Smetto Quando Voglio: Ad Honorem, il ritorno della Banda

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem

Eccoci in fine giunti al capitolo conclusivo della saga che è stata come un fulmine a ciel sereno per il cinema italiano, action o comico che sia. Smetto Quando Voglio: Ad Honorem è un po’ la nostrana saga di Ocean’s , dove la banda di “criminali” è formata dalle migliori menti in circolazione nell’ambito accademico. Insomma, tutte persone che hanno passato la loro vita col sedere sulla sedia a studiare. Poi, di colpo, è scattata la scintilla e da quella sedia si sono alzati, pronti a fare grandi cose senza porsi limiti o remore di alcun genere.

“Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. Sto pazzo si è messo a sintetizzare del gas nervino”

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem

In Smetto Quando Voglio: Ad Honorem troviamo la Banda dei Ricercatori, sparpagliata in diverse carceri, che riescono ad unirsi per un’ultima volta prima di dover affrontare il processo che pende sulle loro teste. Dietro le sbarre del carcere di Rebibbia, la Banda escogita un modo per evadere e sventare i piani di Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), intenzionato a fare una strage, e riuscire così a riabilitare il proprio nome, dimostrando di essere stati incastrati e, per questo, rinchiusi ingiustamente.

Questo capitolo funziona bene, probabilmente addirittura meglio dei suoi predecessori. Lo si può considerare come la perfetta combinazione tra azione, comicità, dramma, vendetta e rivalsa.

Sibilia, coadiuvato da Francesca Manieri e Luigi Di Capua (The Pills), affascina tutti, mantenendo costante la sua impronta acida dai colori ipersaturati e dalle musiche orchestrate alla perfezione. Realizza una trilogia che diverte, appassiona e commuove, come non se ne vedevano da un po’ in Italia. Quella di Smetto quando voglio è una serie amara ma comunque speranzosa, che non cade mai in cliché o in luoghi comuni sull’italiano medio e le istituzioni. Al contrario, le figure che più rischiano di diventare stereotipate vengono sapientemente modellate, al punto  da incastrarsi perfettamente nella narrazione che non risulta mai banale. Merito anche del cast eccezionale, of course.

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem

All’interno della narrazione  spiccano le relazioni tra i tre film, che non sono solo dei rimandi o dei dettagli, ma delle intere sequenze che trovano delle continuità inaspettate ed enormemente caratterizzanti. Altro merito  è quello di analizzare non solo l’attuale generazione di disoccupati, ma anche la precedente, così da veicolare il messaggio che la problematica del lavoro è una costante negli anni.

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem ha in sé il grande insegnamento –  quasi supereroistico – insito nella natura umana che nel momento del bisogno, anche in situazioni in cui tutto sembra andare storto, al punto che ci si sente quasi impotenti e abbandonati da tutto e tutti, non bisogna mai arrendersi ma cercare sempre di fare la cosa giusta e farsi valere di fronte alle difficoltà e agli ostacoli.

“È stata la banda.

Quelli non perdono mai.

Neanche vincono eh, però il cazzo lo rompono sempre.”

Giuseppe Caturano