Nulla è Pacifico quando sei con i Bar Ponderoso

I Bar Ponderoso si fanno trovare preparati alla chiamata del loro primo LP. Pacifico è uno spot valevole nel panorama rock italiano, categoria “basso e batteria”

Bar Ponderoso

 

Pacifico è l’album di debutto del duo basso/batteria Bar Ponderoso. Disponibile dal 16 Novembre per l’etichetta INRI, il disco è naturale conseguenza dell’EP Uno (2016). Lo stile si assesta su sfumature puramente rock, con un pizzico di stoner, senza disdegnare qualche chitarra dove strettamente necessario: tutto in chiave di FA sul pentagramma e fusti extralarge da percuotere.

 IL MEGLIO DI UNA VISIONE OSSIMORICA DELLE COSE

Per me che adoro le interpretazioni meno scontate, già la copertina che i Bar Ponderoso hanno scelto risulta particolarmente appagante: dal titolo immagini un’enorme massa inamovibile d’acqua, che ovviamente rimandi all’oceano, e invece ti ritrovi davanti ad una distesa rocciosa e polverosa di chissà quale passo collinare, ripresa in visione distopica. Se poi ci aggiungiamo che Pacifico, il disco, tutto è tranne tale, allora sì, si chiude un cerchio ben preciso prima di ascoltarne i contenuti.

Bar Ponderoso Pacifico
Bar Ponderoso | Pacifico (Copertina)

Si parte con Gisella, tosta e monolitica fin dai primi costrutti armonici. La lettura “riffettara” me l’aspettavo, ma non avevo previsto che partissero subito con l’innesto di una chitarra distorta a corredo (necessaria). Il ritornello fa subito presa e la voce pare perfetta per il contesto: tendente al registro alto, sporca il giusto. Un ottimo connubio, a mio parere. Dal testo ho colto l’ozio, il rapporto col cibo di merda e il brio degli alcolici. Non penso serva altro.

Anche la title track, Pacifico, si avvale dell’aiuto di una chitarra. La prosa si riassume brevemente così: l’idillio simbolico di una vita su una magnifica isola va in contrasto col desiderio di marcio, inconsciamente nascosto in ognuno di noi (o comunque una buona parte), che preferisce bearsi in un bar di centro città, tra fumo e alcol. Amen. Musicalmente viene fuori la visione minimalista del concetto di duo dei Bar Ponderoso. Purtroppo, sovra incidervi il mondo, non risolve alcuni problemi. La canzone, tuttavia, giova di una certa “consequenzialità” nei suoi cinque minuti di riproduzione e, per una volta, non me la sento di puntare il dito contro i “la, la, la” gorgheggiati sul finale. Non il top, ma d’impatto, che è sicuramente il fattore più ricercato nell’opera.

Con C’è Qualcuno si può sentire la purezza del duo basso/batteria. Il riff, infatti, è prepotentemente ‘doppiato’ dal basso con un canale molto distorto che mi è sembrato puntare su frequenze medie, medio-alte. Il motivo vi terrà impegnati diversi minuti cercando di capire dove lo avete già sentito. Il taglio ironico e macinante evolve sul ritornello a tema emotivamente partecipe. Anche le dinamiche definiscono una successione di fasi che oserei chiamare ‘automatiche’. Moralmente il pezzo pone l’accento sul desiderio di uscire fuori dalle righe, rompere gli schemi, alla ricerca di un pubblico che possa assistere a questa ‘nuova espressione’ di sé. “Huh, ah!”

Bar Ponderoso

L’interpretazione vagamente progressive, ma quadrata, di Festa pt.1 genera una gustosa aspettativa che purtroppo non verrà soddisfatta più avanti in Pacifico. Il climax di genere stoner si intreccia perfettamente al contesto e la voce calzante sui ritornelli ben congeniati, pagano ogni scelta. Anche qui appare una chitarra a complemento (sempre necessario) che aggiunge qualcosa di importante. I Bar Ponderoso raccontano storie di feste di paese, l’opulenza religiosa in pompa magna immersa in salsa kitsch, più laica. Peccato per la sessione ritmica tenuta al guinzaglio. L’accompagnamento è intelligente, volto a coprire vuoti tattici inevitabili, ma dovrebbe godere di più spazio e prendersi la scena come e quanto merita: la dura vita di un batterista in un duo.

