Galoni: terzo disco e rinnovata attitudine alla critica d’autore

Galoni non ha lasciato nulla al caso. Se anche l’impostazione non è particolarmente vivace, lo è sicuramente la compilazione. Incontinenti Alla Deriva suona e lo fa parecchio bene

Oggi parliamo del buon Emanuele Galoni e del suo terzo album intitolato Incontinenti Alla Deriva, pubblicato il 7 Dicembre per l’etichetta Goodfellas. Undici tracce in linea con la vena compositiva dell’autore, a tre quarti di strada per il cantautorato ed un quarto verso il folk morbido.

Dopo le fatiche di Greenwich (2011) e Troppo Bassi Per I Podi (2014), il cantante laziale parte dal concetto dantesco di “incontinenza” (amor c’ha nullo amato am… ah, no, non è questa) e arriva a costruire una solida critica, priva dell’invettiva feroce ma carica di contenuti. Il destinatario? l’omologazione totale di cui è capace l’uomo ed i suoi modi da tempi moderni che, come dice lo stesso Galoni, “è riuscito a massificare anche il tempo”.

Non anticipo nulla. Chi vuol sapere cosa s’intende per “incontinente”, ed è pigro, basta che consulti il sommo Wikipedia. Almeno si fa un’idea.

Galoni - Incontinenti alla deriva
Galoni – Incontinenti alla deriva | Copertina

 Il duro lavoro di un disco che pone domande

Apre la sagra delle metafore (in senso buono), Bansky, singolo estratto in Luglio a scopo promozionale. Per il brano è stato girato un video. Guardando i ‘correlati’ suggeriti da YouTube ci ho trovato molto De Andrè, qualche Brunori e due gradite sorprese: uno, Federico Salvatore (quello di Se Io Fossi San Gennaro) e due, Giancane. Oggettivamente, nel percorso ideologico suggerito dal pezzo, cioè partendo dal desiderio di “ammazzare”, passando per quello di “volare” fino a raggiungere la meta del “cambiare”, si scorgono un po’ le doti di tutti e quattro. Soprattutto la forza espressiva chitarra e voce, marchio di fabbrica di Faber, e l’ironia colta degli ultimi due.

Ovviamente questo è un mezzo vile e irriconoscente verso Galoni, al fine di chiuderlo in una scatola e poterci appiccicare un’etichetta davanti per catalogarlo. Che volgarità, mi auguro non fraintenda. Intanto la canzone suona e per i mentecatti afflitti dal “capogiro”, un inferno stazionario gode di qualità migliori rispetto all’ipotetica scala a chiocciola che porta ai piani alti.

 Il duro lavoro dello stesso disco che suggerisce pure qualche risposta

Sistemi Binari fa parte di un quintetto di canzoni – assieme a Status Quo, Stachanov, Trattato Monetario, e Il Sistema Tolemaico – che sfruttano, sin dal titolo, la figura retorica dell’allegoria, stendendola come un velo, affinché avvolga i concetti che veicola. A parte la sensazione di essere finito anch’io per definizione nel calderone di coloro che scrivono coi piedi, imprecando la altrui sintassi, può sembrare fin troppo semplice cadere nell’errata interpretazione che Galoni sia uno che cavalca i luoghi comuni. Le risposte sono a portata di mano.

Questo disco vuol farsi ascoltare non tanto per la forma che, ahinoi, non farà gridare al miracolo, nonostante sia suonato divinamente, bensì per l’arte (sottolineo “arte”) di saper modellare molti argomenti non banali. Galoni restituisce allo spettatore non solo dei logici quesiti, ma anche qualche spunto e dei piccoli strumenti in più per rompere la corazza della superficialità ed addentrarsi più a fondo nel famoso ‘concetto di incontinenza’. Io lo so che detta così fa ridere, ed è normale, l’ironia è la settima corda della chitarra di Galoni e non dovete credere a me, basta ascoltare Incontinenti Alla Deriva con la giusta predisposizione. A quel punto apprezzare autore e musiche sarà più semplice e forse qualcuno capirà che non sono impazzito con questa immonda sviolinata.

Galoni

Il duro lavoro delle restanti tracce che sono più “canzoni” e un pizzico meno impegnative

Ora, e non per il solo dovere di cronaca, cito i restanti componimenti che completano l’opera.

Trattasi di: In Linea d’Aria che assurge nel disco a ruolo di unica “canzuncella”, come si usa dire dalle mie parti; L’America è Una Truffa che è quasi title track, ricca di esempi di pacchi stile Hollywood che proprio Napoli spostati (sono napoletano, so cosa dico); Per Andare Dove che mi ha praticamente pietrificato, nel senso che mi ha colpito profondamente. Sono uno che fa solo piccoli e continui spostamenti ma che sia fisicamente che emotivamente è sempre ‘altrove’. Il verso “in ogni dove, diremmo che altrove sta la felicità” racchiude in sé un messaggio profondo e potente, nonché vero almeno quanto il sole che sorge; Mi Resterà Il Tuo Nome e Una Razza Di Giganti orbitano in un sistema binario pure loro. Non so se è voluto dallo stesso Galoni, ma si intuisce quella piccola sfumatura sentimentale caratteristica e, arrivati fin qui, oserei dire doverosa.

Il duro lavoro di uno che deve scrivere due parole su un autore

che ne ha di migliori, e più sensate, per tutto e per tutti

Dunque, provando indegnamente a ‘ciaccare e medicare’, sicuramente bisogna dire che, negli oltre 40 minuti di piacevole riproduzione, a volte si sente la mancanza di un costrutto semplice tipo: “mi sono svegliato all’alba e sono andato a fare colazione nel solito bar”. Una frase idiota che non significhi altro se non che un tizio si sveglia di mattina e va al bar, punto. Bene, sputato il rospo ora è tutto più semplice. Aggiungo che ironia non significa perculare la gente e che, se non si ride, non vuol dire non sia ironia. Districatevi voi nel groviglio di litoti.

Tornando all’LP, è un dato di fatto che le innumerevoli domande esistenziali che inevitabilmente Incontinenti Alla Deriva vi farà porre, hanno quasi tutte una risposta insita nelle canzoni. La forza è nelle parole, il modo di assemblarle, di dargli forma in musica.

Galoni e tutti i musicisti che hanno contribuito al disco non hanno lasciato nulla al caso. Se anche l’impostazione non è particolarmente vivace, lo è sicuramente la compilazione, Incontinenti Alla Deriva suona e lo fa parecchio bene. “A me, me piace” avrebbe detto Gigi Proietti qualche anno fa in un noto spot pubblicitario.

Mario Aiello

Galoni: terzo disco e rinnovata attitudine alla critica d’autore ultima modifica: 2018-12-19T13:26:01+01:00 da Mario Aiello