Domenico Imperato – Bellavista

Domenico Imperato

Bellavista (2018)

Domenico Imperato

Sin dalle prime note ti accorgi di avere un posto riservato su un panorama fatto di storie e persone. La ricercatezza è il benvenuto dell’autore mentre ci lascia accomodare.

Passiamo alle cose formali” (direbbe Marco Fassone).

Domenico Imperato è un terrone nato agli inizi degli anni ottanta, proprio come me. Qui, purtroppo, finiscono le analogie tra noi. Scopro che è figlio d’arte (napoletana) ed ha tirato fuori oggi, 2 Febbraio, per Lapilla Records/Roderosa records, un bel disco di dieci tracce intitolato Bellavista. Questo, suo secondo lavoro, segue di qualche anno il debutto discografico avvenuto con Postura libera.

Ecco fatto, concluse le formalità.

In verità il motivo del paragone è nato dalla foto di copertina: trovo un tizio che scruta il mare con tra le mani, non una “banale” Fender Telecaster, bensì una meno nota Yamaha Pacifica. Chitarra che condivido. Il resto è naturale conseguenza.

Conoscendo qualcosina dell’autore, so già, prima di schiacciare play, che mi ritroverò a commentare unicamente il “fattore emozionale” (questo, tuttavia, avrebbe potuto pensarlo solo Lapo Elkann). Alla fine dirò il perché, anche se è un mistero di Pulcinella.

Domenico Imperato

Domenico Imperato

Il primo brano, Del mondo il canto, è anche il singolo che in novembre ha anticipato l’album. Una canzone, sì, ma che pianta le radici nella poesia. Un testo poetico sia nella ricerca delle parole che nelle soluzioni di figure retoriche proprie più alla scrittura che alla musica. Un ottimo inizio.

Con Stefano conosciamo la prima persona vera di questo racconto. Qualcuno che non è solo un personaggio nascosto da una maschera rituale. Il coinvolgimento, spesso emotivo, diventa il vero protagonista.

Segue, alla traccia numero tre, Nino. Atmosfera da sogno, vista e interpretata da chi il sogno lo fa o, magari, vorrebbe farlo. Musicalmente aria minimalista ma con garbo, di quelle che consciamente non lascia nel silenzio, mai. La chitarra classica è padrona e le va tutto il merito.

Zitta, invece, sposta l’attenzione verso una storia d’amore che pare trovarsi in bilico. Tra silenzi imposti e parole che avrebbero fatto meglio a non pronunciare, chi ascolta percepisce l’ossimoro sia in musica che in versi.

Domenico Imperato

Brano più allegro e vivace è sicuramente Il nano. Impossibile chiedersi alla fine in quali affari si sia lanciato questo tizio un po’ misterioso. Che siano riflessioni, atteggiamenti o puri atti da lestofante. Il dubbio mette in discussione anche la sua vera natura… forse, nano, non lo è affatto.

L’intervento della voce femminile (Erica Mou) in Al matrimonio di due nostri amici è il vero guizzo di questa canzone che, secondo me, cavalca troppo la vena malinconica e, nella mia testa, ha paradossalmente generato una leggera “mielosità”. Non mi ha entusiasmato.

Storia di Adele crea una spaccato tra società e sentimenti. Il fumo è il collante che tiene attaccate sulla pelle della protagonista la sua storia passata ed identitaria, assieme alle emozioni turbate dall’incedere quotidiano. La tristezza di alcuni tratti la si vede con gli occhi, basta un animo cosciente di certe realtà.

La traccia numero otto ci fa capire che a Parigi, sulle rive della Senna, è possibile vivere La primavera in autunno. Un appuntamento disatteso ci spiega che, nonostante il cadere delle foglie, la rinascita può sbocciare da qualcosa che è finito.

Domenico Imperato

L’autore non poteva scegliere titolo più appropriato per Dall’altro lato del mare, penultima traccia dell’LP. Un brano che plana sul tema del viaggio, del ritorno, con sonorità tipiche della musica brasiliana, quella sopraffina. Particolarmente avvolgente l’apertura orchestrale verso il finire.

Chiude il disco Bellavista che, in qualche modo, si saluta da sola. Mi sono chiesto cosa suggerisse, a bruciapelo, il termine “bellavista”. La risposta potrebbe essere un luogo, magari sopraelevato. Forse quell’attimo prima del rosso intenso di un tramonto. Oppure quell’orizzonte che è al contempo fine e di nuovo principio di pensieri intimi e personali.

Concludo questa bella avventura con un paio di considerazioni, sperando di essere stato bravo a nascondere riferimenti sul genere e sui crismi musicali che caratterizzano la produzione. Merita un ascolto, sia esso heavy metal o opera lirica. Diciamo che non è dato sapere, propriamente.

Domenico Imperato

Dunque, la prima considerazione, amara. Mi chiedo, come è possibile che in Italia ci siano ancora dei mocciosetti di dubbio talento, freschi usciti da questo o quel talent (appunto) che imperano ovunque? Sono in TV, in radio, nei palazzetti per dei tour sold out o anche nelle meno ambite “feste di piazza”. Come è possibile tutto questo e poi un artista come Domenico Imperato, formato, preparato, con indiscusse qualità ed alle spalle lustri di gavetta, quella seria, quella dura, deve fare a gomitate per ritagliarsi un piccolo spazio per farsi conoscere, quandunque ce ne fosse ancora bisogno?

La seconda, con immensa sincerità. Bellavista è musicalmente impeccabile per spirito/attitudine e “manodopera”. Un bel po’ sono i musicisti e strumentisti che hanno contribuito in modo tangibile. L’autore ha saputo meritatamente ritagliarsi quel famoso “spazio personale” dove far maturare, con successo, le proprie espressioni sonore. Chi è curioso adesso?

Mario Aiello

Domenico Imperato – Bellavista ultima modifica: 2018-02-02T19:01:11+00:00 da Mario Aiello