Eradius – Eradius (2018)

Stavolta parlo degli Eradius. Un duo anglo/italiano, composto da voce/basso e batteria, che ha debuttato il 26 Febbraio 2018 con l’album omonimo. Sulla scia del singolo Democrazy, reso disponibile già lo scorso Gennaio, andiamo a scoprire cosa ci riserva questo long playing dalle sonorità rock, stoner e molto crossover.

L’intro del pezzo di apertura, Alternative, simula una riproduzione in 8bit che denota una certa ironia. Mica male. Ovviamente la faccenda è propedeutica al distacco che si genera quando tutto suona “come dovrebbe” e vengono fuori groove ed energia.

Giunto al ¾ finale di Aliens, terzo della lista, mi sono ormai chiari alcuni aspetti che caratterizzeranno da qui in avanti l’intera produzione (con alcune specifiche e ben riuscite eccezioni, se non per forma, sicuramente per contenuto). A mio modesto parere la mancanza di un terzo strumento a sé stante, magari una chitarra, incide parecchio sulle sonorità percepite. Sonorità che col tempo risentono di un vuoto “ideologico”. Questo induce, implicitamente, voce e batteria a dover riempire anche quando non strettamente necessario. Chiaro come il sole che essendo un duo, tali considerazioni sono da “fiera dell’ovvio”.

Eradius  Recensione

Il risultato assume connotati differenti per i due elementi. La fase percussiva si produce in poliritmie interessanti e frequenti modulazioni di dinamica. Il canto invece è praticamente costretto a tenere lunghe note che, nel tempo, inducono ad un sensibile calo di attenzione in chi ascolta.

Un disco nel disco nasce, cresce e muore con i brani dal sei al nove estremi inclusi.

Il primo di questa breve “selezione” è Democrazy, e già qui si sente quel quid in più. Segue Medusa, che è il pezzo più coinvolgente e diversificato per influenze musicali e contenuti (ci scappa anche un pizzichino di slap propriamente eseguito. Sia qui che in Desert painter). Alla numero otto c’è Feel e finalmente il ritmo generale ha un lieve calo, nonostante il bel riff martellante che rappresenta il vero cuore pulsante della canzone. Interessante e di mio altissimo gradimento anche “la fella” (errore, sbaglio) di basso in chiusura: Bravi!

Il resto scorre, ahimè, quasi anonimo. Gli obbligati necessari per dare vivacità alle strutture, via via appiattiscono il coinvolgimento mutando le canzoni da protagoniste a mero sottofondo. Inteso come un: “forse non li vado a sentire mirato e deciso, ma se li becco in un locale fanno un’enorme differenza in termini di atmosfera”. Che a conti fatti denota uno spreco di potenzialità (anche se pare la tipica frase fatta da mental coach. Mi scuso per questo).

Ad esempio, Overthink, con un lungo bridge/finale prova a cambiare la tendenza ma con scarso successo. Dei quasi due minuti e mezzo di strumentale mi ricorderò solo del sincopato ripetuto all’infinito. Chiudono Raise and resist e Digital puppetz, in conseguenza contigua tra loro. Due appelli più o meno formali alla causa sociale.

Eradius  band

In sostanza, gli Eradius sono una fabbrica di idee e groove. Connotazioni distinguibili maggiormente nel tentativo (riuscito) di rivolgersi all’animo di chi ascolta ma che non riesce pienamente a raggiungerlo anche nella forma più squisitamente musicale. Un elemento da aggiungere alla formazione, che pensi e suoni in modo autonomo, svincolato dalla voce, può sicuramente portare in dote una fetta sostanziale di ciò che in questo disco è mancato. Per il resto, agli amanti del genere non dispiacerà affatto, anzi.

La qualità non manca, sono già curioso di ascoltare il loro album successivo.

Eradius

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Mario  Aiello

Eradius – Eradius (2018) ultima modifica: 2018-02-27T14:47:51+00:00 da Mario Aiello