Ghemon – Mezzanotte: un disco frutto di una profonda riflessione intima

Ghemon

Mezzanotte

Mezzanotte è il nuovo album di Ghemon, uscito lo scorso Settembre, dopo ben tre anni di distanza da ORCHIdee.

Fin dal primo ascolto ci si rende conto di quanto sia introspettivo e personale questo lavoro: non soltanto perché Ghemon ne ha curato ogni aspetto — testi, melodie e composizione; ma specialmente perché le canzoni hanno il sapore di una forte consapevolezza, come fossero il risultato di una lunga riflessione intima. Il dolore appare la forza motrice dell’album, e racconta la maturità dell’autore in una chiave più armonica che rap.

Ghemon

Le tracce sono organiche, coerenti tra loro: a farne da filo conduttore è il beat incalzante, che arricchisce le parole.

Sono, in realtà, queste ultime l’assoluta nota di merito del disco. In esse si trovano raccontati l’esperienza di vita, le emozioni, il dolore del rapper. Serpeggia nelle tracce la battaglia alla depressione di Ghemon.
L’impressione che suscita l’ascolto è di leggere direttamente da un diario compilato quotidianamente, da fogli volanti capitati tra le mani nel momento giusto, uno sfogo di Ghemon che non nasconde alcun meccanismo di se stesso.

Alcune tracce rientrano tra le mie preferite dell’ultimo periodo.

La prima è sicuramente Un Temporale, quello che ritengo essere il pezzo più riuscito del disco. L’immagine proposta nel ritornello è di un uomo che si trova sommerso dal male, dal dolore come quando scoppia un temporale e l’ombrello è rimasto a casa, i cornicioni dei palazzi non proteggono dalla pioggia e non ci sono portoni aperti in cui rifugiarsi. Le mani sono l’unica cosa ancora sincera, mentre tutto ciò che è rimasto indietro non è più lo stesso. Una frase che mi ha lasciato, in un certo senso, un segno è “e te lo giuro sul mio nome certa rabbia so che faccia ha | ne ho la carne tra i canini e sto assaggiando che segreti sa” e che mi fa immaginare un sentimento così fisico da avere anche un sapore.

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Un’altra traccia è Bellissimo, che racconta ciò che si prova quando si arriva alla consapevolezza di star vivendo un momento nero. Alcune rime rendono indietro un sorriso amaro ed una mano tesa verso chi ha vissuto o vive tutto ciò: “è andato tutto storto e sono vivo | quest’anno scorso in fondo è stato solo positivo | anche se a volte dallo specchio non mi riconosco […] ho accettato che è bellissimo | rilassarsi nel pericolo | dentro agli attacchi di panico | la vita chiede rischi maggiori | oggi casa mia è un cunicolo | arredato dopo un incubo | denti neri e sguardo livido | la vita chiede azzardi migliori”.

Non voglio morire qui sembra il resoconto di un amore difficile, il classico “è la persona giusta, ma al momento sbagliato”. Alcune battute sono intense così “linee scritte sulla pelle | corri fino a che poi | perdi tutti i punti fermi | e nemmeno li rivuoi”. Mentre, per raccontare il rapporto di coppia, certe espressioni sono emblematiche e taglienti “seguono ogni imprecisione | le mie dita su di te | io vorrei sapere come | prima ancora del perché | siamo ruvidi e manchevoli | affilati come dei rasoi | i miei punti deboli sono veramente uguali ai tuoi

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Posso concludere che questo è un album che mi piace, mi piace perché si assume il rischio di tutte quelle critiche da “non è più lo stesso”. Mi piace proprio perché Ghemon non è sceso a compromessi per parlare di sé.
E, soprattutto, mi piace perché i brani sono onesti, senza finzioni o impalcature, al punto da essere condivisibili da ognuno di noi, che almeno una volta ci siamo trovati “come sotto un temporale”.

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Francesca Tummolillo

Ghemon – Mezzanotte: un disco frutto di una profonda riflessione intima ultima modifica: 2018-02-05T12:30:08+00:00 da Francesca Tummolillo