Deadpool 2 e la difficoltà di fare Deadpool 2

 

Già che il primo Deadpool sia uscito nelle sale è stato un miracolo, figurarsi Deadpool 2.

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Deadpool, creato da Rob Liefeld e Fabian Nicieza nel lontano 1994, è diventato un personaggio di enorme successo. Successo che, complice un marketing studiato alla perfezione che sfrutta le caratteristiche del personaggio Deadpool, hanno replicato con il film.

Film difficile da realizzare perché costretto ad adattare un personaggio violento, metanarrativo, che fa del citazionismo pop estremo una marca peculiare.

Dovendo (e volendo) fare paragoni, Deadpool non è come Batman, è più come Darth Vader. Batman l’abbiamo visto in tutte le salse, dalle derive pop a quelle cupe, ipertecnologico o ipermuscoloso. Invece non ti aspetti che Darth Vader faccia battute o vederlo diverso dal silenzioso e rantolante signore dei Sith.

Lo stesso vale per Deadpool: senza battute, senza la metanarratività, senza il grottesco e il grand guinol, senza le citazioni, non sarebbe stato Deadpool. Ma non tutto quello che funziona nel fumetti, può funzionare nel film: tranne che nel primo Deadpool, riuscitissimo adattamento mediale dell’universo pop del mercenario chiacchierone.

Non potevamo non aspettarci un seguito, e non potevamo accontentarci di un film mediocre. Fortuna che Deadpool 2 non lo sia.

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Deadpool 2 – Il film

Prevedibile nella storia e prevedibile nell’arrivo delle battute, è proprio quella prevedibilità che permette allo spettatore di godersi davvero il film. Non dovendosi più preoccupare di presentare personaggio e personaggi, dinamiche e tono del film, Deadpool 2 esagera in tutto quello che ha reso cinematograficamente riconoscibile il personaggio.

Le citazioni e la metanarratività esplorano strade politicamente ed “editorialmente” scorrette e le scene disattendono, costruiscono e ricostruiscono i meccanismi narrativi tipici delle storie di supereroi. La difficoltà di Deadpool 2 era di non fare il verso, di non copiare il primo film, e in questo è riuscito nel compito. Il secondo capitolo si allinea col primo, rafforzandone i punti che avevano già funzionato.

Rendere cinematograficamente accattivanti (lo dice lo stesso Deadpool in una battuta del film) alcuni personaggi era difficile. Domino e Cable su tutti sono capaci di aderire con grande attenzione alla loro controparte cartacea, nonostante la marcata estetica differente.

Le scene post/nei titolo di coda sono, forse, le migliori di qualunque cinecomics: solleticano l’immaginario e il bagaglio dello spettatore, richiamando alla memoria le cose già viste e metanarrativamente ridicolizzandole.Non ci si aspettava che fosse Deadpool 2 a fare ordine nella continuity confusionale degli X-Men (in questo Giorni di un futuro passato aveva fallito), eppure è così e, coerentemente, lo fa con grande ironia.

Chi ha amato il primo film e chi ama il personaggio, se ne uscirà dalla sala contento. 

Chi non ha autoironia, chi non sopporta le battutine sboccacciate e si sconvolge come un’educanda di un convento ad un’orgia, proprio come ad un orgia: cosa ci è andato a fare al cinema?

Leonardo Cantone

Deadpool 2 e la difficoltà di fare Deadpool 2 ultima modifica: 2018-05-16T17:38:47+00:00 da Leonardo Cantone