Alice in Chains | Rainier Fog: la dimostrazione che il grunge non è morto

Erano passati soltanto 3 anni dalla morte per overdose dello storico frontman Layne Staley, quando, nel 2005, Jerry Cantrell, chitarrista fondatore degli Alice In Chains, decise di rimettersi in gioco e rifondare il gruppo.  Al 2006 risale invece l’esordio ufficiale di William DuVall dietro il microfono e la chitarra ritmica.

Si può dire che gli Alice In Chains abbiano rappresentato più di tutti, al pari dei Nirvana, quel connubio tra rabbia e depressione che ha contraddistinto l’ondata di musica alternativa anni 90’ da noi conosciuta come grunge. Un male di vivere urlato a squarciagola per dare sfogo al proprio risentimento verso l’umanità. Un sound cupo ma allo stesso tempo d’impatto che ha segnato una rivoluzione trascendentale nell’universo del rock ‘n’ roll.

Ma se l’anima dei Nirvana si rifaceva al punk e al pop, quella degli Alice In Chains era dedita al lato oscuro dell’heavy metal. E non l’hanno mai negato, sin dagli albori. Provate ad ascoltare pezzi come Them Bones e a constatare tale dato di fatto. Il punto focalizzante del discorso non è questo, però.  Il punto focalizzante è la loro produzione a seguito della reunion.

Black Gives Way To Blue (2009) e The Devil Put Dinosaurs Here (2013) avevano messo d’accordo fans e critica; il secondo maggiormente rispetto al primo. Eccoci dunque giunti commentare il terzo lavoro in studio post-reunion: Rainier Fog, pubblicato lo scorso 24 Agosto e distribuito dalla BMG. 10 brani che sfiorano i 54 minuti d’ascolto.

Alice in Chains | Rainer Fog – Le tracce

The One You Know, opener e primo singolo rilasciato, si contraddistingue per il riff iniziale e le armonizzazioni vocali, un classico intramontabile della band.  Il coro e la batteria della successiva title-track ti prendono dal primo istante.  L’intro di Red Giant sembra essere stata composta nel 1992: emozionante.  Fly è il pezzo melodico che serve a smorzare l’atmosfera, mentre Drone ha delle tinte stoner che non dispiacciono per niente.

Deaf Ears Blind Eyes è forse la canzone meno convincente dell’album. Maybe, invece, la ballata semi-acustica che tutti noi ci aspettavamo. Il riff di So Far Under è distorto e pesante e richiama il metal moderno. Never Fade è il terzo singolo estratto e ha il miglior assolo di Rainier Fog.  All I Am, brano di 7 minuti ed oltre, conclude l’opera con sentimento.

Alice in Chains | Rainier Fog

La fosca ed uggiosa nebbia si schiarisce al termine dell’ascolto e mi porta ad affermare che, probabilmente, quasi un’ora di running- time sia strabordante. A parte ciò, sarò antimodernista e nostalgico fino al midollo ma io dagli Alice In Chains non pretendo innovazione stilistica. Voglio un album che mi faccia viaggiare col pensiero e mi conduca nella Seattle dei ninetines. Rainier Fog ci riesce perfettamente, e per il sottoscritto va benissimo così. E aggiungerei:  è il primo disco in cui Staley sembra essere tornato in vita grazie alla cooperazione delle voci di DuVall e Cantrell. E non è affatto una nota di demerito.  GRUNGE’S NOT DEAD.

 

Francesco Forgione

Alice in Chains | Rainier Fog: la dimostrazione che il grunge non è morto ultima modifica: 2018-08-27T13:25:13+00:00 da Francesco Forgione