Campos | Umani, vento e piante è un disco figlio di quest’età

Umani, vento e piante: Il flusso unico dei Campos

Umani, vento e piante è il secondo album del trio pisano Campos, uscito il 9 novembre per Woodworm Label ed anticipato dal singolo Qualcosa cambierà.

Un album solido ed ispirato, figlio di quell’indie rock metaforico e d’atmosfera.

Campos

Umani, vento e piante: Il Linguaggio e le Sonorità

Passaggio, accattivante brano di apertura, è un invito alla partenza. Un viaggio in treno mentre il paesaggio scorre velocemente fuori dal finestrino. Un paesaggio di umani, vento e piante, come suggerisce la copertina del disco.

Guarda intorno, quanto spazio c’è. Sarai pronto a partire?”

Il singolo che ha anticipato l’uscita del disco, Qualcosa cambierà, canalizza i pensieri, catturati dal riff della chitarra combinata alle percussioni elettroniche.

L’apice dell’armonia tra gli strumenti del trio è nel brano strumentale Walter, quello che più mi ha catturato. L’ho immaginato per un nuovo film di Woody Allen, come colonna sonora.

Last but not least, S. è la chiusura perfetta per il disco. La prima parte ricorda la classica canzone di fine estate, quella da suonare al tramonto, mentre la parte finale del brano sbigottisce.

Menzione particolare per Madre Moderna, brano che miscela più di tutti gli altri sonorità diverse.

Ciò che colpisce, anche ad un primo ascolto, di Umani, vento e piante è la musicalità del testo. Il linguaggio, più metaforico che letterale, propende per gli effetti ritmici delle parole, senza alcuna gerarchia tra musica e testo.

Un lavoro molto particolare anche quello sulla narrazione. I Campos utilizzano solo la seconda o la terza persona con il preciso scopo di alienare dalla situazione descritta l’ascoltatore. Ed inoltre, anche il genere del soggetto non è sempre specificato.

Insomma, in Umani, vento e piante, con un sound magnetico e tranquillante, si crea un flusso unico e coeso d’immagini, combinando melodie, ritmi ed atmosfere.

Campos Umani, vento e piante

Figlio di questa età

Umani, vento e piante è certamente un progetto peculiare ed ispirato dalle influenze più disparate. La musica ambient fa sentire la sua presenza senza essere troppo invadente. Ma, inevitabilmente, il lavoro testuale mi ha fatto pensare ai carissimi Verdena, per tornare nell’indie rock italiano. Nonostante lo scrivere in funzione della melodia e della musica li accomuni, sicuramente il linguaggio dei Campos è maggiormente colorito.

Un accompagnamento adatto per questi giorni di pioggia, sorseggiando una tazza di tè nero bollente.

L’impressione è che sia tanto d’altri tempi, seppur così impregnato di contemporaneità.

Umani, vento e piante è sostenuto da missaggio ottimale, che conferisce quella maturità in più. L’unione di chitarra acustica, basso e percussioni elettroniche di Simone Bettin e Davide Barbafiera ha il merito di aver creato un suono suggestivo ma soprattutto personale. Cosa non da poco nella bolgia dell’indie italiano.

 

Luciano Calandro

Campos | Umani, vento e piante è un disco figlio di quest’età ultima modifica: 2018-11-12T12:03:14+00:00 da Luciano Calandro