Micaela Tempesta: il piacere di scoprire un .BLU. intenso e moderno

. BLU . è il nome, ma anche il colore, che Micaela Tempesta sceglie per il suo primo album. Un disco che moltiplica se stesso in forme e temi diversi. Tutti tenuti assieme da un buon lavoro compositivo e concettuale.

Il disco di esordio di Micaela Tempesta si intitola . BLU . ed è stato pubblicato sulle maggiori piattaforme digitali lo scorso 18 Maggio. Non so se ne esiste una versione “materica”, come direbbe il buon Alessandro Orlando dei tempi di Telemarket. Lo scopriremo.

L’album è un mix di suoni e stili, non tutti visceralmente approfonditi (per fortuna), ma certamente studiati e compresi a fondo, elaborandoli secondo l’esigenza musicale che l’artista campana vuole esprimere, differenziandosi di volta in volta nei dieci brani che compongono l’LP. Il tutto senza snaturarne il concetto di base. Vi anticipo che, corbezzoli, ci è riuscita egregiamente.

Manifesto di un’esperienza che ha un peso specifico non trascurabile, perché c’è chi si inventa e chi invece si forma artista. Facile intuire che la differenza sia enorme, come tra una mela annurca e una sedia da esterni decapé. Mettiamoci pure che il blu è il mio colore preferito, potrei chiuderla subito con un lapidario, quanto eloquente: “accattatevillo” (compratelo, dal dialetto napoletano). Purtroppo no! la solfa ve la dovrete sorbire per forza.

 IL DISCO DA 1 A 10. OGNI NUMERO LA SUA IDENTITA’

Apre Invincibili, accompagnato dal relativo video lyrics. Un brano che “acchiappa” subito, grazie al sapore retrò e il ritmo “tùn-chà-chà-un-chà-chà” che è quasi cullante. Non meno di basso e batteria, in simbiosi mistica, e un hi-hat preso direttamente dalla scena trap. La voce è perfetta e idealmente quadra il cerchio del contesto in cui si inserisce. Un contesto ricco e dinamico, con inserti sonori “moderni”e idee dal passato. Sul tema, il messaggio, riassumerei così: “la nostra storia è finita. Dovrei voltare pagina, finire il capitolo, chiudere il libro e magari anche incendiare la biblioteca… eppure resto qui a rimpiangere cose, sensazioni e momenti. Ma ci sono anche dei difetti”. Tutto sommato . BLU . comincia molto bene.

060607 (Napoli) è un tributo che, onestamente, attendevo da tempo. Mi spiego. Io sono napoletano e da una vita sono costretto a sorbirmi litanie infinite tra i “Napoli the best” e i “Napoli ‘o cess(o)”. Micaela Tempesta lancia un messaggio sociale che è più un racconto sincero, verosimile e limpido di quel che è realmente la città, in una parola: “ossimoro”. Napoli è un ossimoro. Bacino per la coesistenza di realtà disuguali da far pena ed enormemente contrapposte, eppure beatamente conviventi. Finalmente qualcuno che lo dice apertamente senza sembrare un “fan” o un “bastian contrario”. Un pezzo quasi da club, energico e cadenzato. Soddisfazione.

Tumulto e Silenzio ha, invece, un forte appeal dance. Un brano che invoglia al movimento, dalle percezioni estive. L’introduzione dolce e soave, ma concreta, può spiazzare ma i crescendo tipici del genere rimettono in carreggiata il vagone e il treno può continuare a viaggiare.

Chi ha una discreta cultura musicale, o una memoria non troppo debole, penserà subito ad Imogen Heap dopo i primi secondi di D’Amore e d’altre Guerre. Il richiamo è forte a causa dell’effetto sulla voce di Micaela Tempesta. La prima canzone di . BLU . che lo è in quanto tale, o perlomeno così l’espressione assume più senso per coloro che hanno una visione “italica” della musica. Nonostante ciò, le dinamiche basse e le sensazioni sussurrate, ne fanno un giusto spartiacque tematico tra quello che lo precede e ciò che ne segue.

Usami, infatti, potrebbe fare capitolo a sé. Non potendo, per mia natura, comprendere il rapporto tra il colore blu e la malinconia, mi soffermo sulla personale interpretazione del testo: un’ombra perpetua, né paurosa, né asfissiante, solo “presente”. Il legame con la necessità fisica di avere dei rapporti intimi potrebbe essere causa o conseguenza di quanto detto. Per alcuni, questa sete insaziabile (ma pulita), può essere una ghiotta cuccagna, mentre per altri un’opprimente prigione. Varrebbe la pena capire poi cosa ne pensa l’altra persona perché, si sa, certe cose vanno fatte di concerto e lì magari la faccenda assume connotati di alta discussione etica, morale e quant’altro. Ovviamente non me ne frega nulla. Il pezzo ha carattere ma non è proprio tra i meglio riusciti.

