Il mondo dei Kaufman tra Truffaut, l’indie e Brescia

Kaufman non è solo il cognome di Andy, l’attore comico statunitense, ma anche il nome di una band che, partita da Brescia, sta girovagando per tutta l’Italia. Volevamo chiedere un po’ di cose a questi ragazzacci e abbiamo fatto quattro chiacchiere con Lorenzo Lombardi, leader del gruppo ed autore dei brani.

kaufman

Ciao Lorenzo! Suppongo che il vostro nome sia legato ad Andy Kaufman. È così? se sì, perché proprio lui? Avreste potuto scegliere anche “Carrey”, “Norton”, “McGregor”, no?

Sì avremmo potuto. Però, capiamoci, McGregor faceva troppo macho, Norton troppo antivirus per chi ha un raffreddore cronico e Carrey, be’, lì ci sarebbe stata una splendida attinenza, Carrey è Kaufman. Comunque sì, il nome è un tributo a Andy. Era un personaggio talmente folle e sopra le righe che mi è sempre piaciuto. E poi Kaufman suona, alle mie orecchie, così bene.

Truffaut e la Nouvelle Vague giocano un ruolo fondamentale nel vostro mondo. Che impatto ha il cinema sulla vostra musica e sulla vostra vita?

Ha un grande impatto come immaginario, ma come molte altre sfere artistiche: la musica, la letteratura, i fumetti. È chiaro che l’elemento citazionista fa parte del mio modo di scrivere. L’idea è quella di creare un collegamento analogico tra una situazione molto reale, impressa in una fotografia, e un immaginario collettivo, descritto nella citazione letteraria o cinematografica o della cultura pop. Come a dire: guarda questa storia con un occhio, con l’altro osserva l’immaginario che ti propongo. Ecco, adesso hai una visione 3D di quello che ti sto raccontando.

Nel caso di Robert Smith funziona così: da un lato c’è un gioco di parole su una canzone celebre dei Cure “ È venerdi e sono innamorato come Robert Smith”, dall’altro parlando di un concerto, di un amore , di due persone a me crea fotografie con colori scuri, dark, rossetti rossi, capelli spettinati.

Si parla molto di Scena Romana e spesso si dice che “se non ti trasferisci a Milano non potrai mai avere successo”. Voi, invece, da Brescia avete infranto le regole, insieme anche a Frah Quintale. Cosa sta succedendo? 

Faccio molta fatica ad analizzare la mia città. Non sono nemmeno sicuro che qualcosa stia cambiando, nel senso che sia in atto un processo. Credo fossero decenni che da Brescia non emergeva qualcuno a livello nazionale. Adesso questo è accaduto in due casi e forse ci sono embrioni di una nuova scena, ma solo il tempo riuscirà a dirlo credo.

Siete entrati nella playlist “Indie Italia” di Spotify con il brano “Macchine Volanti”. Mi sembra inevitabile chiederti cosa pensi dei compari che vi affiancano nella playlist.

Tutto il bene possibile. Io credo che stiamo vivendo una piccola età dell’oro e il punto di riferimento, nella maggior parte dei casi, è proprio quella playlist. Dalle etichette e dai progetti indie nascono realtà che poi spesso diventano major, che partono da locali davanti a 10 persone e arrivano in certi casi perfino a palazzetti o a stadi. E tutti fanno fondamentalmente pop.

Il vostro tour è  partito da Brescia il 27 ottobre e da allora non vi siete più fermati. Anzi, ne avrete per tutta l’estate. Qual è stata la tappa più emozionante fino ad ora?

Non riesco a indicarne una sola. Come dicevi abbiamo fatto moltissime date e ne abbiamo ancora molte. In ogni data il pubblico cresceva e in ogni occasione abbiamo conosciuto persone nuove e fatto esperienze che difficilmente dimenticheremo. La tappa più emozionante è sempre la prossima. Questo è il senso del viaggio, no?

D’accordissimo. Parliamo ancora di tour. Spesso le band hanno storie bizzarre e assurde a riguardo. Ce ne racconti qualcuna?

Di ritorno da alcune date in Puglia, dopo tipo 10 ore di furgone, arriviamo a circa un’ora da Brescia. Ci sorprende una coda. Alcuni di noi hanno la folle idea di uscire dal’autostrada. Io mi oppongo. Si mette la cosa ai voti. Vince il partito dell’“usciamo dal’autostrada”. Ok. 3 minuti dopo essere usciti inizia la nevicata più epocale di questo inverno. Su strade provinciali, poco battute l’aderenza si fa in pochissimo tempo molto rischiosa. Io sono stato colto dall’ansia. Abbiamo pensato seriamente di dover accostare e ricorrere al cannibalismo per sopravvivere. Nella mia mente immaginavo già un film tratto dalla nostra avventura del’orrore che avrebbe spaventato centinaia di persone. Poi mi hanno dato una botta in testa. E mi sono risvegliato a Brescia.

Ci hai detto di quanto vi ha influenzato il cinema e della musica che gira oggi. Tra la Nouvelle Vague e la new wave, quanto sono importanti le citazioni all’interno dei vostri brani?

Sono un tratto distintivo della mia scrittura. Credo che definiscano un linguaggio comune, un campo semantico che tiene legato autore e ascoltatore. Sulla base di questo gancio poi si raccontano storie individuali e personali. È un ‘attitudine postmoderna.

Si potrebbe dire che i Kaufman siano secondi solo ai Deep Purple per i repentini cambiamenti di formazione. Quanto ha influito ciò sulle vostre canzoni?

Non molto in realtà. I cambi di formazione risultano nel senso che io ho adottato fin da giovanissimo lo pseudonimo Kaufman che quindi si è adattato a differenti progetti che hanno poco a che vedere l’uno con l’altro. I Kaufman di oggi ci sono di fatto da 2 dischi e la formazione è di fatto la medesima.

A proposito di formazioni: come si sta da quando Baggio non gioca più? Ed Hubner, invece, che è diventata una traccia dell’ultimo di Calcutta?

Eh, il Brescia dei tempi d’oro. Da lì in poi c’è stata solo una lunghissima e fumettistica sofferenza.

Cosa si prova a condividere gli spazi con un atalantino?

È terribile.

“L’Età Difficile” è tratto dal vostro ultimo album “Belmondo” e si tratta di una citazione a Truffaut. A proposito, di “età difficile” e “bel mondo”, cosa pensi della situazione in cui ci troviamo oggi?

Viviamo in un momento storico confuso, di passaggio, spesso non facilmente intellegibile. Di cambiamento, ma senza sapere esattamente in che direzione si vuole andare. Per questo, se ci pensi, il sociale , o meglio, il politico sta fuori dalle canzoni. Credo che chi scrive possa solo raccontare microcosmi, cellule circoscritte magari esistenziali che raccontino i dubbi e gli inciampi di una generazione. Oppure le componenti umane e quindi valide in ogni tempo, come l’amore.

Un’ultimissima domanda prima di salutarci : cosa farete a fine estate, quando il tour sarà terminato?

A fine estate riuscirà Belmondo in una edizione deluxe, con brani in più per Universal. Quindi di fatto non ci fermiamo. Anche se io sto già scrivendo altro.

 

Assunta Urbano

Il mondo dei Kaufman tra Truffaut, l’indie e Brescia ultima modifica: 2018-06-10T10:37:08+00:00 da Assunta Urbano
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