Candies For Breakfast: idillio di giubilo e colori, ma per cena?

Con oltre due mesi di ritardo, mi accingo a disquisire circa l’esordio dell’omonimo album dei Candies For Breakfast. La fierezza del posticipo (in senso lato) non è argomento ad uso esclusivo del mondo calcistico. Per la serie “meglio tardi che mai”.

Disponibile già dal 23 Marzo scorso, nel duplice formato in CD e in digitale, Il disco è autoprodotto e composto da dieci tracce di stampo rock-pop-moderno. Sottolineo con decisione il termine “moderno”, vedremo più avanti il perché.

Intanto la nota di colore è presto servita in copertina, dove impera il faccione del buon Winston Churchill. Non solo, l’effigie del fu primo ministro britannico è debitamente colorata e modificata in uno stile che richiama vagamente le famose istantanee dell’artista Mario Schifano. Giusto per restare in Italia, senza scomodare altri paragoni.

Il disco, traccia per traccia.

Detto questo, è giunto il momento di schiacciare play e sentire cosa vogliono dirci i Candies For Breakfast con la loro musica.

Numero uno, California, caratterizzata da chitarra sincopata e sonorità veramente “internazionali”, come descritto nel press-kit (che di solito sono pieni zeppi di cagate). Ascoltare per credere. Dal punto di vista del messaggio intrinseco, immagino sia un osanna al sole o alla luce, qualcosa che illumini e dia energia. Si declina in un rock morbido dotato di ritornello orecchiabile, ma non immolato al “giro di Do”. Questo sarebbe un ottimo singolo.

Per fortuna o purtroppo, la band sceglie Xin Xin, come estratto promozionale. Viene prodotto anche un video, di cui consiglio la visione. Il pezzo si esprime attraverso un riff di chitarra che, nella strofa, si alterna a fasi dove l’enfasi è tutta sull’accento forte. Armonicamente mi ha colpito in modo positivo la tensione sul finire del leitmotiv.

In genere, per il genere (scusate la ripetizione), si tende a “risolvere” nel refrain. La scelta produce un interessante elemento compositivo. L’assolo di suoni e intenti guadagna un 6 politico, per l’impegno. Nel brano, i Candies For Breakfast, praticamente raccontano scorci di vita. Storie tese tra persone e personalità che, in un modo o nell’altro, non trovano un compimento logico (ma anche illogico sarebbe qualcosa): un plauso all’esistenzialismo per quelli come me che alla propria psiche non hanno nulla da chiedere perché non comprenderebbero la risposta.

In Hot il basso acquisisce un’impronta più decisa col fattore “complemento”. Il riempitivo, intellegibile, ha un suo spazio naturale ben definito. Nella famigerata formazione a tre elementi (chitarra, basso e batteria) è un ruolo al quale non si può prescindere, il rischio di “vuoto cosmico” sarebbe troppo alto. Dal testo comincia a venir fuori con una certa prepotenza, che personalmente giustifico tutta, la stretta relazione tra i protagonisti delle avventure e l’alcool.

Sarà una sorta di cross-tracks: il fermento di qualsiasi sostanza per scopi alcolici, porta sempre in dote grandi positività. La musica rimanda l’immagine di un’emozione che brucia ed ha senso più nelle risposte immediate del corpo che in quelle razionali della mente. Le strofe sono edificate con criterio e mi è piaciuto lo scambio cromatico in alcuni passaggi. Ahimè il ritornello “apre” bene, ma pare non concretizzarsi in qualcosa di persistente nella testa di chi ascolta. Il bridge è, nella sua semplicità, la parte migliore del brano.

A questo punto, se state seguendo l’album passo passo e non siete audiolesi, vi sarete sicuramente accorti che i Candies For Breakfast hanno la fortuna di poter vantare una bella voce, solida interprete nel ruolo di protagonista, giusta, non grandemente estesa ma garbata e “moderna”(e sono due, poi vedremo). Ma non è tutto oro quello che luccica e come sempre i conti si fanno alla fine.

La progressione di strumenti, prima batteria, poi basso ed infine chitarra, sono il tappeto su cui viaggia Are You Cryin’. La prosa suggerisce una sorta di esame introspettivo, terzo. Il dualismo lui/lei cresce e invia nuovi segnali. Complici il ritornello maturo, la voce – su cui mi sono già espresso – e la melodia messa lì molto a paraculi (perdonatemi), ecco che un pizzichino di pelle d’oca affiora sul mio braccio destro, mutilato dagli incidenti e scolpito dagli interventi chirurgici. Stupore.

