Gustavo | Dischi volanti per il gran finale: un laboratorio di scrittura pericolosa.

Gustavo non esiste, almeno non per davvero: è un personaggio nato dall’esigenza di Francesco Tedesco di raccontarsi, celando dietro un nome inventato parole vere.

Gustavo scriveva poesie “amare” su un social alcuni anni fa. Quelle poesie sono diventate i testi delle canzoni di Dischi volanti per il gran finale. Ciascun brano deve moltissimo a quell’esperienza poetica, tanto che i versi sono stati musicati senza apportare alcuna modifica alle parole.

L’album nasce, quindi, al termine di un lungo viaggio cominciato nel 2012 dalle parole, senza alcun accenno alla musica. Questa si è unita ai racconti solo in un secondo momento, quando alla voce e alla chitarra di Francesco si è aggiunta la batteria dell’amico Aldo (Canditone).

L’esperimento dura un anno, resta rinchiuso in uno studio, poi si interrompe fino al 2016.

A distanza di cinque anni Gustavo riprende in mano quel progetto, le parole e le partiture, e approda ad un nuovo tentativo. Insieme ad Aldo (alla batteria), Antonio di Filippo (al sax) e Gennaro Ferraro (alla tromba), dà alla luce l’album Dischi volanti per il gran finale.

Gustavo – Dischi volanti per il gran finale

 

L’album è composto da 11 canzoni legate tra loro dal filo conduttore dell’intimità, della liricità, che vengono interpretate da Gustavo con un timbro che ricorda in molte inclinazioni quello di De Gregori.

Si presentano alcuni temi cardine che vengono affrontati e declinati in modo vario nel corso del disco.

Per esempio, il rapporto tra “io cantante” e scrittura: la seconda traccia, Sanbenitos e berretti da somaro, è percorsa dall’idea per cui non si debba lasciare nulla di scritto, e che, in caso contrario, alla scrittura debba seguire un percorso di correzione costante. Per poi concludere, sul finale, che “a volte so già il finale | e per cambiarlo mi devo rovinare”.

Un’altra tematica che si rincorre nelle canzoni è quella del sogno, o meglio dell’incubo.

Una traccia prende proprio questo titolo, Incubo, ed in essa si sovrappone il tema della scrittura nel bellissimo verso “Mi fermo a scrivere, altrimenti perdo il treno”.

Incubo si conclude affermando che Gustavo è “già sveglio e questo è un incubo”, che si collega circolarmente con la traccia Piani, in cui si canta “E mi desto da quest’incubo | Che mi vuole buono, giusto e guasto”.

Gustavo Dischi volanti per il gran finale

Il linguaggio adottato da Gustavo nelle sue canzoni-poesie è diretto, talvolta crudo, e crea con la musica un rapporto straniante. Eppure, il risultato di questa unione è inaspettato. Le canzoni comunicano con l’ascoltatore, dialogano con lui, ed è – vale la pena ribadirlo sempre – questo lo scopo principale della musica in quanto arte.

Dischi volanti per il gran finale secondo me è un album meritevole, forse proprio in virtù della lunga riflessione che lo ha preceduto e gli ha concesso una forma ed una sostanza di valore.

 

Francesca Tummolillo

Gustavo | Dischi volanti per il gran finale: un laboratorio di scrittura pericolosa. ultima modifica: 2018-07-07T17:36:14+00:00 da Francesca Tummolillo