Simona Norato: la pura genuinità di Orde Di Brave Figlie

Simona Norato ha saputo tradurre in musica le idee astratte che hanno dato vita ad Orde Di Brave Figlie, rendendole fruibili attraverso un lavoro impulsivo e genuino, senza mai perdersi in banali esercizi di stile o di vacui intenti.

 

L’ultimo disco di Simona Norato si intitola Orde Di Brave Figlie, pubblicato per Ala Bianca lo scorso 21 Settembre. L’album è composto da sette canzoni e due brani strumentali. L’aria che tira nella mezz’ora abbondante di riproduzione può essere tutto tranne che pop, intesa nell’accezione moderna del termine. Si può e si deve parlare invece di tratto pop-olare, ma non basterebbe a delineare una configurazione spartana nelle forme (seppur ricercate) ma ‘greca’ nei contenuti: le contaminazioni, l’intelligenza musicale, i contributi di strumenti poco aderenti al concetto “pop” (come sopra, appunto), la presa diretta, le riprese più o meno accidentali di suoni che finiscono nei microfoni e così via. Tutto questo, e molto altro, è Orde Di Brave Figlie.

Simona Norato

Simona Norato | Orde Di Brave Figlie – Copertina

Simona Norato struttura l’opera con elementi sonori che guardano verso est, ma anche a sud, segnando una prospettiva definita che concettualmente si allontana dall’impostazione occidentale del sistema “canzone”. Con piccole digressioni in parte necessarie, in parte propedeutiche alla sostanza dell’LP.

IL DISCO, TRACCIA DOPO TRACCIA

Con un testo liberamente tratto dal romanzo di George Orwell, “1984”, gli archi, i fiati e i cori dal contesto atipico, fa il suo ingresso in scena Un Solo Grande Partito. Canzone numero uno dell’album. Semplice intuire che il tema sia a sfondo politico, ma con particolare attenzione agli sviluppi sul collettivo, identificato in un panorama attuale e più vicino alla cosiddetta società civile: slogan dal sapore pubblicitario, la manipolazione delle masse come fossero un mucchio di pecore belanti. Manifesto di un potere mai domo. Per quanto riguarda le note, l’accento è posto sulla pluralità musicale come allegoria di unione e cooperazione tra popoli diversi. Musica d’insieme colta e dalla valenza culturale.

L’ascolto prosegue con elegante leggerezza in Chirurgia Del Tavolo. L’idea che piccolissime cause possano generare enormi conseguenze, chissà dove, chissà quando, è il perno su cui gira intorno tutta la composizione. Il tavolo, come un bancone sul quale vengono esposte le altrui esperienze ed intimità, diventa pian piano, forse, lo specchio che rappresenta sé stessi attraverso ciò che mostra. Simona Norato parla di una non meglio definita Via Dante che è al contempo parte e contenitore di un universo indefinito. Il parallelismo è servito.

Scegli Me Tra I Bisonti è il singolo che ha anticipato l’uscita di Orde Di Brave Figlie, di cui è stato girato anche un video a cura di Giuseppe Lanno. Nonostante il ritmo di ispirazione africana, la scelta di uscire con questa canzone piuttosto che altre è quasi sicuramente da attribuire al fatto che, per molti versi, è un brano con spiccate peculiarità filo occidentali. Dopo tutto, anche armati di grande ispirazione unita ad idee poco comuni, bisogna comunque arrendersi ai crismi che dominano il mercato della musica, inteso quale possibile palcoscenico che offre ben poche opportunità e tutte selettive quasi mai per merito. Detto ciò, il testo suggerisce l’immedesimazione in una vita che trova il suo significato aprendosi ad “altro” (ma andrebbe bene anche “oltre”) cercando un contatto che è documento tangibile del desiderio di essere presi in considerazione. Imporsi mistiche diversificazioni è già di per sé alienante.

Le dissonanze concettuali e sonore di Avremo Una Casa Nella Prateria sono cornice e dipinto per una dichiarazione di sentimento che nasce da una critica. La voce quasi solitaria ne delinea la confidenza del messaggio. Ritrovarsi affini dopo aver indugiato, forse troppo, sulle incapacità vere o presunte con cui si è deciso di tratteggiare l’altro/a.

