Savant di Jøn Mirko, l’autore con quattro mani

Parliamo dell’opera di Jøn Mirko, con Giovanni Jonvalli. Lo scrittore inizia così a raccontarci di Savant:

“Il protagonista si chiama Henry “Hank” Russell, e già nel nome porta l’amore degli autori per le opere di Bukowski e di Bertrand Russell. È un detective del LAPD introspettivo e solitario, con un senso etico molto forte. Un buono, portatore di una visione del mondo affascinante. 

Quest’opera è stata pensata per coloro che vogliono sapere qual è il vero motivo dell’esistenza e lo scopo ultimo dell’universo”.

Giovanni tu sei la metà di “Jøn Mirko”, dico bene?

Jøn Mirko, l’autore del libro, è in realtà lo pseudonimo di due autori, Giovanni Jonvalli e Mirco Filistrucchi, che scrivono a quattro mani.

Come hai conosciuto Mirco?

Siamo amici da trent’anni e abbiamo collaborato in svariati progetti artistici. Mirco è un paroliere con all’attivo diverse partecipazioni a Sanremo, Giovanni un fotografo e un esperto di informatica. Savant è il nostro primo romanzo e altri due sono quasi ultimati.

PASSIONI

Quali sono le vostre passioni?

Siamo entrambi lettori onnivori, anche se con inclinazioni diverse: Mirco è un grande consumatore di saggi sulla fisica quantistica, la cosmologia e la statistica, Giovanni ha una passione per l’antropologia, l’arte e la letteratura horror e weird. Savant è una perfetta sintesi di queste passioni, così come è una sintesi di due stili di scrittura diametralmente opposti. Per questo si può dire che Jøn Mirko sia una “persona” a sé, intendendola qui nel senso della maschera greca.

Allora mi rivolgo alla maschera: Jøn Mirko, come nasce la tua passione per la scrittura?

Scrivere un libro è meraviglioso: è un modo fantastico per imparare qualcosa di nuovo, quando si svolgono le ricerche, ad esempio.

Ma è anche inquietante scoprire che ciò che abbiamo scritto trova frequentemente echi imprevisti nella realtà.

Scrivere è un modo per capire ciò che si pensa davvero, per tirare fuori quello che ci portiamo dentro.

Un atto psico-magico, quindi. E anche un modo per trovare l’equilibrio dato che, come scrive Cristopher Moore: “Tutti i libri rivelano la perfezione, per quello che sono o per quello che non sono.”

FOCUS TRA LE PAGINE

Savant è un libro scorrevole, ma scritto in modo non banale e attento ai dettagli. Si tratta di un thriller serrato, che tiene il lettore col fiato sospeso fino alla fine, catturandolo e trasportandolo in un giro di giostra dal quale scenderà “almeno un po’ diverso” sottolinea l’autore a quattro mani.

Jøn Mirko, quale messaggio ti piacerebbe arrivasse al lettore?

Savant parla di molte cose, e non so se ci sia un vero e proprio messaggio che vorremmo dare. Se esiste una morale, in questo romanzo, è che ognuno di noi fa della propria vita il senso stesso della sua esperienza. Ognuno dei personaggi è felice o infelice solo in base a quanto è coerente col proprio sentire più profondo.

All’inizio del romanzo, anche il protagonista è un uomo che, per una malattia, sembra aver perso il proprio senso. Ma è anche il momento in cui, senza che sia necessario porre in atto una fuga, riprende contatto con sé stesso. Parlando anche di malattia, è inevitabile che il libro si spinga ad una riflessione sulla esistenza, fino ad addentrarsi in considerazioni su dio o sulle sue ipotesi.

Come quella del punto omega, formulata da Pierre Teilhard de Chardin  e ripresa da Frank Tipler negli anno ’80.

Alla fine, quello di Savant, è un messaggio di serenità e di speranza, perché qualsiasi ipotesi possiamo fare su ciò che ci aspetta dopo la morte, abbiamo la fortuna immensa, e statisticamente improbabilissima, di essere vivi in un universo estremamente interessante.

TRAMA E PERSONAGGI

Ci sveli a quale personaggio ti senti più legato e perché

Sicuramente Hank, il protagonista. I suoi pensieri, le sue riflessioni sono sostanzialmente le mie, e anche se non ho vissuto le sue stesse esperienze, il modo che ha di affrontare le difficoltà è un modo che riconosco. Ovviamente in lui c’è anche molto altro, le sue riflessioni sulla sopravvivenza degli oggetti alle persone, per esempio, derivano sostanzialmente da una poesia di Borges che mi è rimasta dentro. Così come in altri capitoli alcune sue esperienze sono rielaborazioni di cose che  mi sono successe.

Cos’è “scrivere” per te?

Scrivere è questo: prendere un’esperienza personale e farla diventare universale.

Per fare questo è necessario introdurre una distanza.

Ma è davvero difficile fare graduatorie, abbiamo cercato di dare dignità e profondità a tutti i personaggi, anche quelli minori. A volte dedicando loro dello spazio, altre volte concedendogli solo il tempo di una riflessione, una battuta, un dettaglio. Ma sempre con l’intenzione di renderli tridimensionali, di lasciare il lettore col desiderio di saperne di più, di ritrovarli, prima o poi, ed entrare nelle loro vite per conoscerli meglio.