Detto fatto, sulla questione bacchette e fusti vengo smentito in pochi secondi con l’intro di Una Diana E Più Niente. Un pezzo che ‘suona’ ed ha il suo perché, forse meno appassionato dei suoi predecessori per certi versi. Si tratta di possibili amanti, sesso, sigarette ed un tram che assurge a palcoscenico di trasformazioni e pensieri allucinati.

Andrès (Per Un Autogol) è uno spartiacque, sia per tematiche che per forma sonora. La chitarra acustica detta i tempi di una simil-ballad caratterizzata da obbligati e pause, oltre la voce che ci ha fin qui abituati ad esegesi onorevoli. La storia di quest’uomo è a portata di click, google docet. L’uso dell’audio in lingua spagnola del telecronista che racconta gli attimi dello sfortunato autogol fanno “ambiente”, quello che viene dopo è un mix a metà strada tra Anesthesia (Pulling Teeth) di Cliff Burton e Sweet Dreams in chiave Manson’.

ERAVAMO DUE AMICI AL BAR

Il mordente perde qualcosina da qui in avanti per i Bar Ponderoso. Morena Blues è un’altalena di dinamiche, dove il blues del titolo è maggiormente intellegibile nelle fasi “pacate” (per intenderci). Ancora una volta la voce fa il suo dovere senza strafare, facendo leva sulle qualità, arginando i propri limiti.

Mi vs Me è un titolo da nobel alla letteratura. La forma del dono della sintesi, i contenuti infiniti che solo i nostalgici delle vecchie targhe automobilistiche, o i colti di sigle di province possono cogliere. M’è piaciuta la struttura ritmica nelle strofe, semplice ma davvero poco scontata, cosa che invece affligge il ritornello e i suoi dintorni. Riff meno ispirati, tuttavia la convinzione granitica su cui si basa il concetto “canzone” corrisponde allo spettatore un certo grado di soddisfazione che pare mitigare qualche défaillance.

Lucio Perché sembrerebbe essere un lento, coadiuvato da tastiera e chitarra acustica. Ragionando per soluzioni logiche, la canzone esiste in quanto funzionale al sistema album. Senza, Pacifico, sarebbe un disco diverso. Le introspezioni psicologiche sono meglio evidenziate dal minuto 2:40 in poi, quando riappare la grinta persa al principio. Peccato per quelle poche rime alla “cuore-amore” che, nel contesto, fanno un po’ cadere le braccia, ma si sopravvive uguale.

Una delle perle dell’intera produzione dei Bar Ponderoso arriva alla fine. Festa pt.2 con annessa chitarra, ovviamente – è un lieto arrivederci strumentale. Per restare in tema, come quando rarissimamente, alla festa patronale del proprio paese, si becca un ottimo gruppo che suona all’ultimo momento dell’ultimo giorno di programmazione. Quando stai per imprecare contro la rassegna o i suoi organizzatori e d’un tratto si accende la luce: per fortuna la taranta e i balli popolari non ritorneranno come incubi quella notte.

Bar Ponderoso

EVVIVA IL DUO MA, SE SERVE, IL TRIO NON HA MAI AMMAZZATO NESSUNO

Pacifico, Bar Ponderoso, c’è poco da argomentare stavolta. Tutto ha senso mentre lo si ascolta e, di conseguenza, qualsiasi commento finale sarebbe indegno: Rock!

Mario Aiello

Nulla è Pacifico quando sei con i Bar Ponderoso ultima modifica: 2018-12-05T13:50:34+00:00 da Mario Aiello