Leonardo Angelucci e il racconto di “Questo Frastuono Immenso”

Il 19 ottobre uscirà “Questo Frastuono Immenso”, album d’esordio del cantautore romano Leonardo Angelucci. L’occasione è buona per parlarne con l’artista.

Leonardo Angelucci

  • Ciao Leonardo! Allora, come va? C’è un po’ di ansia per questo esordio? Raccontaci, come stai vivendo l’attesa?

Ciao! Tutto alla grande, sono immerso nei preparativi per l’uscita e sì, ovviamente l’ansia è prode compagna di queste giornate intense. Però, tutto sommato, la sto vivendo bene. Siamo già partiti con la comunicazione e in sala prove stiamo preparando lo spettacolo. Ci saranno tanti ospiti e sorprese.

  • Nel panorama musicale odierno buona parte da musicisti si presenta con nomi d’arte abbastanza singolari. Tu, invece, hai preferito utilizzare il nome di battesimo. Quanto è importante rimanere sé stessi ed integri in un percorso artistico?

Circa tre anni fa, quando decisi di tirar fuori tutti i pezzi “personali” che avevo scritto – non adatti ai progetti rock che coltivavo -, pensai ad un nome d’arte. Poi, come scrissi in un post su facebook, ho deciso di seguire il suggerimento di mia madre. “T’ho messo un nome tanto bello”, m’ aveva detto. Essere se stessi è, per me, di vitale importanza. Sono sempre stato eclettico ed impulsivo, sia negli ascolti che nelle produzioni, aspetto che sicuramente fa parte del mio primo album. “Questo frastuono immenso” tocca musicalmente vari generi ed influenze, e non poteva essere altrimenti.

  • Negli ultimi dieci anni circa hai preso parte a vari progetti musicali, tra cui i “Black Butterfly” e “Lateral Blast” . Cosa è cambiato in Leonardo Angelucci in questi anni?

I “Black Butterfly” sono stati la mia primissima band. Con loro ho avuto il mio debutto discografico, in qualità d’autore, in vesti abbastanza rock, come in fondo era la mia natura all’epoca.

I “Lateral Blast”, invece, sono stati e sono tuttora un progetto ricco di soddisfazioni, in termini discografici e di scrittura. Un esperimento in continua mutazione, come i tempi e le fonti d’ispirazione. Con i Lateral stiamo progettando il terzo disco.

Leonardo ha sicuramente acquisito più consapevolezza di se stesso e un’esigenza diversa di scrittura. Il mio progetto cantautorale mi sta “rubando” gran parte del tempo e sta ricevendo buoni responsi. Penso rimarrà il mio strumento preferito di comunicazione.

Leonardo Angelucci

  • Facciamo entrambi parte della generazione Y, ovvero la generazione dei nati negli anni ’90. È immediato, infatti, cogliere i riferimenti di “Jurassic Park”. Ritorniamo a quegli anni e facciamo un viaggio nel passato come Marty McFly. Quali sono gli oggetti o i ricordi a cui più sei legato di quel decennio?

Cito gran parte dei miei riferimenti nel testo del brano, che sarà il mio secondo singolo e uscirà a novembre. Ovviamente sono tantissimi e, nel mio caso, appartengono all’infanzia e alla pre adolescenza. Momenti tanto spensierati quanto spiazzanti per la quantità di emozioni che incidono nella mente. Chiamo in causa i dinosauri, che per me sono la massima espressione dell’immaginario di un bambino: un mix fra una curiosità sfrenata e amore per i mostri.

  • Questo Frastuono Immenso” è pieno di fantastiche collaborazioni. Tra queste c’è Simone “Bujumannu” Pireddu (voce dei Train To Roots) nel brano “Sa Terra”. Hai qualche legame con la Sardegna? Raccontaci di questo connubio.

Ci sono stato varie volte in vacanza o con l’università. Tre anni fa sono stato ospite di un mio caro amico, Massimiliano Piras, e del suo babbo, “Zio Efisio”, a Cabras, una cittadina nella parte centro-occidentale della Sardegna dove alberga una leggenda sui Giganti (grazie ai ritrovamenti archeologici). Incantato dal paesaggio e dalla storia, ed accompagnato dalla mia chitarra, non avrei potuto non scrivere una canzone, brano che poi “Zio Efisio” mi ha aiutato a tradurre in sardo.

Ovviamente, in fase di produzione, quando Manuele Fusaroli mi ha proposto la collaborazione con Bujumannu sono stato onoratissimo. Grazie all’aiuto di Simone, poi. abbiamo revisionato il testo e perfezionato il tutto. Per me è un piacere immenso poterlo ospitare a Roma alla presentazione del mio disco e spero di tornare presto in Sardegna, con la chitarra in spalla, per poter suonare Sa terra dove è nata.

