Aquaman: il fantasy inaspettato

Aquaman, più che un cinecomics è un fantasy d’avventura. Questo è, forse il punto di forza, ma anche una grande debolezza.

Introdotto nel DC Comics Cinematic Universe dal frettoloso Justice League di Zack Snyder, Aquaman, erede al trono di Atlantide, ha fatto comunque breccia nel cuore dei fan. Indubbio è il ruolo avuto dal suo interprete Jason Momoa che negli anni si è ritagliato la fama da bad boy dal cuore tenero. Ovviamente l’intero film si regge proprio sulla performance di Momoa. Meglio: sull’immagine costruita ad hoc dalla produzione DC dentro e fuori lo schermo.

Questo non vuol dire che la pellicola diretta da James Wan non sia un buon film. Certo, dopo alcuni tentennamenti, come Suicide Squad, Justice League e il “Martha” come paciere tra supereroi di Batman v Superman, bastava poco per rendere interessante un film targato DC.

Il fatto che Aquaman nell’immaginario collettivo sia considerato un eroe di serie B è stato un azzardo da parte della produzione che, però, ha saputo concentrare diversi sforzi per rendere cool un personaggio parecchio bistrattato.

Aquaman

Aquaman non ha più l’aspetto da bravo ragazzo californiano che fa il surfista, ma, coerente con il personaggio, è figlio dell’unione tra due diverse etnie, culture e religioni.

La trama è molto lineare, non ci sono grandi capovolgimenti o sorprese. Arthur Curry è nato dall’amore tra Atlanna, regina di Atlantide, fuggita da un matrimonio combinato e il guardiano del faro Thomas (possiamo intuire un altro motivo di alleanza per il Batman di Ben Affleck); è stato abbandonato dalla madre che pensava di salvarlo dall’ira vendicativa degli atlantidei. Cosa che, ovviamente, non le riesce.

Che il tutto sia abbastanza prevedibile non toglie che sia un buon film di intrattenimento.

Dimentichiamoci di supereroi in tutine e con mantelli. Aquaman è un film d’avventura fantasy che tenta di unire Indiana Jones al Signore degli Anelli. Asseconda il prototipo dei fantasy ambientati nei tempi moderni usciti negli ultimi anni. Momenti drammatici (pochi) alternati a momenti comici con battutine simpatiche (molti), due trame parallele con il singolo eroe da un lato e racconti corali dall’altro. Il tutto senza pretese.

Man of Steel e Batman v Superman, meno Justice League, hanno tentato un approccio più serioso alla materia dei cinecomics, coerente, certo, con i personaggi protagonisti. Aquaman, invece, introduce quello che (molto probabilmente) farà a piene mani il film su Shazam: la leggerezza. Non come aveva tentato fallimentarmente Suicide Squad. Il tono del film, dunque, è diverso: nonostante l’aria (accettabile in un cinecomics) da tragedia mondiale sempre presente, il buon dosaggio tra dramma e comicità riesce a rendere scorrevole e meno cupa la pellicola.

L’impianto visivo è, ovviamente, ineccepibile. Non solo riguardo gli effetti visivi (ormai, prevedibilmente di alta qualità), ma dal punto di vista dei concept scenografici. Di grande varietà e forza visiva sono gli scenari fantasy: i resti dell’Atlantide antica, accanto alle costruzioni della moderna della città, sono di grande impatto. Analogo discorso lo si può fare per quanto riguarda gli altri regni: su tutti, quello dei Desertidi.

Aquaman, dunque, riesce in buona parte a portare la DC Comics su un altro livello filmico, creando un filone parallelo (che ci auguriamo non si sostituisca) a quello più serioso e drammatico. Forse, ora, dopo qualche passo incerto, può darsi che il DC Comics Cinematic Universe abbia trovato la sua strada?

A Shazam e a Wonder Woman 1984 l’ardua sentenza.

 

Leonardo Cantone

Aquaman: il fantasy inaspettato ultima modifica: 2019-01-11T12:44:31+01:00 da Leonardo Cantone