Editors al Paladozza di Bologna. Reportage di un concerto memorabile

Con una performance brillante, gli Editors infiammano Bologna

Dopo la strepitosa esibizione al TOdays Festival dello scorso agosto, gli Editors sono tornati in Italia per l’unica data del tour invernale di Violence, il loro sesto album in studio.

Ad accoglierli, questa volta, il Paladozza di Bologna, location già nota alla band di Stefford.

Qui gli Editors hanno infatti già suonato nel 2015. 
L’evento è stato organizzato da DNA Concerti.

Violence, uscito lo scorso 9 marzo, è un album controverso che ha diviso il pubblico. Per alcuni rappresenta la definitiva consacrazione degli Editors tra i gruppi indie rock più interessanti del panorama internazionale, per altri un lavoro che strizza un po’ troppo l’occhio all’elettronica e al pop.

Diverso dagli album precedenti, Violence è un disco che va ascoltato diverse volte per essere compreso ed apprezzato.

Il sound degli Editors non è più quello delle origini, è cambiato, si è evoluto. D’altronde la band ha sempre mostrato una certa propensione alla trasformazione. In ogni album il gruppo ha sperimentato nuovi suoni senza mai stravolgere la propria identità.

In questo sesto disco, il riferimento principale sono l’elettronica e i suoni anni ’80, tuttavia, quella peculiare impronta dark che sedici anni fa con The Back Room ha reso celebre il gruppo è sempre presente.

Reportage dell’evento

Ad aprire il concerto, Andy Burrows, talentuoso cantautore inglese che in passato ha anche collaborato con Tom Smith, leader degli Editors. Quest’ultimo, inaspettatamente, raggiunge Burrows sul palco ed i due si esibiscono in una piacevole esibizione acustica.

Al termine della performance di Burrows, gli Editors non si fanno attendere troppo. Puntualissimi, salgono sul palco alle 21.

Atmosfera tenebrosa, scenografia essenziale: sullo sfondo un’immagine dal forte impatto emotivo. Tre corpi aggrovigliati tra loro. Impossibile distinguere uno dall’altro. Lo scatto, opera dell’artista olandese Rahi Rezvani (che collabora con gli Editors da diversi anni), è la copertina dell’album Violence.

Partono le prime note di The Boxer.
Scelta singolare quella di iniziare il concerto con un brano del passato. Gli Editors sono cambiati, ma non rinnegano le proprie origini. Senza interruzioni inizia la seconda canzone.

Il pubblico segue ammaliato le movenze teatrali del carismatico Tom Smith, che con la sua voce corposa ed appassionata regala una versione di Sugar indimenticabile.

Smith ringrazia in italiano. La platea si è riscaldata. È il momento di iniziare a saltare. Il cantante impugna la chitarra e parte Hallelujah (So Low), la seconda potente hit estratta da ViolenceIn un gioco di alternanze ritmiche tra presente e passato, in un mix di chitarre e synth, la scaletta prosegue come un fiume in piena: All sparks, An End Has a Start, Fingers in the Factories.

Il pubblico è estasiato, coinvolto fisicamente (anche le persone sugli spalti assistono in piedi al live danzando) ed emotivamente.

Dopo Darkness at the Door, Tom si siede al pianoforte. Parte la struggente Salvation, canzone che mette in evidenza le sue straordinarie doti vocali. In un crescendo di epicità quel “Who you running from?” diventa sempre più assordante, più impellente. Ipnotizza fino a scavare nell’anima.

Tom Smith: Una voce sontuosa

È straordinario come Tom Smith possa passare da una voce piena baritonale ad un falsetto. Non tutti sanno che la sua è – secondo The Mirror – la migliore voce inglese di tutti i tempi. L’ estensione vocale di Tom Smith (4,75 ottave) batte perfino quelle di Freddie Mercury (2,92) e David Bowie (3,58).

Quasi come seguito naturale, dopo la strepitosa Salvation arriva il turno di Violence, la canzone che ha dato titolo all’ultimo album. Un testo cupo, un ritmo oscuro e inquietante, ma allo stesso tempo grintoso. È proprio questa la capacità degli Editorssuonare delle canzoni dai testi non propriamente felici ma trasmettere energia e slancio.

Dopo l’elettro pop minimale di No Harm, si ritorna alle origini: Bullets infiamma i cuori dei presenti. Seguono A Ton of Love e Formaldehyde, tra i brani più amati dal pubblico. Le due canzoni, insieme a Sugar fanno parte del disco The Weight of your Love, primo lavoro dopo l’uscita dello storico chitarrista e tastierista Chris Urbanowicz dal gruppo.

Nuovo momento acustico per Tom Smith, con Nothing. A qualcuno scende una lacrima.

Memorabile la performance di Nothingness. Una canzone dall’inizio claustrofobico che con un ritmo sempre più incalzante esplode in un finale quasi techno. Dalla raffinata e melodica Ocean of Night si passa all’adrenalinica Blood. L’entusiasmo è alle stelle.

Arriva la canzone più attesa, Papillon, vero cavallo di battaglia della band, che ne nella versione live dura circa 7 minuti. Nemmeno il tempo di prendere fiato: parte Magazine, la canzone che ha lanciato il nuovo dibattuto disco. Una hit dal sapore pop ma che nasconde in sé tutta la vocazione oscura degli Editors. Il pubblico è in visibilio.

Un finale da brividi

La band esce di scena. Cori estatici richiamano il gruppo sul palco. Il primo a tornare è Tom Smith, che, a sorpresa, si esibisce in una emozionante versione acustica di Fall/The Weight. Anche gli altri membri della band salgono sul palco. È arrivato il momento del finale. Un finale davvero epico.

Si parte con Cold, ultimo singolo estratto da Violence. La canzone rende davvero bene dal vivo. Proseguono l’immensa The Racing Rats e l’intramontabile MunichA chiudere, la toccante Smokers Outside the Hospital Doors. La frase “Can I start this again?” colpisce perfettamente nel segno, l’intero pubblico vorrebbe infatti rivivere l’intero concerto daccapo.

Dopo un entusiasmante live durato due ore, gli Editors ringraziano Bologna per averli ospitati con tanto calore e salutano il pubblico.

Editors. Questa sì che è musica!

Con l’esibizione al Paladozza di Bologna, gli Editors hanno dimostrato quanto la loro resa dal vivo, come un buon vino, sia migliorata di anno in anno.

Un concerto trascinante, dove in focus vi è stata la musica. Nient’altro. Gli Editors non hanno bisogno di orpelli.
La band ha suonato meravigliosamente. Chapeau al magnetico Tom Smith. La sua  splendida voce e la sua attitude hanno incantato l’intero pubblico.

       

Alessia Diano

Editors al Paladozza di Bologna. Reportage di un concerto memorabile ultima modifica: 2018-11-30T15:45:40+00:00 da Alessia Diano