EDO: Futuro In Ritardo, giusto in tempo per l’autunno

Futuro In Ritardo si declina in semplicità strutturale e compositiva. EDO riduce l’ironia ed aumenta il focus sul personale: quale sarà il risultato?

 

 PRESUPPOSTI INUTILI PER I NOSTRI FINI

Premessa: EDO è un artista di origini patavine, trapiantato a Milano, che di cognome fa Cremonese. Niente, mi piaceva il miscuglio nativo-ideologico e l’ho buttata lì.

Futuro In Ritardo è l’ultima fatica del buon Edoardo, coadiuvato dalla band I Bucanieri, disponibile dal 5 Ottobre nei luoghi reali e virtuali dove al giorno d’oggi i giovani reperiscono i dischi per ballare i lenti (e non solo). Il tutto sotto l’egida della bolognese (eh?) Garrincha Dischi.

EDO

CONCETTI NOBILI PARZIALMENTE UTILI AI NOSTRI FINI

Breve infarinatura su EDO attraverso il suo operato: sono ben quattro le produzioni già partorite dall’artista. Per chi ancora non lo sapesse siamo quindi di fronte ad un disco maturo per certi versi (meno per altri e lo vedremo), figlio di una crescita, ma soprattutto detentore di “perché auto-conclusivi”.

Da tenere a mente che, come dichiarato dall’autore, il disco è stato registrato e missato in meno di una settimana. In questi casi, tendenzialmente, l’idea di base è riproporre le sfumature tipiche di un live o di una presa diretta, per offrire all’ascoltatore determinate sensazioni che, talvolta, innalzano la percettività portandola sul piano dell’immediatezza.

EDO

 FUTURO IN RITARDO: QUATTRO TRACCE UTILI AI NOSTRI FINI

EDO ha preferito fornire ai sui accoliti più parti dell’LP prima della pubblicazione. Difatti sono stati estratti quattro singoli a scopo promozionale, partendo cronologicamente da Tu Vuoi Di Più, passando per Io Ti Penso Sempre e Dammi Un Bacio, fino a Cattive Intenzioni.

Si parte proprio con Cattive Intenzioni dove il senso allusivo, sia sentimentale che fisico, si ritaglia un ruolo importante ma non centralissimo. Una stasi figurata tra un’esplicita richiesta e un agognato invito. Sempre attendendo il di lei consenso. Nel frattempo cori ricchi di un contemporaneo “oh, oh, oh” e ritmo scandito in salsa “tum – chà chà, tum – chà”. Giusto per restare in tema di onomatopee ed affini. Tra l’altro, vorrei fare i miei complimenti per la ripresa di quel “tum” della grancassa: asciutto, definito, elegante.

Segue Diamoci Un Bacio. L’eloquenza poetica delle città che si affacciano sul mare ed il tema (quasi certo) degli amori estivi. I timori da estirpare prima possibile e il “bacio” come unico gesto per suggellare le sensazioni, sono gli aspetti dominanti del brano. Musicalmente c’è poco da sottolineare, tranne forse gli accenti di chitarra che danno “empatia”, poi cori e cori (semplici però, nulla di articolato).

L’etanolo ha un piccolo cammeo in Fidati, canzone numero tre. L’ebbrezza in coraggio liquido, il vino, che spinge nella giusta direzione le intenzioni di qualcuno che ha un rapporto da instradare. C’è il tempo per sorvolare la questione dei problemi da evitare dove il termine “fidati” assume un connotato scaramantico: il rituale da ripetere e ripetersi per non portare sfortuna, anche nelle situazioni più complesse, volendo. Anche qui un bel finale tagliato con il rasoio di precisione, poi cori, cori e cori.

EDO cambia leggermente la rotta tracciata fino ad ora proprio con la title track, Futuro In Ritardo. L’aria che tira pare ispirarsi all’impostazione triste/scanzonata di un Rino Gaetano d’altri tempi (purtroppo per noi troppo pochi). Le interazioni amorose si defilano e lo slogan espresso dal titolo si riassume così: “domani è il tuo giorno fortunato”, ma dato che il futuro è in ritardo non star troppo a preoccuparti di quanto sei in anticipo. Il problema sussiste quando il futuro è inspiegabilmente in anticipo e tu sei lì a perderti in chissà cosa, chissà perché. Una beffa mista ad aspettativa.

