L’esordio di Comelinchiostro: domande criptiche che accettano solo risposte confidenziali, nascoste.

Di che cosa hai paura? Ciò che fai, il modo in cui lo vivi e quel che ne deriva, resta indelebile Comelinchiostro. Si potrebbe esprimere così il percorso personale a cui è impossibile sottrarsi durante l’ascolto di questo album.

Voglio cominciare subito sottolineando quelli che, a mio avviso, sono stati gli aspetti meno felici del disco di Comelinchiostro. La premessa può sembrare fuori luogo, ma è necessaria: devo liberarmi di un fardello inutile ai fini del commento che mi accingo a compilare.

Di Che Cosa Hai Paura?, per quanto concerne i contenuti e la forma espressiva adottata, è praticamente una “selva aspra e forte” (semi cit. del Sommo Poeta) di ermetismo prima maniera (alla Mallarmé), allegorie degne del rinascimento italiano e ripetizioni intense. Per i cerebrolesi “truzzi” come me, può essere troppo semplice lasciarsi attanagliare da questi pseudo-ostacoli e non riuscire a cogliere lo scopo ultimo della produzione. Richieste abilità percettive non proprio nella norma.

Disponibile già da Marzo sui principali canali di distribuzione digitale, l’opera prima di Comelinchiostro è un mix di generi ed intenti. Banalmente dico, in ordine di grandezza: cantautorato, pop, elettronico, leggera italiana, indie (qualche granello). Giusto per intendersi.

 Il disco, traccia per traccia.

Apre il sipario Chissà, estratto promozionale di cui è stato girato anche un video. Il pianoforte accompagna il concetto di un futuro costruito mediando sogni e possibilità. Storia di coppia, ma soprattutto di sfumature personali più decise, presenti, persistenti. Il richiamo ai dettagli di stampo naturalistico (es: neve, mare) muta la forma e l’essenza dei principi, volgendo verso una sfera contenitiva più grande e meno conosciuta. Un trampolino che non è un lancio, bensì lo stallo perfetto dove porsi la domanda: “ci vuole più coraggio per andare o restare?”. Lo scopriremo quando il treno sarà giunto.

In assonanza col brano precedente, Facile, è anche il secondo singolo che ha anticipato Di Che Cosa Hai Paura?. Il réclame, sulle prime battute, si fa sentire marchiato ma il motivo principale diviene via via più ritmato e anche l’uso della chitarra, in determinati punti strategici, regala quel quid di groove e coinvolgimento. Nota a margine, puramente personale: i regali di natale non sono mai, ripeto mai, facili. Né da fare, né da ricevere.

Segue Disegnerà. Una canzone più dolce, impreziosita da interventi di archi, probabilmente violoncello, che corrispondono allo spettatore un certo grado di maestosità, seppur ben delineato in piccolo cantuccio. Lo spazio ipotetico dove generare l’immagine delle cose che ci circondano ed idealizzarle trasposte su un supporto da disegno. Una tela, un foglio, forse un ricordo o un pensiero.

In China Come L’inchiostro viene introdotto un altro elemento comunicativo, oltre la musica. Si tratta dell’uso del monologo. In questo caso, il suono della macchina da scrivere, il cinguettio degli uccelli e la voce fuori campo, sembrano essere presi in prestito direttamente dal cinema. L’attitudine di Comelinchiostro a proporre una chiave di riferimento che spesso guarda alla “messa in scena”, al “teatro” o alla pura “rappresentazione”, è un tratto distintivo che (con risultati altalenanti) si aggiudica un suo spazio all’interno della produzione. Tornando al brano: l’esegesi figlia di una perdita, dolorosa, che impone una lontananza alla quale, nel profondo, mal ci si abitua.

Comelinchiostro(Comelinchiostro | Di che cosa hai paura? – Copertina)

La tempesta è una canzone che, forse più delle altre, lambisce i vari punti cardinali del cantautorato italiano. La forbice è ampia, si va dal fasto dei grandi nomi fino a sfiorare, in piccole dosi, anche le sfortune dei nomi meno noti (o meno riusciti). Il tema del viaggio assume qui una connotazione che suggerisce un taglio netto verso il sociale. Naturale conseguenza, o tappa, di un itinerario mirato verso un’ispezione intima che prosegue anche nel brano successivo.

La zattera della medusa è la “canzone” più “canzone” dell’LP. C’è ritmo, una frase orecchiabile ed una struttura pensata per favorire un facile ascolto. Per un fantomatico discorso di puro marketing, io, punterei forte su questa. La durata “radiofonica” non pare essere una singolare coincidenza.

Ho trovato molte difficoltà per inquadrare Tempo e virtù. Mea cupla. Sicuramente una delle canzoni più studiate e sentite di Comelinchiostro. L’ho personalmente vissuta come il racconto di chi può osservare e descrivere una difficoltà palese, fisica, materiale, ma che non è immerso “all’interno” di essa. Se potessi, lascerei più spazio alle altrui analisi. Sarebbero certamente migliori.

Chiude con inchino, ma senza standing ovation, Zenzero e noci.

 

In conclusione, se riuscite a non farvi scoraggiare dalle innumerevoli analogie proposte, dalle troppe ripetizioni spesso in “loop” e da alcune forme metaforiche stucchevoli, tendenti a generare sovrastrutture inutili ed ingombranti che fanno perdere il perno del discorso, vi ritroverete dinanzi a quanto segue.

Comelinchiostro, nel suo disco di esordio Di Che Cosa Hai Paura?, richiama con forza gli elementi tipici del cantautorato italiano, fatte le dovute proporzioni. Quando si parla di artisti emergenti o poco noti al grande pubblico, si è costretti a dare riferimenti. Spero non me ne voglia l’autore: le rappresentazioni sceniche del grande Gaber; le interpretazioni struggenti e imperiose di Cocciante; il simbolismo filosofico di Battiato; per finire con l’uso allitterante e ritmico dei versi di un maturo Samuele Bersani.

Questo è parte del risultato a cui ci si approccia.

L’album è suonato con criterio e intelligenza compositiva. La costruzione dell’arrangiamento è volta alla valorizzazione di un “difficile” (ma studiato) comparto lirico. Percepibile lo sforzo di creare tensioni e risolverle, talvolta, anche con soluzioni di più facile approccio per un orecchio non avvezzo al genere.

Mario Aiello

L’esordio di Comelinchiostro: domande criptiche che accettano solo risposte confidenziali, nascoste. ultima modifica: 2018-05-24T13:44:12+00:00 da Mario Aiello