Giuseppe Petrarca – L’avvoltoio: un medical thriller che squarcia il silenzio

“L’avvoltoio” di Giuseppe Petrarca è un medical thriller che squarcia il silenzio di un mondo di omertà e interessi economici, tra politica, mafia, corruzione, traffico illegale di organi.

Protagonista dell’opera è “il commissario Cosimo Lombardo, un antieroe per eccellenza. Specialista nel risolvere intricati casi nel mondo della sanità. Un cane sciolto sempre alla ricerca della verità.” Apre così l’intervista l’autore della Homo Scrivens.

Giuseppe Petrarca vive e lavora a Napoli in ambito “assicurativo”. Collabora con Medici Senza Frontiere. Da qualche anno ha iniziato a scrivere e pubblicare “medical thriller”. Un genere poco “battuto” in Italia. “Le dinamiche del noir sono solo una scenografia per parlare dei drammi della società” dichiara Giuseppe.

TRAMA E PERSONAGGI

Svelaci la trama.

Il commissario Cosimo Lombardo, rientrato in Sicilia per un periodo di riposo, è costretto, invece, a dirimere due intricate vicende: un traffico d’organi gestito da un’organizzazione criminale internazionale, che non esita a operare anche su bambini, e una violenta epidemia, fatta scoppiare nel campo di accoglienza di Cala Manenti al solo scopo di causarne la chiusura, per dirottare gli immigrati in un’altra struttura direttamente gestita da soggetti mafiosi collusi con esponenti del ceto politico locale. In entrambi i casi, determinante è l’apporto d’insospettabili medici che si prestano a tradire il giuramento d’Ippocrate per sete di denaro e per sotteso razzismo.

Hai scritto diversi libri, a quale personaggio ti senti più legato e perché?

Nel mio primo “medical thriller” Inchiostro rosso, il personaggio principale era Davide Silli, un giovane inchiodato su una sedia a rotelle a causa di una patologia degenerativa. Davide è stato senza dubbio il mio primo e più amato personaggio. Tratteggiando Davide ho raffigurato me stesso e tanti di noi che, zavorrati dalle nostre fragilità e dalla nostra mediocrità, non riusciamo ad emergere e staccarci verso nuovi orizzonti. Questo personaggio, prima ancora del protagonista assoluto della serie, ovvero il commissario Cosimo Lombardo, mi ha insegnato molto. Mi ha insegnato a lottare e sperare sempre. Anche quanto tutto sembra perduto. Perché, se è vero che la speranza si è affievolita, è necessario, comunque, sperare. Sperare come necessità di vita. Sperare come bere o respirare. Un bisogno insopprimibile.

PASSIONI

Qual è la tua più grande passione?

La mia grande passione è la scrittura. Ma un autore è ancor prima un lettore. I miei generi preferiti sono, ovviamente, i gialli. Da Maurizio De Giovanni a Faletti passando per i grandi scrittori oltreoceano come Jeffery Deaver e Robin Cook. Una buona lettura con sottofondo musicale e tanta cioccolata fondente. Le altre mie due passioni. Ogni tanto mi ricordo anche del fisico e non disdegno una partita a tennis.

Com’è nata questa passione?

Nasce da una consapevolezza: scrivere ci rende liberi! La scrittura ha la capacità di farci volare alto con il nostro immaginario. Apre nuovi orizzonti fuori e dentro di noi. La scrittura attraversa la vita stessa di chi scrive. E così leggere e scrivere non sono più due atti di intima solitudine (siamo soli quando leggiamo e scriviamo). La forza dirompente di comunicare agli altri le proprie emozioni, nell’ambizioso tentativo di far riflettere il lettore su temi che riguardano l’intera società civile, attribuisce alla scrittura un valore unico e rivoluzionario.

L’INVITO ALLA LETTURA

Se ti dicessi di “invitare i lettori” a leggere il tuo libro, cosa gli diresti?

Cari amici lettori, è vero che in questo periodo dell’anno le pubblicazioni letterarie sono tante e possiamo dire anche di valore, ma è anche vero che il mio ultimo medical thriller “L’Avvoltoio”, che completa la trilogia edita da Homo Scrivens, è un libro che va assolutamente letto. I due temi centrali, l’immigrazione e il traffico illegale di organi umani, si intrecciano in un crescendo di grande intensità. Direte che sono di parte?…Ma, credetemi, questo romanzo parla alle coscienze di tutti noi cercando di squarciare un velo su alcuni vergognosi e orribili accadimenti.

FOCUS SOCIALE

Stiamo vivendo un periodo molto complesso, sul piano socio-economico e, permettimi, anche umanitario, sulla questione “immigrazione”. “L’avvoltoio” si presta ad essere strumento di riflessione sulla tematica. Cosa ne pensi?

Sulla pelle degli immigrati c’è chi specula e si arricchisce. Non si tratta di un modo di dire, ma dell’agire concreto di delinquenti abituali, politici collusi e medici corrotti. Non possiamo voltarci dall’altra parte e neppure strumentalizzare il problema per bieche finalità politiche e di parte. Siamo stati anche noi immigrati. È un dramma mondiale che investe la nostra società mettendo a repentaglio, secondo alcuni, la nostra stessa sicurezza. Invece, le responsabilità dell’occidente sono gravissime. Questo esodo di massa finirà per essere la nemesi del nostro mondo se non saremo capaci di gestirlo con umanità, cooperando tutti insieme.

CITAZIONE

Godiamoci uno stralcio de “L’avvoltoio” di Giuseppe Petrarca.

“Restò a guardare l’orizzonte, assorto nei suoi tormenti, mentre, tornato a uscire in balia di un richiamo inconscio, attraversava la stradina che costeggiava la scogliera. Lì, dove la spigolosa e nera pietra lavica si lasciava levigare dalle azzurre acque di Pozzillo, il sole a quell’ora, prima di tramontare, offriva ancora il suo spettacolo estasiante: tiepidi raggi poggiati sulle onde si rifrangevano ed espandevano, tratteggiando un solco d’oro sull’intenso cobalto.

Era il momento di lasciarsi andare, di provarci, con la consapevolezza e il coraggio di ripartire da zero. Desiderava fortemente riemergere dal torpore. La Sicilia, la sua terra, gli concedeva la possibilità di cercare l’identità smarrita. Cosimo sapeva che il passato non andava demolito: l’esperienza di tutore della legge gli era servita a renderlo più forte, insegnandogli a stare dalla parte dei deboli. Sempre alla ricerca della verità, a qualsiasi costo.

A pochi passi dal mare increspato da un vento profumato, il commissario respirava a pieni polmoni, con il desiderio di rinascere, aprire le porte a una nuova vita. Accarezzò l’idea di lambire con le mani la superficie dell’acqua, un gesto simbolico di rigenerazione del proprio spirito, un riscatto tutto suo, lontano dagli occhi del mondo, un appuntamento con il destino che non poteva più essere rimandato.

Si tolse la giacca, si liberò delle scarpe e dei calzini per restare a piedi nudi, in cerca del tocco dolce e invitante delle onde. Quel contatto gli restituì l’energia che credeva di aver perso nella sua fase di fragilità. Ascoltò in quel silenzio i suoi pensieri e, in sottofondo, il ritmico movimento del mare. Rimase così per un tempo che gli sembrò infinito.

Quando decise di rincasare, sapeva che nulla sarebbe stato più come prima”.

 

Maura Messina

Giuseppe Petrarca – L’avvoltoio: un medical thriller che squarcia il silenzio ultima modifica: 2018-05-06T13:08:49+00:00 da Maura Messina