L’accoppiata piano e voce è il contrassegno più marcato che si può scovare in . BLU . In Bilico, d’altronde, ne è una nuova conferma, anche se a volte si tratta di piccoli ritagli. Più avanti, al contrario, l’esempio sarà lampante. Il ritornello detta un’intima solennità che si perde un po’ nelle strofe. Tuttavia i fugaci elementi quasi progressive (italiano) anni settanta non mi ci hanno fatto pensare più di tanto. Già l’idea di restare come un funambolo, sospeso tra “cose buone” e “cose migliori”, mi aveva convinto cara Micaela Tempesta, il resto è a gradito contorno.

Serena-mente ha una matrice quasi hip-hop. Il titolo racchiude in sé il messaggio che la canzone veicola. Durante l’ascolto mi sono chiesto più volte quanto sia realmente serena, Serena. Scoprire la storia dietro il suo nome sarebbe un bell’indizio. Nel frattempo ho voluto forzosamente attribuire alcuni suoni udibili all’ipotetica voce della protagonista. Come se l’onomatopea fosse a chiamata, tipo le fermate sull’autobus.

Sarò profano ma l’idea di un coinciso contesto hip-hop assume ancor più sostanza con la canzone Favole. Un mezzo rap in stile Frankie HiNrg Mc dei tempi che furono, ci ricorda, con solidi pretesti, che “la vita la tocchi con le mani”. Critica forte ecomposta nei confronti dell’effimera, ma globale, realtà virtuale, dei social, delle persone ormai grigie nascoste dietro i display colorati dei loro smartphone, tablet e compagnia cantante. Anche l’album . BLU . si aggiunge all’ormai nutrito (purtroppo) gruppo dei prosopopeici “barcollo ma non mollo”. Uno slogan che la mia collega Maura ha saputo trasformare in inno di vita. Mi si conceda la piccola digressione.

Per Te è la perla di Micaela Tempesta. Déjà vu istantaneo del quarto brano, stavolta con un “omaggio” alla cantante inglese ancor più evidente, se ne discosta velocemente in virtù di una struttura sorretta dalla sola voce, cori annessi ed un piccolo intervento di piano verso il finire. Una dedica malinconica che intimamente non sa quale sia il vero sentimento che le da vita, che la anima. Anche se può sembrare ovvio il contrario: esprimersi così apertamente, non sempre è sinonimo di certezze acquisite; Spesso è il contrario. Un bel pezzo.

Con Ci Vediamo Domani si concludono, per fortuna, le narrazioni circa il tanto caro tema a sfondo amoroso. Su questo, e solo per questo, non ce la facevo più. Termina anche la riproduzione del disco, quindi ora tutti su internet a stalkerare il profilo di Micaela Tempesta,che potrete trovare qui, al fine di scoprire chi sia l’homme fatale che ha saputo attrarre a sé tanta attenzione e ispirazioni per scriverci tante canzoni.

DiscoDays XX

A CONTI FATTI

Anch’io mi diverto a strimpellare, “comporre” canzoni e provare ad eseguirle con alcuni giovani amici sessantenni. Mettiamo da parte pure il fatto che sono un metallaro “progressista”, un po’ bigotto, volendo. Raramente, esclusi i grandissimi nomi della scena musicale, ho avvertito la sensazione di “pochezza” mia nei confronti del lavoro altrui. Micaela Tempesta, con il disco . BLU . , pur non riuscendo a tirare fuori sempre il meglio da tutte le idee che si trovano nel suo album, mi ha fatto capire ancora una volta, sempre di più, quanto sia importante una determinata attitudine, la conoscenza intesa come esperienza e il gusto musicale di sfruttare un suono piuttosto che un altro. Sia in fase compositiva che in quella produttiva, accompagnata da musicisti e professionisti che le hanno letteralmente dato una grossa mano e conseguente spinta verso un prodotto ben realizzato con qualche piccolo scivolone, ma anche diverse “chicche”.

Me lo aspettavo? No! Forza Napoli.

Mario  Aiello

Micaela Tempesta: il piacere di scoprire un .BLU. intenso e moderno ultima modifica: 2018-07-19T13:36:57+00:00 da Mario Aiello