Motta, Vivere o Morire: La quiete dopo la tempesta è dunque giunta?

Il secondo album dell’artista pisano Motta è un viaggio  in 9 tappe alla scoperta di sé.  

 

La sensazione che si avverte ascoltando Vivere o Morire di Motta è molto simile a quella conseguente alla visione dell’ultimo episodio di una serie tv. Non sai se ci sarà un seguito, ma tu sei lì a fantasticare su quali potrebbero essere i possibili sviluppi.

Un tempo il terzo album era il disco della maturità artistica. Oggi basta ne uno, a volte non si arriva nemmeno a pubblicare quello. I tempi sono cambiati, negli ultimi vent’anni abbiamo iniziato a girare il mondo con pochi euro in tasca, percorrendolo a velocità supersoniche. Le nostre connessioni dati sono passate dai 56k alla fibra a 1000 mb/s, e noi dal collezionare dischi siam passati ad accontentarci di tormentoni.

Senza grossi meriti, gli artisti odierni muovono masse di ascoltatori con una facilità disarmante. Con un colpo fortunato si può divenire idolo indiscusso delle nuove generazioni.  Non è il caso di Motta. O meglio, è presto per affermare con sicurezza se si tratti o meno di un fuoco di paglia. Di certo non si può negare che finora il ragazzo abbia attirato su di sé le attenzioni di tanti.

Motta - Vivere o Morire

 

Pubblicato lo scorso Aprile, Vivere o Morire è un viaggio in 9 tappe percorse in poco più di mezz’ora.

Ha la parvenza di un aut o aut, di un dilemma esistenziale al quale l’artista pisano prova a dare una risposta. È un secondo lavoro che va assaporato con lentezza, tenendo al minimo il livello delle aspettative. Perché sono le aspettative che alla fine ci fottono nella vita, e più sono alte più si fa fatica a risalire la china. 

In fin dei conti stiamo parlando di processi naturali, e possiamo renderli più o meno semplici a seconda delle aspettative che riversiamo in essi. Un altro Francesco desiderava una vita tranquilla, chissà dopo quale inferno vissuto. Motta sembra raccontare proprio il passaggio che intercorre da un percorso di vita agitato ad uno più agiato e sereno. Si potrebbe addirittura accennare ad un principio di pacificazione interna.

In quest’ottica, il racconto diventerebbe un processo di transizione verso luoghi ancora inesplorati. In definitiva, una lente nuova per osservare il Motta che verrà.

Francesco Motta | Vivere o Morire

Cambiano i versi delle canzoni, i silenzi, i sorrisi, il nero dei vestiti. Sei cambiata anche tu

In questo lavoro, dicevamo, abbiamo a che fare con un trentenne proiettato (forse) verso la costruzione di un qualcosa di solido e concreto. Motta è così rilassato da sembrare un’ altra persona. Il tormento, le afflizioni del suo primo disco da solista sembrano svanite –  a volte ritornano ma in chiave diversa.

Tutte corse e pannolini da cambiare? No, escludiamolo. Il racconto è frammentario ed alcune questioni sembrano ancora irrisolte. Tuttavia, la volontà di andare oltre determinate dinamiche,  di superare la crisi dei vent’anni  è ben marcata.

Musicalmente Vivere o Morire riparte da dove ci aveva lasciati, ma l’impatto è meno forte del precedente. Quell’inquietudine su cui si fonda la fortuna de La fine dei vent’anni, dalla prospettiva da cui la si osserva, sembra domata. La mancanza di Sinigallia si sente e pesa parecchio nel complesso. Prima o poi ci passerà, dicevano.

Possibile che sia già giunta la quiete?

Salvatore D’Ambrosio

Motta, Vivere o Morire: La quiete dopo la tempesta è dunque giunta? ultima modifica: 2018-08-23T13:30:45+00:00 da Salvatore D Ambrosio