Mogwai | Kin: il complemento musicale della band di Glasgow

L’interpretazione musicale dei Mogwai è la chiave armonica dell’opera “Kin”. Quando i suoni diventano il veicolo delle immagini, in pieno stile post-rock

UN CONNUBIO PREANNUNCIATO

Gli scozzesi Mogwai, nonostante le già note esperienze in tema, si producono nel loro primo vero lavoro interamente concepito e strutturato per essere una colonna sonora: Kin – Original Motion Picture Soundtrack.

Disponibile dal 31 Agosto in formato CD, vinile e digitale, l’album – che per semplificarci l’esistenza chiameremo solo Kin – riprende più o meno tutti gli schemi compositivi della band di Glasgow . Il clima post-rock tipico dei Mogwai non subisce grossi scossoni, se non quelli necessari per assurgere a ruolo di “sottofondo non trascurabile” di un’opera che, ricordiamolo, nasce visiva, non musicale. Tutto questo in nove tracce piano-oriented di ispirazione tecno-ambient.

 INTERPRETARE LA VISIONE D’INSIEME ATTRAVERSO I SUONI

Dopo aver ascoltato il disco, conoscendo il tratto artistico dei musicisti in questione, un piccolo quesito sorge: quanto di ciò che è stato inserito nell’opera è precedente al lungometraggio?
Diversi segnali indicano che probabilmente siamo davanti ad un lavoro “ibrido”. Alcuni momenti sembrano derivare da idee già sviluppate, mentre altri sono chiaramente dettati dalle immagini. Va comunque detto che questo tipo di lavoro si trova in piena comfort-zone per i Mogwai che, della componente visiva, hanno sempre curato i dettagli. Stavolta non era loro compito. Difatti lo sforzo umano di accompagnare in suoni le creazioni di altrui fantasia in Kin si percepisce tutto. La valorizzazione del concetto restituisce risultati a volte concreti, altre molto meno, quasi sufficienti.

mogwai

 UNA RAPIDA PANORAMICA SULLE TRACCE

Eli’s Theme è una piano ballad che ricorda vagamente le opere del compositore statunitense Michael Salvatori. Poche note, un solo strumento e qualche suono messo in post produzione. Tutto in chiave malinconica, aderente ai connotati del personaggio di Elijah.

Segue Scrap, che riprende il climax del brano precedente, aggiungendo qualcosina in termini di apporto strumentale ma rimanendo comunque nel solco ideale di “musiche da atmosfera”.

Flee accompagna simbolicamente l’ascoltatore da una fase ritmicamente sostenuta (ma il termine va preso con le molle) verso una diluita e “liquida”. Un pezzo nel suo insieme più full band.

L’effetto altalena che le composizioni generano tra loro è tipico di produzioni del genere. Le immagini di Kin, inteso come film, potrebbero da sole arrivare comunque allo spettatore e recapitare il messaggio senza il lavoro dei Mogwai. Ovviamente il risultato sarebbe devastato per la crudezza espressiva. Ne è una prova quasi tangibile Funeral Pyre: un brano estremamente posato e avvolgente, nella sua semplicità.

Capitolo a parte per Donuts. Il pezzo più valevole dell’album è anche quello che manifesta le migliori caratteristiche della band: tempi dilatati, melodie inquiete esacerbate e sferzate sulla dinamica. Tutto questo, più il tratto di un crescendo strumentale e la coralità di strumenti, rendono Donuts quasi a sè stante. Un pezzo meno piatto e con più soluzioni musicali che esce con forza dalla sensazione di base che pervade Kin, ovvero, un agglomerato di “temi sonori”. Con le dovute eccezioni.

In Miscreants appare un timido accenno tensivo nell’armonia che, tuttavia, resta velato, non approfondito.

Guns Down si fa notare per la scelta inconsueta dei Mogwai di usare un rullante che sembra suonare come un fusto di birra, in pieno stile rototom. Chi ne sa qualcosina saprà cogliere con maggiore immediatezza l’accostamento. Oltre questo, le ampie dinamiche sul finale lasciano piccoli margini di frequenza libera per la chitarra distorta.

Kin è il brano più lungo ed intellegibile dell’intera produzione. Forse l’unico che genera senso mnemonico sulla frase di piano, tanto da riuscire a canticchiarlo. Può sembrare una banalità, non lo è. Oltre il contesto.

Chiude We’re Not Done (End Title). L’impronta orientata verso il segmento “canzone”, voce annessa, non è né decisa né decisiva, come comprensibile. All’animo pop si contrappone una forma “depressiva”, oserei dire. La voce c’è ma funziona come uno strumento d’insieme, senza venir fuori. Scelta di stile.

UN TRISTE ADDIO

Si conclude così l’ultimo disco dei Mogwai. La valutazione su opere di artisti di questo calibro ha sempre una valenza personale, soprattutto per Kin, che è un manifesto di concetto privato, nonostante il ruolo che svolge nella meta astrazione intesa di film più musica. Molto di quanto prodotto è fortemente suscettibile e la discriminante è rappresentata dallo stato d’animo di chi ascolta. Logicamente, dopo quasi venticinque anni di carriera, chi conosce i Mogwai, sa bene a cosa va incontro.

Mario Aiello

Mogwai | Kin: il complemento musicale della band di Glasgow ultima modifica: 2018-09-22T12:52:30+00:00 da Mario Aiello