Svelaci la trama

Hank Russell e Zach Schmulevitz, due detective della omicidi diversi come il giorno e la notte, si trovano dirottati alla Human Law Enforcement, l’unità della polizia di New York che si occupa di crimini contro gli animali. Costretti a lavorare insieme, dovranno superare le rispettive diffidenze quando, dopo un intervento al Roosevelt Hotel, il corso delle loro vite cambierà per sempre. Oltre la porta della suite 900 troveranno il primo frammento di un orrore primitivo e possente che pretende di essere ricomposto in un disegno al di là di ogni immaginazione. Quella che appare una follia senza nome diventerà un’indagine dove la soluzione di ogni enigma è un gioco di specchi che rivela una traccia più complicata della precedente.

Hank e Zach dovranno andare a ritroso nel tempo fino alle terre selvagge del Nord Dakota e quindi in Texas, prima di scoprire cosa collega tra loro dodici morti misteriose.

Intanto l’orrore allunga la sua ombra mortale. Perché migliaia di lettere vengono scritte col sangue di uno sconosciuto tipografo e qual è il nesso che unisce tre uomini intrappolati vivi al rapimento di un bambino?

Proprio quando ogni traccia evapora nel nulla e tutto appare perduto, un colpo di scena consegna il colpevole. Sembra tutto finito, ma un anziano professore scampato ai campi di sterminio, esperto di Kabalah, è convinto che ci sia altro e che la soluzione sia ancora lontana. Una indagine difficile come seguire il fumo di una sigaretta in una foresta in fiamme, una mente geniale dietro omicidi sempre più efferati, una traccia che condurrà ognuno al proprio inevitabile destino.

CITAZIONE

Adesso godiamoci uno stralcio di “Savant” di Jøn Mirko 

Arrivato a casa non era pronto per quel silenzio. Avrebbe voluto portarsi dentro un po’ di rumore, di pioggia, di vento. Qualcosa che rendesse meno definitive le parole del medico, qualcosa per passare la notte.

Accese la televisione tenendo il volume al minimo, riempì la vasca di acqua bollente, prese sigarette e bottiglia e ci si infilò dentro, cercando di capire come affrontare quella cosa. Bevve una lunga sorsata di whisky e chiuse gli occhi dopo aver slacciato il guinzaglio ai suoi pensieri, che incominciarono a rincorrersi come cani in libertà, annusando ogni tanto la sua vita in cerca di un posto adatto per pisciarci sopra.

Ciò che si impara, se si vive abbastanza a lungo, è che la propria disperazione e il proprio dolore, per quanto grandi, non cambiano niente nel mondo: la gente vive, ride, ama, taglia il pesce e litiga esattamente come in ogni altro momento. E la pioggia non smette di cadere, né è meno bagnata. Poi, quando la notizia arriva, si resta sospesi, come palloni frenati tesi a pattugliare un orizzonte immobile.

Il fatto è che non siamo pronti ad accettare la nostra morte: non ne abbiamo mai fatto esperienza. La migliore metafora della condizione umana è la foto di una ragazza, scattata l’undici settembre 2001. La ragazza era nella torre Est e, guardando l’immagine sgranata, si capisce, o si immagina, cosa devono essere stati i suoi ultimi pensieri. Deve aver udito il rombo dell’incendio e le sirene dei mezzi di soccorso, centinaia di metri più in basso, e deve aver gridato che la venissero a prendere, che calassero una fune, una scala, qualcosa, finché il fumo non è diventato un muro bollente. E lei si è tuffata.

È così che la si vede in quella foto, i piedi uniti tesi all’ingiù, i capelli in alto, mentre con una mano si tiene ferma la gonna, perché non si alzi a mostrare le gambe, come una tuffatrice della domenica, dal trampolino più alto del mondo.

E guardando quella foto sappiamo che fino all’ultimo istante, fino a un attimo prima dell’impatto, quella ragazza ha pensato che se la sarebbe cavata. I pixel sgranati dalla distanza non permettono di capire quanti anni abbia, se sia carina, se porti occhiali oppure no, ma tutto, nell’atteggiamento del corpo, nella tensione che esprime, induce a credere che abbia visto la fine corrergli incontro a nove metri al secondo con un fondo di incredulità negli occhi.

Bang.

Ecco, quella ragazza siamo noi. Tutti noi. Intenti a fare piani e a scrutare il mondo, inconsapevoli del salto che abbiamo spiccato nel momento stesso della nostra nascita. Ci vuole qualcosa che possa scuoterci, che ci distragga dal luccichio delle cose intorno a noi e riporti il nostro sguardo all’asfalto imminente. Qualcosa come un tumore, ad esempio.

Era trascorsa più di un’ora, l’acqua nella vasca era diventata fredda e la bottiglia ormai vuota galleggiava tra iceberg di schiuma e pozze d’acqua artica di un azzurro artificiale. Senza alcun messaggio al suo interno.

 

Maura Messina

Savant di Jøn Mirko, l’autore con quattro mani ultima modifica: 2018-06-21T13:32:02+00:00 da Maura Messina