IL LATO B: ALTRE QUATTRO TRACCE PER IL FINE UTILE

Chi ascolta mentre legge – oppure ha già sentito l’LP per intero – si sarà accorto della struttura canzone pressoché identica in tutto Futuro In Ritardo. A questo punto, col pezzo Voglio Scriverti Una Hit, sono i piccoli accorgimenti a smuovere un po’ le cose. La grancassa in quattro è il primo elemento che prova a dare una sferzata simbolica, la seguirà la chitarra con un timido “riffettino” di qualche nota. Piacevoli gli obbligati sul finale. Per quanto riguarda il testo, ho compreso poco, nonostante abbia prestato parecchia attenzione ed altrettanto tempo alla riproduzione. Come dico in casi del genere: “me misero, me tapino”. In sostanza l’atto simbolico di scrivere una canzone che possa vivere grandi fortune, una Hit appunto, diventa il tributo nei confronti di una tizia che a fasi alterne merita grandi cose ma sa anche far riempire il fegato di negatività.

Io Ti Penso sempre è una scusa morale, a tratti interminabile, di circa tre minuti. EDO, hai speso troppo tempo per la quantità di contenuti (poco battuti) che hai offerto. Di contro, per fortuna, il basso, sulle strofe, cammina che è un piacere. In semplicità, non aspettiamoci Jaco Pastorius, ma fa la differenza.

Penultimo atto, Solo Noi Due. Ritorna il “tum – chà chà”, sul jam block stavolta (uno strumento percussivo divertente e dal suono singolare: una sorta di “clack” schioccato con la lingua). Se avessi potuto interferire in qualche modo con la stesura dell’album, avrei fatto di tutto per evitare che questa canzone ci finisse dentro. Purtroppo la tematica affrontata ed il modo in cui viene proposta, trascina tutto nel pantano amoroso del “noi assoluto”, tipo Federico Moccia ma non sessista. Chiedo venia ma è una fiera delle banalità. Non mancavano gli strumenti e le capacità di approfondire. Anche la scelta delle parole, ad esempio tralasciando le formule aderenti al “sole – cuore – amore”, avrebbe sicuramente restituito maggiore soddisfazione. Purtroppo pure il riff di chitarra è superfluo, in quanto riprende pari pari il rigo di canto del ritornello.

Un po’ di gioia ce la dà Tu Vuoi Di Più, che riesce a non far sì che ci si salutasse in malo modo. Pezzo ritmato e con un insistente accento forte sul due e quattro (molto azzeccato), che per i meno avvezzi significa enfatizzare il momento in cui il batterista percuote le pelli di un oggetto chiamato “rullante”. Almeno nel concetto di “batteria facile per neofiti e monchi”. La voce dimostra che le soluzioni più divertenti sono quelle che funzionano meglio in Futuro In Ritardo. Lo si evince dalla strofa, sentire per credere.

EDO

FINEMENTE ALLA FINE, FINALMENTE I NOSTRI FINI

Umberto Eco mi prenderebbe a sediate nei denti e martellate sulle falangi. A parte questo, EDO ha turbato il mio animo pio, sommesso e devoto. Lui che è abile manipolatore di ironia (manipolatore nel senso buono), nel disco in cui ne inserisce meno, quasi zero, sembra mancare solo quella. Il risultato non ne giova, in tal senso.

L’idea che genera Futuro In Ritardo è questa: c’è un tizio che dapprima ci prova con una e poi qualcosa succede. Le canzoni sono il racconto di queste interazioni. Alcune verosimili, che paiono reali, biografiche, altre inventate di sana pianta. Ovviamente non c’è nulla di male né di sbagliato in tutto questo, una normale prova di stile, una struttura. Il problema è che non stuzzica grande interesse, non stimola il desiderio di comprenderne il messaggio e/o immedesimarsi nelle storie narrate. Musicalmente mancano i picchi di energia pura e gli spunti forniti non hanno la forza necessaria per destarci da un andamento di fondo tendente al blando. Lo stile dell’artista non si discute, per carità. Dico solo “peccato”: le idee semplici, limpide, valide e valevoli non emergono per quanto meritino costringendo lo spettatore ad un ascolto frammentato.

Mario Aiello

EDO: Futuro In Ritardo, giusto in tempo per l’autunno ultima modifica: 2018-11-01T00:01:20+00:00 da Mario Aiello