Tom Morello: The Atlas Underground | Recensione

Ci sono artisti con all’attivo una varietà di progetti: tra questi possiamo sicuramente elencare Tom Morello.

Chitarrista degli storici Rage Against the Machine, dopo lo scioglimento della band, invece di appendere la chitarra al chiodo, ha portato il suo stile unico verso altre sonorità. Dall’hard rock degli Audioslave, al folk di Nightwatchman e addirittura una collaborazione con il “Boss” Bruce Springsteen. Per infine formare i Prophets of Rage.

A queste esperienze, aggiunge al suo curriculum nel 2018 il primo album da solista: The Atlas Underground. Da un chitarrista come Morello, che ha trasportato lo scratch dei dj sui piatti come modo di suonare un assolo, puoi aspettarti di tutto. Ed infatti quest’album è una sperimentazione di elettronica che spazia dalla dubstep all’hip-hop, a cui si sono uniti svariati ospiti internazionali: Marcus Mumford, Gary Clark Jr, RZA, Steve Aoki, e tanti altri.

THE ATLAS UNDERGROUND

La title track iniziale, Battle Sirens, parte subito con i classici riff funkeggianti alla Morello per poi esplodere nella dubstep degli australiani Knife Party. Rabbit’s Revenge prosegue ancora con la dubstep di Bassnectar, accompagnati dal rap old school di Big Boi (OutKast) e Killer Mike. Inaspettatamente, con Every Step That I Take c’è una virata persino all’indietronica insieme ai Portugal. The Man.

In Find Another Way, intonata da Marcus Mumford (cantante e leader dei Mumford and Sons), Tom compone uno dei pezzi più belli del disco, con un assolo in cui torna a far sentire un suo marchio di fabbrica: il delay. Where It’s At Ain’t What It Is è tra le canzoni che più ho preferito, avendo come ospite Gary Clark Jr, chitarrista blues noto per la sua morbida voce ed il suono di chitarra sporcato dal fuzz. Anche se la presenza di Glark poteva essere sfruttata meglio.

Roadrunner, con la rapper Leikeli47, è un pezzo violento caratterizzato dal basso distorto ed un folle assolo. Steve Aoki e Tim Mcclrath, voce dei Rise Against, si aggiudicano la palma della featuring più riuscita del disco. Lo scream di Tim viene esaltato dal potente beat dubstep. In chiusura, su Lead Poisoning, si prestano le voci di RZA e GZA, membri fondatori dei grandi Wu-Tang Clan. Una buona rap song alternata alla dubstep che non si distacca molto dalle altre simili.

Tom Morello

The Atlas Underground è un grande party di dancefloor, un album che vede Tom Morello totalmente proiettato nell’EDM. Considerandolo esclusivamente sotto il profilo della sperimentazione fatta per divertirsi, il lavoro riesce egregiamente nel suo intento. Morello ha dimostrato, ancora una volta, di essere un musicista multiforme che sa reinventarsi esplorando la musica in ogni suo genere.

Insomma, la grinta non manca e la produzione è ottima – e ci mancherebbe vista la partecipazione di vari dj/produttori internazionali. Però, nel complesso, sotto il profilo artistico e per ciò che Morello rappresenta, rimane comunque un album di 12 pezzi discontinuo e a tratti abbastanza monotono. Quando seppi della notizia di questo suo primo lavoro solista, insieme ad altri ospiti che tanto apprezzo, fui invaso da un moto di curiosità incredibile. Tom è uno dei miei chitarristi preferiti. e quando ebbi la fortuna di vederlo suonare dal vivo rimasi ancor più stupito della sua potenza. Veramente un fenomeno.

Mi aspettavo, dunque, qualcosina in più. Tutto sommato, mi son divertito lo stesso, e sono sicuro che il nostro saprà rifarsi.

 

Emanuele Grillo

Tom Morello: The Atlas Underground | Recensione ultima modifica: 2018-12-13T23:46:48+02:00 da Emanuele Grillo