The Predator: 32 anni dopo le creature aliene tornano sulla terra

1986: la creatura aliena a cui verrà dato il soprannome di Predator dava filo da torcere ad un pompatissimo Arnold Schwarzenegger distruggendo mezza giungla equatoriale.

1990: è la volta del poliziotto Danny Glover nel dover combattere contro il cacciatore con i dreadlock.

Ci sono stati un paio di scontri con Alien nel 2004 e 2007, in cui gli umani erano i malcapitati “danni collaterali”.

E, infine, 2010: un manipolo di soldati di ventura venivano rapiti e costretti ad una lotta per la sopravvivenza su di un pianeta alieno, braccati da un gruppo di Predator.

Ben 32 anni dopo il primo capitolo le creature aliene Yutaji tornano sulla terra e nei nostri cinema.

The Predator 

Un Predator fa un brusco atterraggio di fortuna sul nostro pianeta, viene catturato dall’intelligence americana e sottoposto a delle analisi per scoprine la natura genetica. Tutto nella “norma”, da film di fantascienza, finché un altro Predator, più grosso e più cattivo, non arriva sulla Terra per catturare il malcapitato yutaji.

Shane Black – regista di Iron Man 3 – dirige The Predator e lo fa con quel gusto affettuoso di chi ama il personaggio. Ma il regista non è solo un fan boy: nel film del 1986, interpretava, infatti, Rick Hawkins, soldato sotto il comando di Schwarzy.

Premessa doverosa: guardare The Predator con sguardo serioso da chi si aspetta un impegnato, simbolico e metaforico, film di fantascienza non ha senso. The Predator è proprio quello che ci si aspetta. Un colossale fan-movie, fatto con lo spirito di affezione al personaggio e alle atmosfere del primo film.

Prima che la moda del revival anni ’80 si esaurisca del tutto, ecco che The Predator fa compiutamente ciò che molti prodotti multimediali hanno tentato di fare non riuscendo del tutto. The Predator è un film anni ’80 girato tre decadi dopo.

La sceneggiatura, i dialoghi, le battute, il machismo che giustifica l’ingiustificabile, le innumerevoli e gratuite morti sanguinolente di cui non ti chiedi spiegazioni. Tutto riconduce al tipico action movie testosteronico e muscolare del cinema hollywoodiano anni 80-90. Persino la spiccia e appena accennata morale ecologista, scivola via con prevedibilità. Dopotutto, tra laser e squartamenti, questi sono temi ininfluenti.

Da qui la sensazione di fan-movie. Chiariamo: sensazione positiva.

The predator

Anche la colonna sonora, di Henry Jackman, utilizza il tema musicale principale della prima pellicola, firmato da Alan Silvestri. Non mancano i dichiarati riferimenti al primo e al secondo capitolo. Vengono, infatti, citati gli anni 1986 e 1997, gli anni di ambientazione delle pellicole.

Ma The Predator non è mero revival, aggiunge infatti elementi ancora inesplorati, specie per quanto riguarda la tecnologia degli yutaji. Molto più di quanto non abbia fatto Predators del 2010.

L’unico, ma purtroppo determinante, problema del film riguarda il personaggio principale. Interpretato da Boyd Holbrook (protagonista di Narcos), il tiratore scelto Quinn McKenna non ha il physique, la presenza, da action-hero, e sorregge con difficoltà l’intero film. Anche i comprimari, su tutti la dottoressa Casey Bracket, interpretata da Olivia Munn, sembrano leggermente fuori sincrono con l’intento della pellicola.

Manca – anche se non inficia la visione, ma solo il nerdismo più radicale – qualsivoglia riferimento ad Alien. Non perché, chiaramente, fosse obbligato, ma, appartenendo anche questo capitolo all’universo condiviso dell’Alien Universe, una strizzatina d’occhio sarebbe stata gradita.

Ma va bene così. The Predator è proprio quello che ci si aspetta da un film con tale nome. E, anche solo per questo, il suo compito lo ha portato a termine.

 

Leonardo Cantone

The Predator: 32 anni dopo le creature aliene tornano sulla terra ultima modifica: 2018-10-14T12:45:32+00:00 da Leonardo Cantone