Giancane – Ansia e disagio

Giancane

Ansia e disagio

L’autore di ‘Vecchi di merda’ ritorna dopo due anni e lo fa alla sua maniera. Una passeggiata tra vicoli d’ansia e autostrade di disagio. Un percorso intriso di odio (?) che segue il presente e sfiora il passato.

Lo stile particolare di Giancane, che non oserei definire “unico” perché sarebbe troppo disagevole, è un tratto distinto, d’istinto e distintivo (soprattutto riferito al feticcio, l’oggetto che usavano gli sceriffi nord americani) delle sue produzioni. Quando prima del concetto artistico, delle canzoni, delle parole, degli accordi e di tutto il resto c’è la consapevolezza del saper fare, beh, allora l’impronta è chiara e percettibile veramente a chiunque. Dall’orecchio fino all’ascoltatore della domenica: Giancane è Giancane. Per fortuna, aggiungo io. 

Il nuovo disco ‘Ansia e disagio’ è uscito il 24 novembre preceduto nei mesi scorsi da alcuni ‘estratti’ random. Degno e migliore (secondo me) successore di ‘Una vita al top’ del 2015, l’album è composto da undici tracce dalle tipiche connotazioni country e folk che caratterizzano l’autore romano. Non è tutto:, il ‘richiamo’ sembra essere un collante nascosto per gli stili e per i temi musicali riconoscibili un po’ qui, un po’ là. Una breve sequenza che di tanto in tanto ti fa pensare: “Wow! Qua sembra quello. Qua sembra quest’altro”. Citazioni. Proprie ed autonome. Evocative per i ricordi. Senza l’imbarazzo del paragone con ‘chicche e sia’ (Cit. Totò).

Giancane – Ansia e Disagio: Le tracce

L’intro in piena forma cinematografica con lo slide di chitarra e l’atmosfera di sfida persa in partenza, o forse mai accettata, introduce il concetto di “Peroni 66” che aleggia in tutto il disco. Un rituale salvifico che aiuta i tizi in jeans e felpa col cappuccio (come me) ad eludere i colpi di a(ngo)scia inflitti dai ‘cosplayer quarantenni’ o dai ‘funzionali analfabeti’. Soprattutto in Disagio la voce graffiata di Giancane, attraverso un motivo orecchiabile, ci fa riflettere sulla funzione delle foto oscene, o immagini deprecabili, in rapporto alle didascalie patetiche che muovono il mondo analfabeta e con tutta probabilità anche quello ‘alfa-beta’. In fondo siamo tutti vittime e carnefici in questi casi, chi con maggiore consapevolezza e chi no.

Avvolgente il solo di chitarra in ‘2 volte 66’. Un lento che per fortuna o purtroppo ricorda un Max Pezzali d’annata, ma che se ne discosta quasi immediatamente, facendoci capire che esistono diversi tipi di ‘bionde’ e che le sensazioni sono qualcosa di personale e non per forza standardizzate. Brano numero cinque, ‘Limone’. Il motivetto irriverente che produce una romantica invettiva contro gli anni ottanta è il tappeto sul quale vengono esposti problemi e nostalgie. Quando odi tutto e tutto quel che odi, per certi versi, vorresti solo custodirlo perché parte di te e della tua storia. Odio i bambini’, ‘Adotta un fascista’ e ‘Buon compleanno Gesù’, vanno scoperti un po’ in autonomia. Molteplici spunti, altrettante letture. Con buona pace del caro zio affogatosi col vino. Per molti una buona morte.

Giancane – Ansia e Disagio

Chiudo con un goffo complimento: Bellissimo il climax di suoni e malattie che si vive in prima persona nei pezzi ‘Ipocondria’ e ‘Ipocondria pt. 2’. In quest’ultima la cornice dance di fine anni novanta e inizio duemila è un richiamo davvero “potente”. Infatti l’album si chiude con una cover/rivisitazione de ‘L’amour toujours’, ripresa
direttamente dal repertorio interpretativo di Gigi D’Agostino. 

Ascoltando ‘Ansia e disagio’ ho provato gioia, piacere e un’indefinita sensazione di comodità. A parte i gravi problemi psichiatrici di cui mi vanto, come si descrive questo assurdo cortocircuito? Reperite l’album e scopritelo da soli.

Mario Aiello