  • Un’altra collaborazione molto interessante è quella con Alessandro Monzi (Ratti della Sabina, Area 765) e Daniele Coccia (Muro del Canto) nel pezzo “È Natale”. A Roma e dintorni queste band sono una vera istituzione. Quanto hanno influito gli artisti romani e la città sul tuo percorso musicale?

Molto, se devo essere sincero. Le mie venature folk derivano anche da lì. Sono stati tutti miei idoli dell’adolescenza e musicisti che ho stimato molto per il forte legame con Roma e con la Sabina. Oggi essere “amico” e collega di Alessandro, Daniele, Roberto Billi e tutta la cricca è, per me, una cosa fantastica. Molti di loro li vedrete sul palco con me il 19 ottobre, a Roma.

  • La prima cosa a cui si fa caso quando si ha tra le mani un disco è la copertina. Quella di “Questo Frastuono Immenso” è stata realizzata da Matteo Casilli, che, tra l’altro, ti aveva già inserito nel suo progetto “Musician”. Spiegaci cosa rappresenta per te questa foto.

Matteo è un fotografo incredibile, oltre che una persona sincera e simpatica. Ci siamo presi subito: la prima volta che andai a casa sua per la foto di “Musician”, finimmo davanti a una formidabile “cacio e pepe”, con mille progetti futuri. Inoltre è determinato, come me. Se si mette in testa di ottenere una cosa, prima o poi ce la fa. Lo stimo molto, perché se lo merita di cuore.

Ho scelto di nuovo Casilli perché amo la continuità – come la scelta del pittore Vito Giarrizzo per le copertine dei Lateral Blast – ma soprattutto perché Matteo sa cogliere attimi emozionanti, come sanno fare in pochi. La foto, scattata a Copenaghen, è la traduzione del frastuono della città, è cupa, ma quello che salta in mente al primo sguardo è la capacità di trasmettere il concetto di “fuga” e il bisogno di libertà incarnati dai tre ragazzi che, fregandosene, si lanciano spensierati in un tuffo sensazionale.

  • Sedile Posteriore” è il primo pezzo estratto dall’album. Ad un mese dall’uscita, il video ha già superato le 30K visualizzazioni. Cosa ti ha portato a sceglierlo come singolo di presentazione ?

Non è stato facile, a causa dell’amore che, come autore, ho per ogni pezzo, ma anche per la natura eclettica del disco, dal punto di vista delle influenze musicali. Alla fine la scelta è caduta su Sedile perché è un testo abbastanza diretto, con un ritornello coinvolgente e Marco Mari, il mio regista, aveva già in mente il videoclip (estivo, nel segno di questo “amore libero” e senza freni).

  • Parliamo di “Un Minuto”, canzone che chiude l’album e che, con la sua intimità e la sua semplicità, sembra raccontare da sola di “Questo Frastuono Immenso”. Che significato le attribuisci?

Un minuto” è il brano a cui sono più legato. È una canzone che ha subito molti mutamenti, prima di trovare questa veste. È un brano che ho scritto per me stesso, per fuggire dal frastuono immenso che ci circonda. Ovviamente parlo del frastuono interiore, del frastuono della società e del frastuono sentimentale.

Viviamo troppo velocemente, accelerati, “iperattivi nell’ipersocietà”. Ci riempiamo di impegni e pensieri. Mi ripeto ancora: “Quando finirai di rateizzare il tempo e passerai due ore ad abbracciare il mare? O ti lascerai perdere dentro un minuto, dimenticando questo frastuono immenso?

  • Insomma, Leonardo, pensi che in definitiva ci salveremo da “Questo Frastuono Immenso”? Se sì, come?

Forse… se riusciremo a rallentare bruscamente, senza dover, per forza, arrivare alla saturazione di questo sistema sociale.

Molti si sacrificheranno e usciremo sfiancati da questo mondo virtuale ed iperteso. Chi ha pensato almeno un istante alla fuga potrà redimersi. Ma, in ogni caso, dovremo rallentare. Mio padre lo dice da anni. Rileggendo quello che ho scritto sembra quasi la trama di un thriller futuristico.

  • Il 19 ottobre ci sarà il release party dell’album a L’Asino Che Vola di Roma. Noi non mancheremo e ti anticipiamo un enorme in bocca al lupo. Cosa dobbiamo aspettarci e dove ti vedremo prossimamente?

Sarei onorato della vostra presenza. Stop con i concerti fino al 19 ottobre, poi tutti all’Asino che vola con tanti ospiti e sorprese. Opening act di Elettra e Marat e aftershow con DJ & LIVE set di Bujumannu e Jambo dei Train to roots. Sto lavorando in questi giorni alle date del tour di presentazione. Ho già annunciato il secondo release party a Ferrara, la città della mia etichetta Alka Record Label, all’ARCI Bolognesi, il 14 dicembre.

Assunta Urbano

Leonardo Angelucci e il racconto di “Questo Frastuono Immenso” ultima modifica: 2018-10-08T22:33:39+00:00 da Assunta Urbano