AABU: Abbiamo Ancora Bisogno Di Urlare, al cubo

Il secondo LP degli AABU sottolinea per ben tre volte il concetto espresso dal nome della band: Abbiamo Ancora Bisogno Di Urlare è anche titolo del disco nonché title track.

Parliamo oggi dei bolognesi Abbiamo Ancora Bisogno Di Urlare – scritto per esteso la prima e probabilmente ultima volta – da qui in avanti saranno riconosciuti, come da loro stesso costume, con l’acronimo AABU. Nello specifico stiamo per andarci ad infilare in un’avventura dai tratti alternative, con qualche punto cardinale di stoner ma sicuramente un’anima rock pura, di quelle che senti vibrare sotto i piedi.

BREVE PREFAZIONE

Innanzitutto trattasi del secondo disco degli AABU, purtroppo o per fortuna omonimo, che segue il precedente Basta Scegliere giusto di un paio di anni. L’opera, auto prodotta, è composta da ben dodici canzoni, impensabile al giorno d’oggi e bisognerebbe quantomeno premiare lo sforzo. Riusciranno i nostri eroi ad alleviare la sete di grida poderose che ogni mentecatto brama di espellere in ogni istante della propria esistenza? Rispondo subito: “Si! Però con qualche piccolissima sbavatura”.

Aabu Band - Abbiamo ancora bisogno di urlare
Aabu – Abbiamo ancora bisogno di urlare (copertina)

Voilà, Tutte Le Cose Sbagliate è un pezzo che fa da tema introduttivo. Avvia sensazioni e soluzioni musicali che saranno riprese un po’ ovunque nel disco. Il brano apre sul finale ed è particolarmente interessante l’arrangiamento di alcuni frangenti dove le dinamiche si “spostano”, incastrando le chitarre in modo da donare brio alla riproduzione. Una firma degli AABU. Dall’altra parte il perdurato suonare le ritmiche di accompagnamento unicamente sul valore cromatico, anche se distintivo del genere, non mi appassiona.

Un gruppo di cinque elementi con cantante ‘sfuso’ (nel senso che non è vincolato a nessuno strumento) può avvalersi di una visione d’insieme più… più… più… meno semplicistica. Il tema è di quelli frizzanti ed allegri, ovvero il continuo proiettare le proprie errate decisioni in un futuro ipotetico e ritrovarsi a contemplare un presente perpetuo che non cambia mai, anche se conosci vita, morte e miracoli delle scelte sbagliate fatte.

Numero due, L’Orologio. Dal passive aggressive della canzone di apertura passiamo ad una parzialmente riff-oriented e dalla frase identificabile. Nel decalogo offertoci dagli AABU, l’attenzione si sposta tutta sul fenomeno nichilista della routine che genera mostri, chi per un motivo, chi per un altro siamo tutti legati a doppia mandata a qualcosa che ci annienta l’essere. Nota molto positiva la piccola parte strumentale a ridosso della chiusura.

Ti Voglio Bene. Pezzo articolato tra arpeggi, senso ritmico e voce doppiata sui registri alto/basso. Molto ‘canzone’ sulle strofe, leggermente macchinosa verso i ritornelli. Ho percepito alcune piccole forzature tra base e rigo di canto che hanno generato nella mia testa una sorta di sliding doors: da una parte applausi scroscianti, dall’altra sorrisetto ebete. Enormemente avvincenti le probabili interpretazioni dal testo, con più impostazioni e figurazioni possibili. Tutto questo mentre ad un certo punto un SI acuto, martellante, mi trapanava i timpani: per fortuna poi ha smesso.

Si Può Sbagliare Ancora. Non so se gli AABU se lo chiedono, ce lo chiedono oppure ci rispondono, ma il pezzo è deciso e aggressivo sui suoi obbligati. Obbligati che non sono poi tanto semplici, volendo. Grancassa in quattro ogni tanto. Tema? Errori come discriminante esistenziale, errori per ritrovarsi, errori per perdersi. Questo album è un inno alla gioia.

Io Sono Un’Ombra. Tutto inizia con una base percussiva e le chitarre che entrano e si licenziano ciclicamente, lasciando molto ‘spazio’ per il fattore interpretativo. Comincio a subire una certa insofferenza verso questa benedetta grancassa in quattro. Gli AABU si incazzano formalmente al minuto 1:30 circa, con mia grande gioia, frenando bruscamente, purtroppo, a stretto giro di posta. Ho avuto il tempo di scorgere un po’ di wah wah su una sparuta chitarra, ma va bene così. D’altronde l’ombra è immutabile, non volge né al meglio né al peggio e questo descrive perfettamente il pezzo, tranne rare scintille.

