Pillole di ignoranza: “Bacio feroce” e, forse, pure eiaculazione precoce

‘Pillole di ignoranza’

‘Bacio feroce’ e, forse, pure eiaculazione precoce.

Giusto un paio di osservazioni, per niente analitiche, sull’ultimo e un po’ sul penultimo romanzo di Roberto Saviano.

Ciò che troverete nelle prossime righe non vuole essere nel modo più assoluto una recensione al libro Bacio feroce.  Anche volendo, non saprei come fare una critica usuale e degna di nota.

In casi del genere si comincia dichiarando il titolo del libro: ‘Bacio feroce’, per l’appunto. Segue l’autore: Roberto Saviano. Infine, per reverenza o sudditanza, l’editore, ovvero Feltrinelli. Il codice ISBN non mi pare il caso di riportarlo perché dopo, per logica, andrebbe espresso anche il prezzo e sono sicuro che qualcosa guasterebbe l’umore del lettore, ansioso di avventurarsi nella fase conclusiva di questo romanzo a puntate (due).

Espletate le funzioni primarie ed essenziali, consiglierei di fare un bel respiro profondo e ripetere tutti assieme: “Romanzo. Ro-Man-Zo”. ‘Bacio feroce’ è un romanzo.

Bacio feroce

Il lavoro di enorme fantasia è poco tangibile e sapientemente nascosto, difatti può sembrare di trovarsi di fronte a vicende di cronaca, storie vere. Per fortuna non è così, o lo è parzialmente. Soprattutto ai più attenti questo dettaglio risalta all’occhio e alla coscienza. Molto di quanto narrato è sì preso dai più disparati episodi di criminalità, ma attingere dal vero per costruire un ‘falso’ (molto ben fatto), a volte ferisce e le ferite sono facilmente distinguibili. Sono autentiche.

Tant’è che la stessa ‘Paranza dei bambini’, il gruppo malavitoso protagonista della storia, prende il nome da un’indagine dei Pm Henry John Woodcock e Francesco De Falco, in riferimento ad un manipolo di adolescenti attivi nella zona di Forcella a Napoli. Oltretutto gli interpreti dell’opera godono di nomi e cognomi spesso assonanti (o consonanti) alle controparti della vita reale. I luoghi sono i medesimi che fanno da cornice alle vicende delinquenziali partenopee e il richiamo realistico esercita una presa maggiore su chi, quegli scenari, li ha visti e li conosce bene. Anche le azioni perpetrate dagli ‘attori’ fanno riferimento a fatti realmente accaduti. Ad esempio, il metodo di pesare le banconote per contare grandi quantità di denaro, descritto in un’intervista dal boss Maurizio Prestieri, viene usato e descritto pari pari da ‘l’Arcangelo’, il leader caduto inventato da Saviano. Nonostante il realismo, non bisogna farsi prendere per il naso.

Bacio feroce

A questo punto la chiave di lettura corretta per affrontare col piglio giusto il volume (e per transitività retroattiva anche il precedente ‘La paranza dei bambini’) l’ha fornita il mio amico Eduardo. Eduardo, in breve, dice: “tieni presente chi è Roberto Saviano? Tieni presente il libro ‘Gomorra’? Fai finta che questi romanzi non li abbia scritti lui ed hai risolto. Ti godi il prodotto per quel che è”. Per potersi lasciare alle spalle il senso di immeritato sputtanamento, a tratti opprimente, è necessario pensare che l’ autore non sia quell’autore. Nessun luogo è caratterizzato solo dal ‘male’. Varrebbe la pena ricordarselo con frequenza mentre si sfoglia il romanzo.

In verità il mio amico si riferiva a ‘Gomorra’ la serie televisiva, ma il concetto è talmente inoppugnabile che si adatta perfettamente al nostro caso e, presumibilmente, a tanti altri.

Bacio feroce

Immaginiamo un pallone, tipo ‘super santos’. Calciamolo con forza verso il cielo. Osserviamolo cadere, rimbalzare, tracciare parabole sempre meno alte e via via più frequenti. Non farò spoiler ma questa è l’esatta analogia del tempo narrativo, suddiviso in capitoli, di tutta la vicenda raccontata nelle quasi quattrocento pagine dello scritto.

In principio tutto e più dilatato e coinvolgente, ricco di particolari, non tanto per introdurre il lettore al racconto, ma per dargli modo e tempo di ricordare cosa è accaduto nel precedente episodio. Pian piano ogni cosa assume tratti quasi didascalici. L’effetto è progressivo e fagocita dettagli, tranne qualche appunto di stile sulle ‘minuziosità’, tipico del Saviano cantastorie. Sinceramente è indispensabile aver letto ‘La paranza dei bambini’ da pochi mesi, altrimenti si fa fatica ad andare oltre i personaggi principali.

Anche le vicende passate prendono posto a stento nella memoria. Probabilmente la ‘forma decrescente’ dei capitoli è impostata e studiata dall’autore, ma quando chi legge comincia a percepirlo, nella struttura si genera una sorta di avanzata aspettativa. In qualche modo, però, si interrompe il ritmo appassionato prodotto fin lì e ciò determina delle piccole pause. Sospensioni che a loro volta faticano a riagganciarsi con quello che verrà dopo. Soprattutto perché i capitoli non sono in strettissima conseguenza temporale tra loro, anche se comunque lineari. Peccato per il risultato finale, al bacio feroce segue un’inaspettata eiaculazione precoce. Timida, imbarazzata, devastata dall’armonia irregolare e dal desiderio irrefrenabile di giungere a conclusione.

Bacio feroce

Non vi rivelo chi è il protagonista, chi i suoi amici, chi i nemici e cosa succede. Ovviamente. Non vi racconto del fatto che il titolo è una forzatura poetica alla quale bisogna dedicare qualche minuto ogni tanto, perché lo scrittore vuole per forza dargli una giustificazione. Purtroppo. Non mi soffermo sulla singolare percezione che si ha terminata la lettura. Quando non puoi fare a meno di ricordare che alla pagina 57 del primo volume avevi già capito come sarebbe finita, non sapendo ancora, in quel momento, che sarebbe stato necessario acquistare un altro libro.

Vi parlo di un buon romanzo che vale la pena leggere, ma che non vi farà innamorare a causa della natura stessa che contraddistingue un ‘Bacio feroce’.

.

.

Mario  Aiello