Mario Simposio – Bread, Wine and Roses: Jazz che trascende l’iperuranio

Mario Simposio, chitarra al seguito, dopo l’EP Un Simposio In Jazz, si produce in un long playing che diventa “concept oltre la musica”. Ecco “Bread, Wine And Roses”.

Ignoro il motivo per cui il buon Manzi abbia deciso di mutare il proprio cognome artistico in Simposio. Può darsi che lo imponga il Jazz stesso come un canone da rispettare, a seconda delle affinità espresse.

Partendo dal presupposto che il Simposio di Platone l’ho letto, purtroppo non tradotto direttamente dal greco in virtù dei miei studi scientifici, dunque so di che si tratta. So anche che il “filtro” platonico mi sta anche un bel po’ sulle scatole e di conseguenza, a parte il peso specifico dell’opera, intesa come lascito di una cultura e di una civiltà spiccatamente all’avanguardia per l’epoca in quanto ai temi del sociale e della politica, trattasi di una filippica interminabile e noiosissima tra gente edotta che si accapiglia, in modo composto, su cosa sia e come interagisca “l’amore”.

Unico risultato positivo: l’accrescimento intellettuale attraverso il confronto dialettico.

Probabilmente è su questo tema che Mario Simposio fonda l’intero concetto del suo album. Essendo basato sul sul dialogo, la forma jazz strumentale è forse una naturale conseguenza. Ne ho tratto una personale interpretazione.

Mario Simposio

Prima della musica, ho voluto soffermarmi sull’immagine di copertina e sul titolo del disco. Entrambi, semplicemente, ispirano un incontro romantico. Le rose rosse come presente da offrire all’ospite, del buon vino rosso col quale diluire le emozioni e dei tocchetti di pane per tenere lontane le ansie e regolare l’alcol.

Con questa cornice si presentano all’ascoltatore gli otto brani che compongono Bread, Wine And Roses. Disponibile dal 14 Maggio per l’etichetta Sonora Record, distribuito da Impronte Sonore. Nei limiti del possibile vediamo assieme cosa ha da offrirci.

Mario Simposio – Bread, Wine And Roses (Traccia per Traccia).

Apre Fun, con una frase allegra e un motivetto che farà capolino più volte durante l’opera. Una corretta introduzione per aprire le danze..

Segue Blues Dialogue (feat. Myhoo). Come suggerisce il titolo, il brano è caratterizzato da un’ambientazione blues, non tanto per l’espressione musicale in sé, più per “piglio” e “carattere”. Dolce e decisa allo stesso tempo. Un featuring che arricchisce realmente la produzione. Raro.

Gipsy Trip si distingue per il ritmo sostenuto e peculiare che mantiene il tutto a metà strada tra spettacolo di festa folkloristica e impressionismo d’autore in chiave Jazz. Presumo che tradurre la sinestesia può essere arduo, ma vale tutto lo sforzo.

Pistachio, invece, è lineare con una sessione di batteria più presente e decisa, scorre via leggero e piacevole.

A questo punto comincia a delinearsi con tratti marcati la condizione di cui sopra, ovvero, l’incontro romantico. Mario Simposio, con In A Strange Situation, racconta esattamente il momento in cui, durante un’ipotetica cena, le cose prendono una “strana piega”. Quelle che fanno sorridere lei e alzare il sopracciglio di lui. La chitarra canta e sembra suggerire le battute ai diretti interessati.

L’atmosfera diviene al tema cardine del disco in Serenity. L’impronta “Jazzie” (sempre declinata all’inglese) ripercorre anche il motivo di chitarra già sentito in Fun. Il brano pare essere un accompagnamento figurato verso il pezzo successivo.

Bernie’s Cover se è un omaggio a qualcuno, mi scuso per l’ignoranza, ma non ho colto il collegamento. Quando volevano farmi sentire a forza i vari Billy Cobham, Stanley Clarke e roba varia, io ho preferito sempre Yellow Jacket e Al Jarreau, giusto per fare qualche nome. Ovviamente tutto questo non c’entra nulla col Jazz di Bread, Wine And Roses, era solo per dire che, nel caso, non so di quale Bernie si tratti. Fatto sta che la differenza rispetto al contesto c’è e si nota.

Siamo agli ultimi sorseggi di vino, ce lo ricordano le note di The Last Glass Of Wine. La serata volge lentamente al termine e si avvicina l’attimo fugace in cui le sensazioni si sublimano e rilasciano il vero senso dell’incontro. Avrei preferito lasciar finire il brano con un fade-out classico, solo per lasciare ancora spazio all’immaginazione. Va bene lo stesso.

In definitiva, a mio avviso, è questo l’approccio corretto all’opera di Mario Simposio: Un sottofondo, non troppo colto e ardito, che accompagna un incontro sezionandone ogni momento. Non mancano i dettagli per un ascolto più “tecnico”, ma, probabilmente, sarebbe una forzatura che snaturerebbe il buon risultato di un “concept oltre la musica”.

Mario Simposio Social

Facebook

Mario Aiello

Mario Simposio – Bread, Wine and Roses: Jazz che trascende l’iperuranio ultima modifica: 2018-05-14T19:20:45+00:00 da Mario Aiello