L’ultima testimone di Tina Cacciaglia

Oggi intervistiamo Tina Cacciaglia, autrice de “L’ultima testimone”, romanzo edito da Amarganta Editrice. Nasce dalla sua penna il personaggio di Anita Balzo, signora molto anziana, quasi novantenne, che vive in una clinica per anziani.

Chi è Tina Cacciaglia?

Sono una sociologa napoletana, vivo a Salerno e ho pubblicato sei romanzi tra noir e romanzi storici sempre con vere case editrici, intendo non a pagamento. Collaboro stabilmente con il quotidiano La Città, per la pagina culturale della domenica con dei racconti.

LE PASSIONI

Se volessimo conoscere Tina Cacciaglia attraverso le sue passioni?

La mia passione sono la storia, le leggende, il mito, l’antropologia. Queste tematiche e l’analisi della società umana di oggi come del passato sono spesso spunto dei miei romanzi o articoli. Cerco di veicolare tramite la narrativa alcuni temi storici o sociali che desidero mettere in luce, ad esempio nel mio noir La Conciliatrice affronto il tema della violenza sulle donne.

Nello specifico, ci parli della tua passione per la scrittura?

La passione per la lettura e la scrittura la devo a mio padre che mi raccontava tante storie inventate da lui. In seguito leggere e fantasticare racconti mi ha portato a scriverli anche se li tenevo solo per me, finchè non inviai una favola a un concorso della Rai, lo vinsi e questo mi diede fiducia. Poi il Premio Calvino segnalò per merito nel 2009 il mio “La signora della Marra” e vinsi il concorso Io Scrittore nel 2011 del Gruppo Mauri Spagnol con il noir “Il sussurro di Vico Pensiero”. Da allora a oggi non ho mai più smesso di scrivere.

SVELARSI MA NON TROPPO

Giochiamo all’auto-recensione. Tina Cacciaglia divertiti a stuzzicare la curiosità del lettore

L’ultima testimone è un noir anomalo, non vi troverete un commissario, sebbene sia presente, a fare da protagonista, ma alcune donne. La vecchia Anita detta la lucida, la giovane nipote di questa, Adriana, e un’anziana pittrice, Laura, con la mente ormai distrutta dall’arteriosclerosi. Amori lontani nel tempo e amori nascenti, antiche ferite mai guarite e traumi mai risolti. Un noir dove l’omicidio è pretesto per raccontare passioni di tanti anni fa nascosti nel buio della memoria delle protagoniste. Segreti celati sotto la terra di un giardino incolto dove riposa avvolto in un lenzuolo il cadavere di un uomo morto all’indomani del II conflitto mondiale.      

Credi che la narrativa sia un forte veicolo di messaggi?

Sebbene ritenga che la narrativa non debba per forza di cosa veicolare un messaggio che sia di etica, di morale o d’altro, come sociologa mi piace che il genere noir mi faccia da supporto per parlare  di argomenti che mi suscitano interesse.  In  L’ultima testimone ho provato a raccontare l’ultima parte della vita, quando i cento anni d’età s’avvicinano e il mondo che si è abitato è ormai sparito. Nei ricordi di quei corpi allettati rivivono le nostalgie o i sensi di colpa per i giorni passati. Se per un evento improvviso questo passato risale alla coscienza questo può portare a riviverlo e a farci i conti, per  condannarsi o perdonarsi.

I PERSONAGGI

Dal calamaio dello scrittore prendono vita personaggi nuovi. C’è tra i tuoi, qualcuno/a al quale/alla quale ti senti particolarmente legata?

In ogni mio libro sono protagoniste le donne, siano del passato o del presente a tutte loro sono molto legata, però costruire il personaggio di Anita Balzo mi ha dato tanto. Cercare d’entrare nella mente e nei pensieri di una donna della sua età, comprendere le sue nostalgie, i suoi rimpianti, i suoi segreti mai confessati è stato difficile ma mi ha arricchita. Per farlo ho guardato gli anziani intorno a me, le loro parole e i loro silenzi. L’incontro delle generazioni dato dal rapporto della nonna Anita e della nipote Adriana, gli amori che furono dell’una e gli amori nascenti dell’altra, mi hanno fatto comprendere che l’amore, le sue passioni e le sue pene, sono qualcosa di trasversale nelle generazioni e dove per la giovane l’amore è vita, per l’anziana è dolce rimpianto.   

LA TRAMA

Sbottonati cara Tina Cacciaglia…ed entriamo nel vivo del racconto

Anita Balzo ha quasi novant’anni e vive in una tranquilla casa di cura per anziani con un’unica certezza: sa di essere stata e di essere ancora una donna intelligente. Quando il commissario di polizia Carlo Lofrate interroga una sua vicina di letto, Laura Corsi, a proposito di un misterioso cadavere rinvenuto nel villino dove ha vissuto per decenni, qualcosa scatta nella mente di Anita. Grazie alla nipote Adriana e ai contatti che ancora possiede, Anita cerca di dare un’identità  al corpo privo di nome. Nel romanzo si alternano in un galoppante turbinio le dinamiche della clinica, le regole del mondo di fuori, l’universo scomparso che ha accolto Anita e Laura nel pieno vigore e quanto di esso ancora rimane, trascinando il lettore nel passato e nel presente alla risoluzione del giallo e alla conoscenza delle varie facce dell’amore.

LA CITAZIONE

Godiamoci uno stralcio de “L’ultima testimone” di Tina Cacciaglia.

“Come lei non aveva dimenticato il piccolo foglio ripiegato e ingiallito dal tempo che da più di trent’anni giaceva sotto le calze e i foulard nel fondo di un suo cassetto. Tornata a casa dalla galleria d’arte lo aveva cercato e quando, una volta trovato, lo aveva aperto la carta aveva criccato.

Nonostante i tanti anni trascorsi la scritta a inchiostro si era appena sbiadita e Anita, nel rivederla, l’aveva accarezzata con lo sguardo e il pensiero l’era tornato al giorno in cui,  su quel rettangolo di carta, Doriano aveva segnato velocemente il suo numero di telefono, pregandola di usarlo tutte le volte che avesse voluto.

Poi, era andata all’apparecchio e aveva digitato le cifre, con la speranza che fossero ancora quelle. Una mano sul cuore a fermare il battito che le si era accelerato.”

 

Maura Messina

L’ultima testimone di Tina Cacciaglia ultima modifica: 2018-07-15T08:22:54+00:00 da Maura Messina