Orcaferone è il primo pezzo strumentale dell’opera di Simona Norato. Sulle prime si può intuire lo scambio di battute tra chi è in regia e i musicisti in sala. Questi piccoli accorgimenti sottraggono solennità alla produzione – qualora fossimo ancora qui a chiederci i perché ed i per come certe cose debbano esser fatte sempre e solo seguendo determinati binari – ma sono il cuore pulsante, assieme alla presa diretta degli strumenti (e non solo), di un carattere genuino e, a mio parere, di grande impatto emotivo per chi ascolta. Sentirsi catapultato dentro la musica mentre viene creata è una sensazione ancora poco proposta dagli autori. Qui, in un una ruota che gira e rigira imperterrita, la fanno da padroni flauto, tromba, trombone e la voce ‘piegata’ a strumento.

ORDE DI BRAVE FIGLIE, IL LATO B

Ci Chiederanno è davvero il risultato della scintilla che domina l’espressione del momento. Ho letto che per evitare ritorni di voce nei microfoni degli altri strumenti Simona Norato ha cantato, al fine della presa diretta, con un filo di voce. Lo stesso filo di voce che si sente a stento tra le fasi percussive e la chitarra: piacere puro. Il testo, scritto a quattro mani con Federica D’Alessandro, rappresenta un vademecum per evitare il “crimine” morale di chi ha perso o sprecato amore. Resta il dubbio sul chi chiederà il conto per un non giustificato sperpero di sentimento.

Orde Di Brave Figlie è la canzone che da il nome all’LP. Rimprovero ai dogmi informi e (a)morali di una società tendente troppo spesso ad ergersi paladina de ‘sta ceppa. Un ammasso di predicatori incuranti del fatto che ormai hanno superato di gran lunga, in numero, i pulpiti disponibili. Una ironica scudisciata fatta col filo di raso perché la violenza non ha ragion d’essere e, soprattutto, perché vale la pena dimostrarsi ed essere liberi disubbidienti piuttosto che ammansiti reclusi.

Ecco giunta la seconda composizione strumentale: Palastramu. Vorrei potermi avvalere del dono della sintesi, ma non possibile. Cercherò di riassumere così: Sicilia is on my mind, ma con il retrogusto sopraffino che scavalca qualsiasi costrizione concettuale e geografica. Qui i suoni sono i veri protagonisti, dallo scricchiolio del legno alla musica prodotta dalle onde che si infrangono sul bagnasciuga.

In Questo Universo Spione si assiste ad una scissione allegorica della personalità di Simona Norato, come da lei stessa descritto. L’individuo diviso in due per cognizione e tempo. Da una parte una donna adulta e dall’altra la fanciulla che è stata. Anche la musica evidenzia questo dualismo suddividendosi in due fasi ben distinte tra loro. La cantante racconta di quei rapporti che segnano l’esistenza nel profondo. Quelle condivisioni che puoi accettare, camuffare, anche far finta di dimenticare ma non puoi eliminare le scorie di tali relazioni che, purtroppo, resteranno per sempre.

TUTTO IL BUONO DI UNA RAPPRESENTAZIONE DESTRUTTURATA

Orde Di Brave Figlie appartiene orgogliosamente a quella scena artistica che richiede una certa coscienza da parte di chi ascolta. L’impostazione “atipica” e le soluzioni musicali poco battute ne fanno un prodotto suggestivo, incline alla riflessione e al piacere di farsi ascoltare così, solo per suggerire una sfumatura o un piccolissimo richiamo. Simona Norato, assieme ai musicisti che hanno contribuito, ha saputo tradurre in musica le tante idee astratte che hanno dato vita al disco e renderle fruibili attraverso un lavoro impulsivo e genuino, senza mai perdersi in banali esercizi di stile o di vacui intenti.

Mario Aiello

Simona Norato: la pura genuinità di Orde Di Brave Figlie ultima modifica: 2018-10-19T13:18:12+00:00 da Mario Aiello