Grazie. Il 99% di voi che hanno completato il ringraziamento con la celebre chiosa finale, può dirsi vinto, sono gli stessi AABU a proseguire e giustificarne il motivo proprio nel brano. Breve e intenso, proseguono le tematiche sul clima di estremo ottimismo e la forma, mi sbilancio, è quasi quella del Doom senza chitarroni apocalittici accordati in SOL diesis. Il più lo fa l’armonia, il resto gli obbligati marchio di fabbrica, qui anche con alternanza terzinato/quartinato che fa nostalgia.

Aabu - Abbiamo ancora bisogno di urlare

La metà giusta… deve ancora venire

Senza girarci intorno, qui comincia un altro album, molto molto migliore dell’altro. Non so dire se Camilla è la vera stella polare di Abbiamo Ancora Bisogno Di Urlare (che per chi non avesse ancora capito è il titolo dell’LP) ma questo lento ha un’anima soul che non posso spiegare a parole. Nonostante la struttura resti pressoché invariata, i cinque minuti abbondanti della riproduzione non sono mai parsi interminabili, nemmeno per un istante. Anzi, lo stile minimalista e coinvolgente della voce, prendono l’ascoltatore e lo lanciano in un limbo ondeggiante dal quale si fa fatica a volersi distaccare. Bello.

Confessione. Video annesso, è una canzone che si spacca in due metà quasi equivalenti ma contrapposte con piccolo reprise sulle ultime battute. Voglio ribadire quanto siano interessanti alcune soluzioni che gli AABU usano spesso. Mi riferisco alle chitarre, al basso e alla batteria che si incastrano “fuori schema” e danno vivacità all’impianto. I testi sono ermetici per sostanza ma, grazie a Dio, la forma esplicita resta godibile e scorrevole, tanto da non farti odiare quanto non stai capendo.

Appello agli AABU: se volete avere la possibilità di girare in radio come se non ci fosse un domani e vendere la qualunque, Abituarsi è il pezzo che va pompato fino alla fine dei tempi. Rockeggiante il giusto, melodico (finalmente) quanto basta, d’impatto seppur fiero di una determinata ‘normalità’. Cosa si può desiderare di più? c’è anche una lieve digressione sul tema alla fine, siete a cavallo. Sulle tematiche non mi pronuncio più ormai, sono quasi certo di avere davanti un concept album a misura di quelli come me, ovvero, negativi fino al midollo e nichilisti armati di vernice nero pece.

La Fine Di Tutto. Proseguendo l’ascolto sembra che la band abbia finalmente scaricato la tensione, come idealmente accade in un live. La disinvoltura acquisita si sente tutta nella musica che rende al meglio in modo esponenziale, sia grazie all’approccio molto rock, che per un cantato meno ingabbiato nell’uso di termini selezionati e ora fluido, disegnato su metriche non più impiastricciate.

Tutto Facile conferma e sottoscrive quanto detto sopra ed aggiunge quella sfumatura fine anni settanta che, quando manca, la vorresti per forza. Ora c’è, godiamocela.

Conclude Abbiamo Ancora Bisogno Di Urlare, canzone omonima del disco omonimo della band omonima. Nuovo lento ed il titolo, assieme al significato, è un ossimoro memorabile. Bellissimo. Mi aspettavo degli assatanati che elargiscono grida a dritta e a manca a 200 bpm, invece, il testo sussurrato sul low tempo appena pizzicato, mi fa capire che la delicatezza sa urlare fortissimo. Il brano fa il paio con Camilla e comprendo che gli AABU danno il loro meglio in questi contesti. Sentire per credere.

 IN ULTIMO

Aggiungo poche cose senza filo logico, le ho appuntate mentre ascoltavo il disco e vorrei riproporle qui a mo’ di elenco.

Non è da tutti partire in giro per l’Italia dopo l’album di esordio. Nel 2016 gli AABU vagavano per lo stivale con I Ministri, EX-Otago, La Colpa. Questo per intendere le basi.

Tornando all’album, dal punto di vista dei suoni, sono rimasto positivamente stupito dal lavoro di auto produzione svolto. In casi del genere è sempre difficile trovare il giusto equilibrio senza la figura professionale di un fonico che ti segue passo passo.

Bella la distorsione del basso e il binomio single coil/humbucker (fender/gibson) percettibile da chi ha orecchio e dagli addetti ai lavori. Batteria composta, col piglio giusto e gli perdoniamo pure il continuo battere la grancassa in quattro, glielo avranno imposto sotto minaccia. La voce matura analogamente al disco, mio modestissimo parere, dopo una fase iniziale poco accorta, il seguito è totalmente in sintonia con la qualità del prodotto finale.

Ho più volte fatto una tristissima ironia sulle tematiche affrontate dalle canzoni, mi ripeto anche stavolta, gli AABU hanno composto un concept soffermandosi su un aspetto in particolare, quello delle difficoltà, altrimenti non avrebbero più bisogno di urlare.

Mario Aiello

AABU: Abbiamo Ancora Bisogno Di Urlare, al cubo ultima modifica: 2019-01-25T12:33:21+02:00 da Mario Aiello