Migranti: “L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa” di Marco Aime

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no”.

(Primo Levi)

L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa” dell’antropologo Marco Aime, edito da Bollati Boringhieri, è un racconto corale, dove le storie degli abitanti di Lampedusa si intrecciano con quelle dei migranti e degli immigrati arrivati lì nel corso degli anni.

Battuta da venti forti che ne hanno modellato la forma, più vicina all’Africa che all’Europa, l’isola era sconosciuta ai più fino al 1986, quando Gheddafi le lanciò contro due missili. Fu allora che si prese conoscenza di questo lembo di terra dimenticato dell’Italia lungo appena sei chilometri.

Negli ultimi trenta anni l’isola è stata al centro di un’ondata migratoria proveniente dall’Africa subsahariana, diventando l’avamposto d’Europa, la prima tappa per migliaia di disperati in fuga dalla fame e dalle guerre dei loro paesi. Lampedusa non era un confine, lo è diventato: non è stata la natura a stabilirlo, ma l’uomo.

I confini, le frontiere creano lo straniero, quello di cui abbiamo bisogno per proteggerci dal diverso e per sentirci civili. Aime ci invita a riflettere sulla parola “straniero”, che già a pronunciarla induce ad un confine che ci separa dall’altro e lo priva della sua dignità ed umanità, riducendolo ad un numero utile solo per elaborare dati statistici.

Dovremmo renderci conto che, in fondo, su questa terra siamo tutti ospiti, abitanti provvisori, e prima di noi il “nostro” posto è stato abitato da altri. 

Migranti

A Lampedusa tutti, abitanti e migranti, vengono da un viaggio. Per noi Occidentali il termine viaggio evoca vacanza, tempo libero, ed è ben diverso dal viaggio di chi è costretto a scappare dalla propria terra e mette in conto di poter trovare la morte, ancor prima del viaggio in mare, tra le spiagge del deserto o in qualche prigione libica.

Il 3 ottobre 2013 è una data ancora vivida nella memoria degli isolani: un barcone si rovesciò a pochi metri dalla riva e perirono trecentosessantotto persone. I Lampedusani non si considerano degli eroi, ma dai loro racconti commossi emerge l’indole della gente di mare aperta al passaggio delle persone.

“Lampedusa è terra di passo, pennone di nave, dove il migrante riposa prima di ripartire”. Sarei curiosa di sapere quale sia stata l’accoglienza ricevuta da questo libro ma, considerando l’incremento di idee xenofobe e razziste anche qui in Italia, non credo sia stata delle migliori.

Le migrazioni sono state fondamentali per l’evoluzione umana: nel corso dei secoli ci siamo mescolati geneticamente e culturalmente, per cui è impossibile parlare di razze.

Purtroppo ci sarà sempre chi penserà il contrario, ma non potrà mai trovare l’appoggio né della scienza né della storia.

Perché leggere un libro come questo? Aime ci invita a rendere possibile una politica dell’accoglienza e dell’ospitalità: ogni cosa si può realizzare, persino contro ogni probabilità, se saremo in grado di superare quelle barriere mentali che ci tengono imprigionati ai luoghi comuni e alla paura del diverso, e che ci hanno fatto smarrire il valore della “pietas” intesa come sentimento di compassione e rispetto verso l’altro.

Milena Del Prete

Migranti: “L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa” di Marco Aime ultima modifica: 2018-06-30T12:32:45+00:00 da Milena Del Prete