“E se invece che Berlino avessero diviso Napoli con un muro?”

Il muro di Napoli

di Giovanni Calvino e Giovanni Parisi 

«Sofì cerca di essere felice. Ci hanno sparato addosso, ci hanno tirato le bombe. E lì non ci potevamo fare niente. Potevamo solo sperare di non essere colpiti. Ma mo basta. Adesso dipende solo da noi. Non ci facciamo male da soli. E se devi fare delle scelte difficili, allora falle! E nun da’ retta a nisciuno! Tanto la gente comunque ti giudica. Pure se sei una santa!»

Copertina rossa, falce e martello che piovono dal cielo, il mare a stelle e strisce e nel mezzo il Vesuvio.

Geniale l’idea di immaginare una Napoli divisa da un muro. Ne parliamo con i due autori, Giovanni Calvino e Giovanni Parisi.

Il muro di Napoli

Com’è scrivere un libro a quattro mani?

Scrivere un libro a quattro mani non è una cosa particolarmente complicata. Occorre un grande affiatamento, una grande complicità e soprattutto avere ben chiaro cosa si vuole scrivere. Con una divisione precisa dei compiti a monte. Lasciando ovviamente sempre libero l’estro e la creatività degli autori.

Dal libro si evince il grande amore per Napoli da parte di entrambi. Giovanni e Giovanni qual è il vostro rapporto con la città?

Il rapporto con la città è un rapporto di amore “quasi” incondizionato. Nel senso che è incondizionato l’amore per la città, per i luoghi, per la cultura, per la storia, per la tradizione… condizionatoper i concittadini, soprattutto per quella fetta minoritaria che mortifica e discredita attraverso degli atteggiamenti che fanno male alla città e alla considerazione della stessa agli occhi di chi la conosce solo attraverso le cronache dei giornali e dei media in generale.

Il muro di Napoli

Il libro finisce con la frase Nessun muro ha mai diviso la nostra città”. Secondo voi, ipotizzando la costruzione di un fantomatico muro, oggi, i napoletani come reagirebbero?

I napoletani reagirebbero come hanno reagito nel nostro romanzo, ovvero con grande incredulità, con la consapevolezza che Napoli è un corpo unico, composto da migliaia di vicoli che come arterie e vene fanno circolare idee, passioni, canzoni, tradizioni. La storia ce lo insegna. Secoli di dominazioni hanno portato sempre i regnanti a napoletanizzarsie raramente il contrario. Siamo certi che nella finzione come nella realtà Napoli difficilmente sarebbe stata sovietizzata, e quindi nessun muro sarebbe riuscito a dividerla.

Raccontate brevemente la trama del libro.

È lultima delle celebri quattro giornate di Napoli. Il professor Alfonso, vecchio comunista, ha partecipato insieme al suo grande amico Salvatore all’insurrezione. Sembra che la guerra sia finalmente terminata, ma Vincenzo, figlio del professore, di ritorno dalla campagna di Russia, sbarca a Napoli e viene arrestato dagli americani in compagnia di un soldato russo. Si sparge la notizia di uninvasione sovietica a Napoli che assume proporzioni sempre più grandi, fino a prefigurare la costruzione di un muro che dividerà in due la città. Una parte sotto il controllo americano, laltra sotto il controllo sovietico. La vicenda viene narrata sempre mediante il racconto in prima persona alternativamente di Alfonso, e dei suoi figli Sofia e Vincenzo.

Il muro di Napoli

Le scene di guerra narrate sono molto realistiche. Sono frutto di racconti diretti che vi sono stati fatti?

Beh grazie! Se le scene sono realistiche non è solo perché abbiamo guardato molti filmati d’epoca o letto dei documenti originali ma crediamo perché la nostra generazione ha comunque ascoltato dai propri nonni scene quotidiane di quel periodo, poi i grandi registi italiani del dopoguerra, ed in particolare il Teatro di Eduardo, hanno lasciato in noi vive quelle scene che ormai fanno parte della nostra memoria.

Quale messaggio vorreste trasmettere con la vostra opera?

I romanzi non devono per forza lasciare un messaggio. Possono aiutare a riflettere, questo sì! Possono stuzzicare l’interesse del lettore. Ma principalmente devono intrattenere e rendere piacevoli le ore dedicate alla lettura che in questi tempi così frenetici – così come confermano tutte le indagini statistiche sono sempre più rare.

Il muro di Napoli

Cito un passo dell’opera:

Ci ho riflettuto molto in questi giorni e spesso anche durante le notti in cui non riuscivo a prendere sonno. Alla fine sono giunto alla conclusione che, tutto sommato, è meglio così. Tanto è inutile che ci illudiamo che le cose possano cambiare. Noi non andremo mai d’accordo. Non la pensiamo alla stessa maniera su niente. Sull’economia, sulla religione, sulla filosofia, sui destini del mondo e sulla natura dell’uomo. Siamo troppo diversi e la nostra diversità non si risolverà mai con una discussione. E allora forse questa è la soluzione migliore. Un muro. Loro da una parte e noi dall’altra. E chi s’è visto s’è visto. Però adesso che lo vedo mi mette una tristezza… Proprio a Napoli dovevano farlo? Se fosse capitato da un’altra parte, a Milano, a Firenze o in un’altra parte d’Europa, forse sarebbe stato diverso. Ma Napoli divisa in due, come si può immaginare?”.

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Maura Messina