Amato Scarpellino esordisce, di fatto, con l’album “Il Capitano”.

Il formiano Amato Scarpellino, quasi tre lustri dopo l’avventura di “Amici”, presenta al grande pubblico il suo album d’esordio “Il Capitano”.

Il Capitano, di Amato Scarpellino, è un disco di nove inediti dal sapore pop, tutti cantati in italiano. L’album è autoprodotto e già disponibile su tutti i principali digital store.

L’autore ci descrive, raccontandosi, alcune tra le molteplici sfumature dell’amore. Da quello imperturbabile e profondo del legame di sangue, fino a quello pieno di contraddizioni che brucia di passione.

Il primo pezzo dà anche il nome all’opera. Le memorie malinconiche di un’infanzia vissuta in simbiosi col proprio nonno si riflettono completamente in musica. Il tutto si traduce in un ritmo andante, rullante anni ottanta che fa molto “ambient”, voci armonizzate come da canoni imprescindibili del genere e un ritornello che funziona, nonostante la sensazione di deja vù (perdonate la trasversale sinestetica). Il risultato commuove chi possiede esperienze affini. 

E mi ritrovo qua narra di una storia sul viale del tramonto, prossima alle ultime scintille di un fuoco ormai tenue. L’intro di chitarra e voce lascia presto spazio a dinamiche più sostenute. L’arrangiamento con ghost notes risulta appropriato e piacevole.

My love si distingue principalmente per la progressione armonica tra strofa e ritornello. Seppur non essendo qualcosa di trascendentale, l’ho trovata molto interessante. Oltre questo, la riproduzione degli archi sul finale offre un clima soave, da grandi occasioni. Alla prossima circostanza, però, ci aspettiamo un bel quartetto in carne ed ossa. Si poteva osare di più.

Mentre la traccia precedente ricorderà ai più attenti un giovane Marco Masini, Stanotte, invece, cederà il passo ad un’immagine più moderna del buon Biagio Antonacci. Presumibilmente i due famosi cantautori rappresentano, più o meno consciamente, una parte delle influenze a cui Amato Scarpellino si ispira.

Continuando, un po’ malignamente, sulla falsariga dell’ “indovina chi”, anche il testo ed il titolo di Se ci sarò possono generare allusioni al bolognese Cesare Cremonini. Ovviamente non ce ne può fregar di meno e ci lasciamo trasportare dal ritmo allegro di questa hit estiva. Almeno il tentativo di renderla tale c’è tutto: un’idea semplice dal motivetto carino e ben strutturato. Mancherebbe, in verità, un refrain che possa assurgere a ruolo di tormentone. Ovviamente il senso della proporzione non deve mancare. In estate saprò dirvi se sulle spiagge di Vindicio (Formia) passeranno o meno questa canzone.

Segue Una storia bucata, alla posizione numero sei della track list de Il Capitano. Su questo brano vale lo stesso discorso che si può fare per Lei, alla numero otto: classiche canzoni italiane accompagnate a pianoforte (ma non da solo), nulla di particolarmente sconvolgente da segnalare se non il “baby” che, di questi tempi, si poteva e doveva evitare.

In mezzo alle due sopra citate c’è Sballo. La meno convincente dal punto di vista interpretativo. Peccato sia anche il pezzo che ne richiede di più e prevedrebbe anche un bel po’ di “personalità attoriale”. Tuttavia, sviando sull’uso delle rime elementari, consegue l’obiettivo di ravvivare la struttura dell’album. Bene, se non benissimo, i cori di voci femminili. Peccato non averle inserite sull’intero lavoro.

Chiude il sipario Frequenza d’amore, senza infamia e senza lode.

Amato Scarpellino manifesta pienamente l’esperienza conseguita negli anni, partendo dalla lontana apparizione ad “Amici”, fino alla lunga cavalcata del “X-Factor” rumeno. La sua è una voce educata e sempre composta. Forse dal suono troppo delicato, in alcuni momenti dell’album, ma nel contesto gradevole. Si sente la mancanza di quel briciolo di potenza pura in più che avrebbe permesso ben altre interpretazioni, volendo.

I testi non vinceranno il nobel alla letteratura a causa della parziale banalità di contenuti, vera e propria nota dissonante della produzione, ma sono costruiti bene. Non si tratta del piglio dell’immenso Faber, ma il lavoro è ben riuscito, tanto che le linee liriche non sembrano troppo scontate nell’insieme.

La coccarda va appuntata sicuramente al petto di chi ha scritto e arrangiato i brani. Pur restando costantemente adese al concetto di canzone italiana, pop, modernamente interpretata, chi ci ha messo le mani sapeva esattamente cosa fare e come farlo.

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Mario Aiello

Amato Scarpellino esordisce, di fatto, con l’album “Il Capitano”. ultima modifica: 2018-03-22T13:24:45+00:00 da Mario Aiello