I tre minuti e mezzo circa di Time Keeps Going On mi hanno catapultato indietro di quasi venti anni. Alla ricerca affannata di quale colonna sonora mi ricordasse, ho apprezzato la sostituzione di atmosfera con gli accenti obbligati e la chitarra acustica a contorno. La composizione costruita in “sezioni” e la ricerca armonica, fanno da sfondo al contesto di amore (?) e sogni infranti: giovani dilemmi esistenziali crescono. Quando mi passerà la botta di alzheimer saprò essere più specifico sulla citazione.

 Qualcosa cambia al giro di boa: il lato B che non ti aspetti

Senza infamia e senza lode la canzone Everytime. Corretto il cambio di registro, ma il tema resta invariato. Il principio di un’insofferenza, vera o presunta, nei confronti proprio della punta di diamante dei Candies For Breakfast: la voce.

Una sferzatina un po’ qui e un po’ là non avrebbe gustato.

Segue il lento How Long. I cori maschili sparigliano le carte in tavola ed è un piacere per le orecchie e per il trend che, comunque, tenderà allo schema piatto, nonostante una buona scelta di suoni ed arrangiamenti (sempre con le dovute proporzioni, non parliamo di Michael Kamen) che riesco a descrivere unicamente col termine “moderno” (e tre). Anche se il richiamo ad alcuni gruppi noti, attivi per lo più negli anni novanta, è di facile connessione. Il pezzo racconta una storia sentimentale non ben definita, sicuramente ricca di scazzi, il che aiuta sempre in turno di scrittura: scrivere la gioia è prerogativa di pochi. Scrivere di scazzi è più semplice, ad esempio Luigi Tenco ci ha prosperato molti anni” (cit. Elio e le storie tese).

Finalmente torna la grinta con I’m Gonna Stay, che vista dal titolo sembra un ossimoro, ma non è così. Un brano che spinge alla riflessione, dove ritrovare la bussola della coerenza verso se stessi risulta un’attività tutt’altro che semplice.

Candies For Breakfast

Quasi al termine dell’avventura si accende la lampadina e mi accorgo che la trama ha un evoluzione cronologica e le canzoni sono, con tutta probabilità, strettamente collegate tra loro. Il guizzo del perspicace medio arriva, come al solito, verso i titoli di coda. Musicalmente, però, non ci sono ulteriori rivelazioni in The Death Of Me And You. Interessante il ritornello aggressivo e meno scontato rispetto al resto, preceduto da un “pre” strutturato a modino. Non necessario il solo a tema di chitarra, mentre il basso, con la punta di distorsione in più che satura perfettamente (senza la scia di effetto zanzara tanto odiata dai nostri timpani), è il fiore all’occhiello del pezzo.

Prima di concludere vorrei ricordare che nei Candies For Breakfast c’è anche un tizio che ci suona la batteria. Mi dispiace non avergli dedicato qualche riga, però sono con te mio caro amico, hai svolto un gran lavoro e la colpa è mia che tendo a drizzare l’orecchio solo in presenza di soluzioni ritmiche atipiche o di disparità. Chiedo scusa per non averti dato lo spazio che meriti.

We’ve Lost – Wake Me Up è presumibilmente il titolo che la band ha dato al tandem traccia 10/ghost track (che, mio modesto parere, nel terzo millennio non ha quasi più senso di esistere). Per la prima, il climax di tremolo/vibrato scolpisce una sorta di “moderna” (e sono quattro) ambientazione alla Sergio Leone dei spaghetti western. Trattasi di esempio cognitivo, non voglio fare paragoni, ma allusioni col fine ultimo di restituire un’idea condivisa. La canzone è un mid-tempo solido, adornato da obbligati e pause. Purtroppo la narrazione pare concludersi con rammarico. Lo stesso rammarico che, sul finale, ho provato io non amando i gorgheggi e i vari “uhuu”, “yeah” etc. etc.

Non classificata la ghost track. Facciamocene una ragione.

Conclusioni sconclusionate

“Accattatevillo”, direbbero dalle mie parti. Il “lato A” dell’album Candies For Breakfast vale lo sforzo e mette una buona pezza al meno riuscito “lato B”. Ricordiamoci che è un disco di esordio.

Mario Aiello

Candies For Breakfast: idillio di giubilo e colori, ma per cena? ultima modifica: 2018-05-29T12:47:48+00:00 da Mario Aiello