migliori prodotti fantasy in circolazione.

Leonardo Cantone